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Il Covile - N.o 190 (9.2.2004) Giustizia. Interviene Pietro Di Giorgi

Questo numero


Già una volta ho citato le combattive parole di Ortega y Gasset:
"A che pro scrivere, se questa fin troppo facile azione di spingere una penna su un foglio non è resa rischiosa come una corrida e se non si affrontino argomenti che siano insieme pericolosi, agili e bicorni?"

Argomento di questo tipo è quello della Giustizia, e gli amici ci si appassionano: ricordiamo Leonardo Tirabassi che nel n° 46 si produsse in un articolato intervento. In quello della settimana scorsa ha esternato Pietro De Marco; Pietro Di Giorgi, docente di materie giuridiche presso ITI "Leonardo da Vinci" di Firenze e di Sociologia presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Firenze, ha qualche appunto da fargli.
 

Giustizia. Interviene Pietro Di Giorgi


Caro Pietro,
ho letto il tuo stimolante intervento su Zagrebelsky e ne ho tratto spunto per qualche osservazione critica che ti vorrei sottoporre.
 
Distinguerei preliminarmente fra il giudice che interpreta la legge e il giudice costituzionale che interpreta la Costituzione.
 
Riguardo al giudice che appare o che tu temi che si ponga come "antagonista della legge positiva", a me pare che, soggetto alla legge (ex art. 101, 2 c. Cost.), egli svolga semplicemente il suo compito tecnico di interprete della legge, secondo i criteri precisamente posti in sequenza dall'art. 12 prel. Se questo è vero, a me non sembra quindi che questo ruolo configuri uno "sbilanciamento strutturale del sistema politico". Un rischio che invece io vedrei qualora criteri o priorità d'intervento della giurisdizione fossero individuati o dettati da una maggioranza parlamentare o dal potere esecutivo.
 
Venendo poi al giudice costituzionale, il suo "antagonismo all'ingiustizia istituita" è motivato (del tutto legittimanente per me) dal fatto che egli interpreta la Costituzione, cui il popolo, come sovrano costituente, ha dato vita ed alla quale da quel momento si sottomette, esercitando la sua sovranità "nelle forme e nei limiti" stabiliti dalla stessa Costituzione (art. 1, 2 c. Cost.).
 
E, d'altra parte, il "passaggio dalla legge alla giustizia" è tipico dei sistemi di roman law, così come, nei sistemi di common law il principio dell'equity si preoccupa di rendere giuridico ciò che è giusto.
 
Ecco quanto le tue penetranti riflessioni mi hanno suscitato.
 
Un caro saluto
tuo
Pietro Di Giorgi