Il Covile | Indice Newsletter (2001-2009)

Il Covile - N.o 197 (7.3.2004) Consonanze: l'orologio della storia

Questo numero


Nikos sarà contento: il mostro dell’Acropoli ha portato sfortuna al governo greco, forse quello nuovo ci ripenserà. Intanto una nuova consonanza.
 

Consonanze: l’orologio della storia


Un’osservazione di Riccardo De Benedetti, trovata nel suo weblog filosofico, mi permette di recuperarne due che tenevo in serbo per un’altra delle mie piccole antologie.
 

Ormai non è più possibile (di Riccardo De Benedetti)


È una frase di Marcel che per Augusto Del Noce descrive il punto di forza di qualsiasi immanentismo. «Senza l'idea dell'irreversibilità del processo storico così lo storicismo, come il nuovo positivismo, come il marxismo, sono perciò del tutto impensabili». Oggi è moneta corrente della pubblicistica e della polemica politica. Gli effetti li si possono leggere nella discussione intorno alla legge sulla procreazione. Rispetto ai tempi in cui Del Noce scrisse il saggio sul Concetto di ateismo, se è possibile, sono venuti meno il nuovo positivismo, lo storicismo e il marxismo, e quell'«ormai non è più possibile...» tornare indietro ha il solo significato della resa di fronte al fatto compiuto. Null'altro. Nessun pensiero, nessuna teoria, se vogliamo nessuna conoscenza effettiva, soltanto la nuda, continua, inesausta, disponibilità assoluta su ogni cosa, su ogni materia, su ogni vita voluta e sancita dalla tecno-scienza. Nessun resto. «Ormai non è più possibile...» proprio mentre tutto, o quasi, è reso possibile.
 
La citazione è tratta da Augusto Del Noce, Il problema dell'ateismo, il Mulino, Bologna 1964 (1990), p. 71.
www.riccardodebenedetti.it 16 Febbraio 2004

Perché non si può rimettere? (di Lewis Mumford)


Chi ritiene che non ci siano alternative a questo destino, né vie d'uscita accessibili all'uomo, può aver ragione per quanto si riferisce al calcolo delle probabilità. Ma se ciò avverrà sarà perché i nostri contemporanei hanno una comprensione limitata delle forze storiche e delle funzioni urbane, e un'ingenua tendenza a sopravvalutare gli strumenti della tecnologia indipendentemente dal giovamento che possono apportare al conseguimento degli obiettivi umani. In fondo sono vittime di una metafisica pseudoscientifica incapace di interpretare i processi organici o di favorire lo sviluppo della vita. Gli stessi difetti dell'ideologia più diffusa tra i nostri capi tendono a produrre un'attuazione delle loro profezie e a giustificare di conseguenza i loro orribili piani. Del resto, con squisita ironia essi hanno creato un meccanismo non controllabile e non passibile di controllo, una volta messo in moto, della mente che lo ha escogitato. E si consolano della loro impotenza con la curiosa teoria che non «si possono mettere indietro le lancette dell'orologio». Ma proprio questa metafora rivela il loro errore fondamentale. Chi mai penserebbe che un orologio è in grado di segnare il tempo con precisione, se le sue lancette non potessero essere messe indietro, se fosse cioè provvisto di un solo congegno di regolazione, inteso a farlo muovere più in fretta? Quanto più la nostra organizzazione si automatizza, tanto più necessario un sistema di regolazione; e questo sistema, come quello dell'orologio, deve essere regolato su uno standard esteriore indipendente dal meccanismo. Nel caso dell'orologio il movimento di rivoluzione della terra; nel caso delle istituzioni umane la natura dell'uomo nella sua integrità.
Lewis Mumford, La città nella storia, Bompiani, Milano , 1977, vol. III, p. 685.

Pensare la società come un’opera d’arte (di George Bernanos)


So bene quel che pensate: pensate che non si torna indietro. Non ho indovinato? Perché questa civiltà ha la sua filosofia, e il primo assioma di questa filosofia è di negare la libertà dell'uomo, di affermare il suo asservimento alla storia, che è a sua volta asservita all'economia.Giovani cristiani che mi ascoltate, voi non ragionate come marxisti, ma alcuni vostri riflessi mentali sono marxisti. Voi concepite naturalmente la società umana come una locomotiva lanciata sui binari, mentre fareste meglio a paragonarla a un'opera d'arte che la fantasia dell'artista ricompone continuamente. Se egli ritorna a una prima idea, quest'idea non potrà essere esattamente la stessa. Non è lui che va a cercarla: è lei che torna a lui arricchita, rinnovata dalle esperienze fatte nell'intervallo. […] Ecco dov'è l'inganno! Questo mondo si crede in movimento perché ha del movimento un'idea molto materiale. Un mondo in movimento è un mondo che s'arrampica in salita e non già un mondo che ruzzola. Quando si ruzzola velocemente giù per una china, non si fa che precipitare e nulla più. Tra quelli che pensano che la civiltà è una vittoria dell'uomo che lotta contro il determinismo delle cose - e innanzitutto contro quella parte del determinismo universale da cui lui stesso è preso come la punta dell'ala d'un uccello nella pania - e quelli che vogliono fare dell'uomo una cosa tra le cose, non è possibile alcun sistema di conciliazione.
George Bernanos, Lo spirito europeo e il mondo delle macchine, Rusconi, Torino, 1972, p. 61, p. 97.