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Il Covile - N.o 200 (16.3.2004) Interviene Riccardo De Benedetti

Questo numero


Doveva essere molto colorato questo numero duecento, ma i tempi non lo permettono. Sono infatti preoccupatissimo per quello che è successo in Spagna: dopo la strage, la sconfitta elettorale del governo rappresenta la prima vittoria di Al Qaeda dall’11 settembre. A maggior ragione si temono attentati in Italia visto che gli assassini possono pensare a buon diritto che il terrore paga. Non è certo questione di colore politico (a suo tempo, da noi, D’Alema non si mostrò meno energico di Berlusconi), ma solo del fatto che la lotta si farà più lunga e costosa: noi vecchi che abbiamo passato gli anni di piombo sappiamo bene quante vittime produsse il non scegliere subito la strada della fermezza. Vi fu un tempo che nelle carceri comandavano le BR, perché le intimidazioni avevano effetto, e ciò produceva altri attentati eccetera: questo durò fino a che il governo non fu costretto a mettere tutto nelle mani di Dalla Chiesa, a seguire davvero l’indicazione evangelica: “Guai a chi, avendo messo mano all’aratro, si volta indietro”. Così anche i popoli europei prima o poi si arrenderanno alla realtà; le brigate della morte hanno avuto una piccola vittoria, ma non prevarranno.
Qui sotto trovate la lettera, arrivata ieri, di Riccardo De Benedetti. Le prime righe si riferiscono ad una sua importante iniziativa: Riccardo è tra i promotori del CONAFI, COordinamento NAzionale comitati vittime Fallimenti Immobiliari, http://www.conafi.net, l’associazione che si sta adoperando per una nuova legge che tuteli gli acquirenti di immobili da costruire, i quali, in Italia a differenza che in Europa, in caso di fallimento del costruttore perdono tutto l’investimento.
 

Il caso Cesare Battisti, interviene Riccardo De Benedetti


Carissimo Stefano,
sono impegnatissimo a tirar su 42mila euro per pagare una pagina sul «Corriere» il 18 marzo. Un'impresa quasi disperata... ce la devo fare per la mia battaglia... ma la storia della mobilitazione francese su Battisti mi reca una distrazione amara.
 
Leggere dei francesi che si occupano di noi mi vien da ridere... Certo che son ridotti male se cercano di dimostrare la superiorità dei loro principi giuridici confrontandosi con le nostre contraddizioni... una volta si confrontavano con la Kultur tedesca, con gli inglesi, duellavano per la supremazia europea... ora lasciano alla Spagna il compito di fronteggiare l'islam, sembra ormai militarmente, se davvero è al-Qaeda responsabile dell'attentato e loro, con sprezzo del ridicolo, come qualche volta gli è già accaduto nella storia, si occupano dei veli! Hanno il numero più rilevante di attacchi a cimiteri ebraici e neppure per un attimo abbassano la spocchia. Se c'è un luogo che del diritto non può menar vanto è proprio la Francia... la Rivoluzione è stata la prova generale di ogni possibile abolizione del diritto. Anticipata dagli scritti del Divin Marchese la possibilità dello stupro e della violazione dei corpi e delle anime, l'effrazione delle menti, ha sempre trovato spazio in Francia e ha surrogato la mancanza di un Machiavelli che, almeno lui, cercava di motivare la violenza del diritto, o la sua sovversione, all'imporsi di un equilibrio praticabile tra le diverse convenienze del Principe. Insieme con l'abolizione del diritto, è vero, la Francia ha saputo creare anche gli antidoti alla violenza rivoluzionaria, spesso altrettanto, se non più virulenti: tutto concentrato in una sola nazione, in un solo territorio, tutto insieme a dimostrazione di un'eccellenza sempre considerata come un destino e, invece, fatta valere con abilità retorica insuperata, come una pretesa vocazione universalistica... secondo la recitata panzana che vede i diritti rivoluzionari come il fondamento di ogni laicità, di ogni Stato e di ogni progresso!
 
Liberi loro, libero Mitterrand, all'epoca, di considerare un impegno giuridico irrevocabile il diritto d'asilo concesso non a perseguitati politici ma a persone che non riuscirono, come capita spesso nella povera storia degli uomini, a controllare gli effetti delle loro azioni. Un errore di calcolo che si sposò con un calcolo ben riuscito: rinverdire la tradizione del diritto d'asilo declinante, magari contro l'ipotesi di uno spazio giuridico comune all'Europa e nello stesso tempo dimostrare ancora una volta, pur nel declino, una qualche superiorità durante la mediocrità del proprio servizio politico... si tiene in casa Negri e si va avanti con gli esperimenti nucleari a Mururoa! Scalzone gira tra il Marais e Place de Vosges e loro continuano ad mantenere qualche territorio d'oltremare, così tanto per non dimenticare...
 
Sollers supera alcune importanti soglie di tollerabilità: come fa a dire che l'estradizione viola la giurisprudenza francese? Mitterrand ha la meglio sul nostro ordinamento? Giusto o sbagliato che sia? E perché nessuno può mai sfrucugliare il loro? Dice: «Penso si debba lasciar vivere qui chi ha messo radici nel nostro paese». Ma non fornisce nessun motivo tranne l'impegno di Mitterrand. Dice ancora: «Non chiederei la liberazione di terroristi italiani incarcerati. Dico solo una cosa: poiché la Francia si è pronunciata per il diritto d'asilo, non ci dev'essere l'estradizione. Il diritto d'asilo non consiste nel giudicare nel merito e non si può violare la parola data». Bella quella della parola data. Leggere Louis Massignon per avere qualche info in più sul valore della parola data dai francesi!
 
E che dire del fattore tempo? Il tempo cancella tutto? Se è per quello anche il sole diventerà una nana, e allora che facciamo nel frattempo? Il problema è che per questi personaggi, per coloro che si sono mobilitati in Francia, si tratta di letteratura, di pura e semplice verve letteraria, di beau geste, di decadente e un po' stolido protagonismo. Rinverdire una stagione ormai passata, definitivamente passata. Peraltro il tempo passa anche per loro (ma guarda te!), ma non possedendo l'impudicizia sufficiente a terminare la loro carriera intellettuale in qualche reality show allora se ne inventano uno appena l'Italia gliene dà l'occasione.
 
Deprimente.
 
Quanto ai sostenitori nostrani, Wu Ming ecc.: se le motivazioni dei francesi non sono condivisibili per il fatto che non si capisce in base a quale principio le scelte giuridiche di un loro governo debbano influire sulle decisioni della nostra magistratura, ancor meno lo sono quelle degli italiani che si richiamano alle francesi. Se Mitterrand almeno sapeva di non aver a che fare con dei perseguitati e proponeva il suo diritto d'asilo come pedagogia politica nei confronti degli italiani incapaci di uscire da un conflitto che neppure capiva, gli amici italiani di Battisti lo fanno passare per un perseguitato tout court... Un pasticcio che allontanerà ancor più la soluzione politica delle tragedie di quegli anni.
 
Scusa: ma che dico, la soluzione politica c'è già stata: è la sconfitta pura e semplice, è l'errore, lo sbaglio, la fuga...