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Il Covile - N.o 201 (19.3.2004) Riccardo Zucconi sul caso Sofri

Una lettera da Riccardo Zucconi


Caro Stefano
per prima cosa devo scusarmi con te e tutti gli amici per il mio lungo silenzio dovuto ad una vita sempre più frenetica a cui spero di porre rimedio quanto prima (magari con il Cammino per Santiago di Compostella!)
 
Intervengo per commentare, con molta amarezza, la mancata approvazione della legge che avrebbe consentito al Presidente della Repubblica di concedere la grazia ad Adriano Sofri.
 
E' un qualcosa che mi colpisce profondamente.
 
Ritengo Sofri innocente avendo seguito con estrema attenzione tutti gli innumerevoli processi. Non esiste uno straccio di prova che lo possa ragionevolmente condannare. o, almeno, che possa fugare il dubbio sulla sua innocenza. E questo, in uno stato di diritto, dovrebbe bastare.
 
Oltretutto Sofri ha tenuto, in tutti questi lunghissimi 16 anni, una condotta esemplare come imputato, come detenuto, come cittadino.
 
Dico di più, si è collocato nei suoi molteplici scritti, affinati in tanto dolore, distillati da tale sofferenza, in un territorio "alto" ben oltre destra e sinistra. Oggi è, senza dubbio, una delle menti più lucide e la vera coscienza di questo travagliato paese.
 
Che abisso con la posizione di Cesare Battisti di cui anche noi ci stiamo occupando!
 
Battisti è un caso a se anche fra i fuoriusciti. E' il classico delinquente comune, un bandito. E, come bandito, ha un suo ruolo ed alcune pseudo-qualità. Sveltezza di mano, coraggio fisico, cinismo.
 
Quanti film abbiamo visto con Alain Delon o Lino Ventura in cui alla fine si faceva quasi il tifo per il gangster. Ma il rapinatore di banche, l'assassino, l'evaso faccia il bandito fino in fondo.
 
Questi può renderlo quasi simpatico. E' un asociale che rischia la vita ad ogni istante.
 
Se si rifugia nei cavilli della legge, se chiede una giustizia ed una pietà che non gli è dovuta e che non ha mai concesso alle sue vittime, diventa grottesco e patetico.
 
Quel tipo di onore consiste nel morire con la pistola in pugno. Magari scarica, fingendo che è carica, se capisce che non c'è più speranza e non vuole spargere altro sangue, se non il proprio.
 
Ritorno a Sofri.
 
Quanto è accaduto mi crea un grosso problema di coscienza. Mi rendo che la distanza con i partiti, con questa politica si è del tutto consumata.
 
Disprezzo quelli che si sono accaniti contro Adriano. Il solco culturale con loro non è colmabile, nemmeno per scegliere un cinema. E sono, comunque, distante anni di luce dal pensiero debole della sinistra. Da questo suo fuggire dalla storia. Anche quando la storia, con le sue bombe ed il suo terrore, viene a cercarti a casa tua.
 
Quante altre Monaco dovremo sopportare prima che l'Occidente si renda conto di dover raccogliere la sfida? Una sfida che non viene da un popolo o da una nazione, ma da gruppi d'individui criminali, nemici dei loro stessi popoli e delle loro nazioni che vorrebbero trascinare ad uno scontro totale, la guerra santa, con il mondo libero. Scontro che porterebbe l'Islam al disastro.
 
Alla fine, dopo una o dieci Madrid, l'Occidente si muoverà compatto. Anche l'Europa, nonostante questi radicato odio di sé, forse frutto di due assurdi conflitti mondiali e di tutti gli ismi qui generati che hanno avvelenato il XX secolo.
 
Chiudo con Sofri. Per quanto mi riguarda non voterò più finché resta in carcere.
Non che sia un gran sacrificio. Forse è ancora un regalo, oltre i tanti splendidi articoli che spesso rendono migliore la mia giornata, che mi arriva dal carcere Don Bosco di Pisa.
 
Riccardo Zucconi