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Il Covile - N.o 202 (2.4.2004 ) Bufale millenarie

Questo numero


“Là dove siete potete almeno godere la douceur di non sentir parlare di affari pubblici.” Così Maria Antonietta in una lettera a Talleyrand dell'aprile 1787.
Troppo spesso anche noi dobbiamo rinunciare a quella douceur, ma ogni tanto proviamo a prendere una vacanza, come in questa.
 

Bufale millenarie


L’altro giorno mi sono soffermato su una citazione da Aristotele, piuttosto nota, riprodotta ad illustrazione del titolo di un nuovo manuale di Filosofia per i Licei: le Stelle di Talete, di Giuseppe Cambiano e Massimo Mori, Edizioni Laterza.
In verità le citazioni sono due, la prima è questa:
“Talete, mentre stava mirando le stelle e aveva gli occhi in su, cadde in un pozzo; e allora una sua servetta di Tracia, spiritosa e graziosa, lo motteggiò dicendogli che le cose del cielo si dava gran pena di conoscerle, ma quelle che aveva davanti e tra i piedi non le vedeva affatto” (Platone, Teeteto, 174a)

la seconda dovrebbe fare da contrappeso:
“Di Talete dicono che, avendo previsto in base a computi astronomici un abbondante raccolto di olive, ancora nel cuore dell’inverno, si accaparrò tutti i frantoi di Mileto e di Chio, dando una cifra irrisoria: ma quando giunse il tempo della raccolta, li dette a nolo al prezzo che volle e, così, raccolte molte ricchezze, dimostrò che per i filosofi è davvero facile arricchirsi” (Aristotele, Politica, 1259°,6)
Non abbiamo particolari ragioni per dubitare della veridicità della prima, ma la seconda è certamente una bufala: neppure oggi riusciamo a prevedere i raccolti e, soprattutto, la meteorologia non si fonda su “computi astronomici”. Allora com’è che Aristotele l’ha diffusa? Forse ce lo spiega il suo commento, anch’esso del tutto controfattuale: “per i filosofi è davvero facile arricchirsi”. Anche il Maestro a volte scambiava i desideri per la realtà.
 
sb