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Il Covile - N.o 212 (25.5.2004) Stefano Serafini appoggia Giannozzo

Con Giannozzo (di Stefano Serafini)


Caro Borselli,
leggo le osservazioni di Tirabassi sull'orrore iracheno, assisto al disastro che rapido si abbatte sull'uomo, sul mondo e, con altra scala, sulla mia piccola Italia. Mi domando con angoscia cosa posso fare per oppormi, e non trovo risposta. L'illusione dell'intellettuale educatore ha rivelato di valere quanto quella dell'agitatore di piazza. E poi la gente non è sciocca, la follia in atto è tanto eclatante da non sfuggire al buon senso di nessuno, non c'è bisogno di parole o democrazia formale nonostante giornalisti e politici fingano il contrario, persi nel ghetto delle proprie contorsioni dialettiche.
 
L'angoscia mi opprime doppiamente in tempi elettorali. Mai come oggi l'atto del voto, decaduta sacralità civile, ha infatti disvelato tanta inanità.
 
Dovrei scegliere (e come me l'amico americano) fra il pro e il contro di uno zero? A questo è ridotta la democrazia? Nel decidere fra il verso e il recto del nulla? Lo scandalo dell'ipocrisia non è più neanche tale, tanto si appalesa e si dà per scontata la strumentalità di ogni cosa al potere più volgare, quello di una crapula di provincia. Dura da digerire è piuttosto la mediocrità abissale in cui si trascinano politica, dialettica culturale, dinamica sociale, economia di un paese ferito a morte, dove persino il potere, privo di progettualità, non è che una finzione di se stesso.
 
Non discuterò l'avveniente Impero del caos, i corollari nostrali (i "princìpi", le "svolte", le "condizioni", gli "ONU" quasi fosse, la faccenda globale, in potestà dei nostri miseri facenti funzione), né gli evidenti scopi di una guerra purissima: realizzata con i numeri adatti non a conquistare, razziare, o dominare, ma a distruggere (e le cosiddette "torture" tanto efficacemente e terroristicamente propalate ne sono un indizio efficace, e un altro sarà la ritirata, come annusato dai nostri proconsoli tutti).
 
Per tutto ciò sono grato al tuo foglio elettronico per avermi dato notizia di Democrazia della terra. Darò il mio voto a Giannozzo, come a un uomo onesto del quale condivido molte idee. Non me ne voglia l'amico se voterò con grata disperazione. Neanche lui si illude, io credo bene. Ma egli testimonia un significato, e alzandosi sulle rovine permette anche a me di farlo.
Stefano Serafini