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Il Covile - N.o 219 (5.9.2004) Candele per Beslan

Candele per Beslan

"Una candela ad ogni finestra stasera per i bimbi morti in Ossezia. passaparola più che puoi".
Non ho ricevuto l’SMS, ma l’ho letto ieri in un gruppo in rete, seguito da queste parole che ne coglievano perfettamente la sostanza:
“Non è nulla di fronte a quanto è accaduto, ma forse...
una luce, una piccola speranza, un ricordo.
Una preghiera.
Addio bambini.”

Oggi è arrivato questo amaro pensiero di Riccardo Zucconi:
“L’eccidio di Beslan, la strage dei bambini, è qualcosa di insopportabile.
 
Viene voglia di abdicare dal mondo, dalla vita, da questa umanità ormai disumana, solo capace di sempre più efferati orrori. Di mettersi uno zaino in spalla e camminare in montagna, per giorni e giorni, fino a sfinirsi, lontano da tutto e da tutti. Lontano anche dalle parole che non servono a nulla, non servono più.
 
Ieri ho messo anch’io la candela alla finestra. Stamani sono andato a Messa, dove un prete di campagna non ha nemmeno commentato cosa era successo, limitandosi, al vangelo, all’amore in Cristo, a seguire Cristo. Tutto bello, ma oggi troppo inadeguato.
 
Uscendo sono passato di fronte ad un bar. Da un televisore alla parete, arrivava l’immagine di Giovanni Paolo Secondo che, non so da dove, biascicava un discorso incomprensibile in quella calca, incomprensibile comunque per la sua debolezza e la sua malattia.
 
Ecco era la propria rappresentazione della sconfitta del messaggio cristiano, sempre più flebile nel frastuono del mondo, sempre più disatteso e tradito.
 
Dio dove sei? Dove eri ieri, dove sei tutti i giorni? Lo so, lo so, il libero arbitrio e tutto il resto. Ma oggi non mi basta, non mi basta più. Questo orrore non posso più sopportarlo.”

Io stamani, trovandomi alla Fierucola, la Messa l’ho presa alla SS. Annunziata e devo dire che il prete alla fine dell’omelia, senza, giustamente, alcun commento politico, ha parlato dell’eccidio e, ricordandoci che eravamo in un Santuario, ha affidato quei bambini al manto protettivo della Madonna.
 

Un invito da Graziano Grazzini


Caro Stefano, grazie di cuore del'ultimo messaggio che ci hai inviato. Grazie della tua costanza. Sono solo in casa e mi sono lasciato commuovere fino alle lacrime dalla lettera di Socci. Sarà perché la maggiore dei miei quattro figli ha sedici anni, o più semplicemente perché ogni tanto è salutare venir strappati dal nulla che altrimenti ci avvolge. Anch'io sono grato alla storia di Comunione e Liberazione e alle facce dei poveri diavoli che la animano. Mi sento in dovere di invitare tutti coloro che mi leggono al pellegrinaggio a Loreto del 16 Ottobre (in pullman da Firenze) per il cinquantesimo della nascita di CL, quando cioè Don Giussani varcò la soglia del liceo Berchet, con la pretesa di comunicare a quei giovani il significato della loro vita. Non sono un fanatico, racconto soltanto, ad amici come voi che avete il gusto instancabile del cercare, la mia gratitudine e le mie sane vertigini di fronte al Mistero. Amicizia vera non è compagnoneria, è sostenersi nel cammino di fronte al destino. Di nuovo grazie.
Graziano Grazzini