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Il Covile - N.o 215 (10.6.2004) Il secondo carteggio con Antonello

Questo numero


Come annunciato nel numero scorso, ecco, ordinato e completo, il recente carteggio tra me ed Antonello Colimberti. Il libro di cui si parla è Selvatico e coltivato – storie di vita bioregionale, Stampa alternativa.
A commento dell’ultima di Antonello e della, a mio avviso, impossibile differenziazione della gnosi in antica e neo ho aggiunto l’ormai celebre schema che Umberto Eco fece per i suoi studenti e che fu poi diffuso da Vittorio Messori.
 

Un grave ritardo (Stefano ad Antonello)


Caro Antonello, mi devo scusare per l’imperdonabile ritardo con cui mi faccio vivo. Sì, da tempo ho ricevuto il tuo libro e ti avrei dovuto subito ringraziare; ora ti racconto come è andata.
Ho letto subito la tua testimonianza e mi sono sentito in sintonia; se hai scorso un po’ nel mio sito avrai capito che posso vantare un quattro quarti di origine contadina e che nella mia infanzia ho partecipato di persona a quel mondo: mietitura con la falce, vendemmia, devozioni eccetera. Mi è piaciuta il tuo scritto anche perché ho un legame particolare, indiretto, con la tua città. Nel ’77, quando tardivamente ho fatto il militare, ho avuto come commilitone un caro ragazzo aquilano, era un vero contadino, un’anima semplice che tutti i duri della camerata proteggevano. Purtroppo il suo nome è sparito dalla memoria, ma il ricordo è vivo; lo rivedo che piangeva, di notte, e chiamava la mamma. Ci raccontava del suo podere ancora nel centro della città, ma in pericolo perché ormai l’Amministrazione voleva farli sloggiare; troppa gente si lamentava delle loro mucche ed animali vari…
Torniamo al libro. Pensavo anche di chiederti il permesso per riprodurre il tuo pezzo, quando sono passato agli altri. Devo dire subito che ne ho trovati di insopportabili. Quando leggo cose come:
“Da alcuni anni sono in contatto con il mio Spirito Guida, ed opero come channeller, aiuto cioè le persone ad entrare in contatto con il loro Spirito Guida o Angelo Custode” (Paola Pierpaoli p.71)
o come:
“Questa guerra che non è una guerra. Questa sinistra che non è di sinistra. Questo progresso che non è progresso. Questo Dio che non è Dio, e questo Cristo che non è Cristo. Questo maschio che non è maschio, e questa femmina che non è femmina. Questo amore che non è amore. Questa ricchezza che non è ricchezza. Questa vita che non è vita, e questa morte che non è morte.” (Marina Canino p.85)
mi vengono le bolle.
 
E non sopporto neppure banalità trite e false come quelle che concludono il pezzo di Mario Cecchi da Pistoia, che non era partito neppure male:
“Ho visto come vive questa gente, i figli necrotizzati alla ricerca di esibire la Ferrari, la moglie con gravi crisi di nervi costretta ad assecondare il marito in ogni sua scelta, quando un tempo, una generazione prima, erano uguali a mio nonno.” (p. 68)
Ma cosa dici Mario Cecchi? Come puoi sostenere che le donne oggi siano più succube al marito che ai tempi di tuo nonno?
 
Caro Antonello, lo so che gli amici si scelgono solo in parte, poi ce li troviamo e, giustamente, ci restano cari, siano (magari diventati poi) quello che siano. Anch’io ne ho qualcuno così, Amicus Plato, sed magis amica veritas, come fai a non avere problemi vedendo i tuoi scritti in simile compagnia? E guarda che per me non è solo questione di stile: mi preoccupa seriamente, ed avverso con forza, la deriva New Age che riporta parte del movimento verde in direzione di quell’irrazionalismo che tra le tante nefandezze ha partorito pure il nazismo.
Stimandoti, mi ripromettevo di scriverti queste cose, ma la franchezza (che considero d’obbligo appunto verso le persone che stimo) non è facile, costa; allora opportunisticamente rimandavo, la tua e-mail mi ha fatto rompere gli indugi.
 

Toccato sul vivo (Antonello a Stefano)


Caro Stefano, beh, stavolta me la sono un po' cercata! Mi verrebbe d'istinto di dirti: sì, è proprio così, sono molto imbarazzato di molti pezzi del libro. E potrei anche giustificarmi facilmente, perché non conosco affatto gran parte degli "scrittori" del libro e quei pochissimi che conosco hanno scritto cose per nulla imbarazzanti, anzi (qualche nome: Jacqueline Fassero, Giuseppe Moretti, Etain Addey, Nicola Licciardello, Alessandro Curti, Fulvio Di Dio e qualcun altro, che costituiscono poi il nucleo vivo della Rete Bioregionale Italiana). Eppure non nego che sapevo che il libro era aperto (forse troppo) a interventi anche di dubbio stile e (come sai le cose vanno quasi sempre insieme) contenuto.
 
Il fatto è che il libro, pur promosso dalla Rete, ha voluto raccogliere testimonianze di vita di persone non necessariamente partecipanti alla Rete (ed idea) bioregionale, ma che fossero comunque vicine ad una idea di ri-abitazione dei luoghi. L'idea bioregionale, ben descritta da autori come Snyder o Sale (questi ha pubblicato anche un bel volume sul luddismo prefato da Giannozzo) è a mio parere uno dei migliori parti culturali d'America degli ultimi decenni, e lo riconosce un autore come Massimo Fini alla fine del suo ultimo, inquietante, ma di difficile confutazione, Sudditi. Manifesto contro la Democrazia.
Certamente si può dire che è una emanazione o piuttosto una corrente parallela alla famigerata Ecologia Profonda, quella che nel nostro Bel Paese benpensanti di tutte le tendenze politiche e culturali continuano a disprezzare oltre che a ignorare.
E qui veniamo al punto che più mi intriga del tuo messaggio: deriva irrazionalista e quasi paranazista del movimento verde. Non sono d'accordo: la deriva, che sicuramente c'è stata (ho partecipato nel 1989/90 alla fondazione della Lista Verde a L'Aquila, ho fatto cinque anni il Consigliere di Circoscrizione e ho smesso con l'ecologismo politico per avvicinarmi una decina d'anni dopo alla Rete Bioregionale Italiana), è piuttosto conseguenza, oltre che di piccoli desideri di potere, del prevalere di una mentalità neoscientista e neo-tecnologica, alla Rifkin per intenderci, per cui sarà ad esempio l'idrogeno a risolvere tutti i problemi del globo: l'importante è non intaccare gli stili di vita, ossia lo Sviluppo, grande motore della nostra (unica e definitiva) Civiltà!
 
Lasciando perdere il nazismo con il suo presunto irrazionalismo (più che Sonno fu Sogno della Ragione, come giustamente rileva implicitamente Giannozzo nell'Inventario n.24/25/26, p. 20 e segg.) e presunto ecologismo (a parte i casi marginali di Savitri Devi, che peraltro era una francese fiancheggiatrice che viveva in India, e Walter Darrè che si occupava di agricoltura biologica), veniamo alla tanto discussa New Age.
 
È vero, viene subito un primo moto di ripulsa pensando a cristalli, spiriti guida, channelling ecc., ma c'è dell'altro. A parte questi aspetti di più o meno innocua superstizione (del resto da sempre presenti e comuni a tutte le religioni, per non parlare dei laicismi!) con il termine New Age spesso si mescolano (come fa Massimo Introvigne rendendo un servigio oltre che a sé stesso ai "nemici" New Age) due accezioni che non coincidono affatto.
 
Prima accezione: temi e ricerche che ricoprono tre campi: spiritualità dette alternative (sarebbe meglio dire "non istituzionalizzate", una pensatrice come Simone Weil vi rientrerebbe a pieno); terapie alternative (stesso discorso: si pensi all'ottimo James Hillmann o alle psicologie transpersonali, insomma quelle che, accantonando riduttivi freudismi, si aprono al trascendente) e infine politiche alternative, al cui centro sta proprio l'Ecologia Profonda e il Bioregionalismo, con gli autori che abbiamo detto, ma Ivan Illich stesso potrebbe esservi incluso. Dunque in tale accezione possiamo dire che New Age sarebbero le migliori correnti di pensiero del secolo! (Guardando la tua bibliografia citata nel sito non sfuggiresti nemmeno tu all'a-bile Introvigne, passami il gioco di parole!).
 
Seconda accezione: una filosofia della storia più o meno messianica (come del resto quella dei neo-conservatori americani) per di più con aspetti neo scientisti e neo-tecnologici alla Teilhard De Chardin, tutti aspetti ampiamente contrastati, ad esempio, da Devall e Session nel loro Ecologia profonda, tradotto anche in Italia (pag. 137 e segg.).
 
Ora, se è vero che alcuni seguaci dell'Ecologia Profonda e del Bioregionalismo, al pari di più illustri autori (uno di questi è il tanto decantato Fritjiof Capra, come ho segnalato nella mia introduzione a Ecologia della Musica) slittano facilmente da un'accezione all'altra, è altrettanto vero che non c'è nessun obbligo a farlo e, per quanto mi riguarda, cerco sempre di buttar via l'acqua sporca (seconda accezione), ma non il bambino (prima accezione).
 
Scusami dello sproloquio, ma mi hai toccato su punti vivi e, poi, mi piace discutere con te!
 

Apertis Verbis (Stefano ad Antonello)


Caro Antonello, anche a me piace discutere con te.
Chiarito ogni possibile equivoco su svenevolezze New Age che non ti appartengono, tocca a me essere più esplicito su una serie di questioni che da tempo mi vai ponendo.
Lasciando da parte il termine “alternativo” (che aborro, direbbe il simpatico Mughini), mi chiedi cosa penso, ad esempio di Simone Weil, di James Hillmann, di Ivan Illich, del comune amico Giannozzo Pucci eccetera: tutti studiosi e pensatori originali che tanta parte hanno avuto nella mia (ma so che potrei dire la nostra) formazione. Ma andiamo con ordine.

Simone Weil e James Hillmann. Già a proposito di Jean Baudrillard (vedi n° 176) ho citato la scala di Wittgenstein, che dopo averla salita bisogna gettare: sono, i loro, sentieri che nascono all’interno del vasto continente dell’errore, attraversandolo fino a lambirne i confini. Possono quindi essere percorsi per uscirne ma anche per addentrarvicisi.
 
Non è un caso che l’incontro col pensiero di Simone Weil, e la sua seduzione, sia quasi d’obbligo per chi ha vissuto nel profondo l’avventura del pensiero critico e del marxismo. Il perché lo spiega il definitivo Eric Voegelin (la cui lettura, insieme a quella di Augustin Cochin, non cesso di raccomandare agli ex): da marxisti si è gnostici senza saperlo, con la Weil ci si libera da ogni impurità progressista per entrare nello gnosticismo esplicito e conseguente: dal mito cataro all’anoressia, fino al suicidio.
 
Altro che ritorno al selvatico! Alla gnostica Simone il fatto che la nascita implicasse sesso e piacere faceva semplicemente orrore. Ma allora, mi dirai, non c’è spazio per la verginità, per un così assoluto amore per la purezza? Certo che c’è, ma la via non è quella dalla quale la povera Simone non seppe uscire: “Mille le verità, uno solo l’errore” ci ricorda il grande Nicolás Gómez Dávila.

Ivan Illich. Come lui stesso confessava, nei suoi scritti c’è di tutto: certamente da dimenticare la parentesi cattocomunista di Cuernavaca. Se qualcuno a proposito del pensiero di Marcuse diceva che “quello che è buono non è nuovo e quello che è nuovo non è buono”, di Illich possiamo dire che quello che è buono è libertario e quello che è non libertario non è buono. Il fatto, come a più riprese ho cercato di spiegare, che per rispetto a se stesso ed ai vecchi amici, ahi quanto meno mobili e svegli di lui, (coi quali ovviamente litigava subito, vedi padre Ernesto Balducci o Monsignor Alessandro Plotti) Illich fosse piuttosto reticente, non cambia questa evidenza. Ma Illich, che per me rimane un maestro, non fa parte del coté gnostico: si pensi all’insistenza e all’ortodossia colle quali poneva il tema dell’incarnazione…

Per ora mi fermo qui, dei rapporti tra New Age e nazismo, che tu sembri minimizzare, ne parliamo un'altra volta, chissà forse a quattr'occhi.
 

Si tratta di neo-gnosi (Antonello a Stefano)


Caro Stefano, scusami se non ho risposto subito alla tua ultima lettera, ma lì tocchi un'altra questione a me molto cara, quella dello gnosticismo. Conosco da anni le opere di Voegelin, ma richiamarle non mi pare molto pertinente e utile, perché lo gnosticismo moderno di cui parla ha ben poco a che vedere sia con lo gnosticismo antico sia con la neo-gnosi. Anzi, seguendo altri autori (Karl Lowith, ad esempio, ma anche Sergio Quinzio, vedi in particolare Le radici ebraiche del moderno) si potrebbe rovesciare il discorso, e addossare i messianismi moderni (messianismi, appunto, non gnosticismi) alle ortodossie tanto ebraiche che cristiane (e forse, seguendo Henry Corbin, a tutte le ortodossie monoteistiche). Ma forse è sbagliato e grossolano anche questo. In verità, il contrasto gnosticismo (antico)-ortodossia nelle vite delle grandi figure spirituali di ambedue le correnti sfuma ed è spesso il prodotto di casualità esistenziali (davvero pensiamo ad un contrasto irriducibile fra lo gnosticismo dell' “eretico” Valentino e quella degli “ortodossi" Origene e Clemente Alessandrino?).
Certi contrasti mi sembrano piuttosto il prodotto di definizioni ("algebrizzazioni", direbbe il buon Jousse) costruite e soprattutto rigidamente mantenute per fini di potere. Quanto detto fin qui ha per me una corrispondenza più o meno precisa anche nel campo del pensiero ecologico da cui ha preso le mosse il nostro dialogo: infatti, se pensatori come Giannozzo Pucci ed Ivan Illich possono essere ascritti ad una ortodossia (ma quale poi, visto che nella Chiesa cattolica sono minoranza della minoranza?), la corrente dell'Ecologia profonda può essere ascritta a ragione (lo ha fatto lo storico delle religioni Giovanni Filoramo in varie sue opere) alla neo-gnosi (nulla a che vedere con quella descritta da Voegelin).
Certamente c'è una divergenza di pensiero e linguaggio su alcuni temi (per esempio il rapporto creatore-creatura nella neo-gnosi si assottiglia fino ad un certo panteismo alla Spinoza), ma proprio nel pensiero del Bioregionalismo, centrato sull'idea e pratica del ri-abitare e ri-diventare nativi le divergenze possono cessare (e lo testimonia una figura luminosa dei nostri giorni come quella di Wendel Berry).
 

Cristianesimo vs gnosticismo (lo schema di Umberto Eco)


tratto da: Vittorio Messori, Pensare la storia, edizioni paoline, pp. 174-175

Modello generale. Cristianesimo: conquista i popoli. Gnosticismo: conquista le élites. Cr.: è pubblico. Gn.: è segreto. Cr.: promette progresso. Gn.: promette ritorno alle origini. Cr.: è pensiero storico. Gn.: è pensiero antistorico. Cr.: il tempo fa parte della redenzione. Gn.: il tempo è un errore della creazione. Cr.: è religioso, ma sopporta la laicizzazione. Gn.: può presentarsi come laico, ma è ineliminabilmente religioso.
 
Dio e il mondo. Cr.: Dio è unità e non contraddizione. Gn.: Dualismo. Cr.: Dio è diverso dall'uomo. Gn.: unità di Dio e dell'uomo. Cr.: Dio ama il mondo. Gn.: Dio odia il mondo. Cr.: benché inconoscibile, Dio è in qualche modo razionalmente comprensibile. Gn.: Dio è inconoscibile, la ragione non può conoscerlo ma solo l'illuminazione mistica e il mito. Cr.: il mondo è buono. Gn.: il mondo è cattivo. Cr.: Gesù si incarna, la carne risorgerà. Gn.: la carne va disprezzata.
 
Il male. Cr.: il Male è un accidente della creazione. Gn.: Il Male è parte di Dio e del mondo. Cr.: Il Male è un accidente della libertà umana. Gn.: l'uomo non è responsabile del Male. Cr.: bisogna rifuggire dal Male. Gn.: bisogna conoscere il Male, praticarlo per vincerlo.
 
Conoscenza. Cr.: la storia come redenzione. Gn.: la storia come progressiva caduta. Cr.: la redenzione è nel futuro. Gn.: la verità è ineffabile. Cr.: la verità è pubblica. Gn.: la verità è segreta. Cr.: Aut-Aut, tertium non datur. Gn.: i contrari sono veri. Cr.: teologia come discorso razionale. Gn.: teologia come racconto mitico.
 
Salvezza. Cr.: possiamo liberarci dal peccato e chiunque lo può fare. Gn.: solo gli eletti si liberano dal peccato. Cr.: la salvezza non richiede una conoscenza difficile. Tutti possono capire l'essenziale per salvarsi. Gn.: solo pochi possono raggiungere la salvezza. Salvezza è iniziazione, conoscenza difficile. Cr.: i poveri di spirito si salvano, anche gli schiavi. Gn.: solo i migliori si salvano. Cr.: la teologia rende esplicito il lume naturale posseduto da ogni uomo. Gn.: la salvezza è un segreto riservato a pochi. Cr.: spirito missionario della Chiesa. Gn.: spirito settario della Gnosi. Cr.: salvezza è tornare a Dio. Gn.: salvezza è ridiventare Dio.