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Il Covile - N.o 229 (15.11.2004) Arruoliamo J.D.Salinger

Arruoliamo J.D.Salinger (da leggere prima che in Toscana sia proibito)

Caro Stefano, a proposito della Legge regionale di cui si discute, mi interesserebbe avere il testo completo, che sul sito della Regione non sono riuscito a trovare, perché mi pare importante conoscere in modo chiaro e completo ciò di cui si sta parlando.
Grazie, Andrea Ragazzini.
Dicevo ieri che il confronto sul tema dell’omosessualità richiederà un po’ di tempo (forse anche una maggiore documentazione, come rileva giustamente Andrea Ragazzini). Oggi vi invio altri due interventi di opposizione. Mi toccherà prima o poi dare una articolata risposta, intanto qualche osservazione preliminare:
  1. Non si tratta di un dibattito di tipo politico o religioso, nessuno porterà a supporto delle sue tesi argomentazioni di tipo dottrinario: gli ambiti sono quelli della ragione e del senso comune (sul quale ritorneremo)
  2. Scopo della discussione non è convincere nessuno, ma fare in modo che ogni partecipante possa comprendere, per quanto possibile, il modo di pensare dell’altro, la sua mentalità. In diverse occasioni mi pare che ci siamo riusciti, qualche volta un po’ meno.

Per sovraccaricarvi (mentre avete ancora da finire il lungo articolo di Bruto Maria Bruti inviatovi ieri) e in modo che possiate farvi un’idea degli esiti della nuova legge Toscana, in fondo alla NL trovate anche un brano da uno dei nostri romanzi cult, romanzo che, sic stantibus rebus, vedremo proibito. Ma noi salingeriani lo ricopieremo a mano per conservarlo nel samizdat. Lo giuro.
 

Anche Luca Ferro dissente


Essendo (pur senza il mio consapevole consenso) un battezzato, essendo un ex iscritto all'Azione cattolica, avendo per di più un trascorso di chierichetto che serviva messa, credo possa essermi concesso rilevare che l'affermazione “il maschile ed il femminile sono dati appartenenti ontologicamente alla natura umana” confligge con la banale constatazione che neppure l'Altissimo parrebbe condividerla dal momento che sia pur sporadicamente autorizza (si può dire autorizza?) concepimento e nascita di esseri umani ermafroditi - e non mi pare neppure il caso di ampliare il discorso all'intero universo del mondo naturale - benignamente sorridendo delle certezze ontologiche dei suoi zelanti fedeli. O piuttosto qualcuno preferisce pensare che “QUELLI” sono banali scarti di produzione?
 
Luca Ferro
 

Stefano Miniati contro il giusnaturalismo


Caro Stefano, con grave ritardo, rispetto a Grazia, leggo il tuo inoltro di oggi e trasecolo. Non posso fare a meno di aggiungere qualcosa a quello che già ha detto Grazia e che condivido in pieno.
 
Ma cos'è questa legge universale naturale? Ma dove sta scritta? Credevo che ormai sul termine "naturale" si fosse disquisito già abbastanza per capire quanto sia sciocco invocare il "naturale" come buono e santo, per il semplice fatto che il "naturale" non esiste. E inoltre non esiste nulla di buono di per sé. Le dighe sono naturali? Gli analgesici sono tutti naturali?...
 
Potrei continuare in eterno e la cosa è fritta e rifritta. In campo morale poi il naturale è proprio simpatico. Ma lo sa quello che ha scritto quelle ignobili cose che l' omosessualità è diffusissima fra gli animali? Mi pare che loro siano naturali, dunque dovrebbero seguire la legge universale e naturale.
 
Com'è strana questa legge universale naturale: fornisce il maschio di vescichette seminali che scoppiano dopo alcuni giorni di inutilizzazione, però lui dovrebbe aspettare il periodo fecondo della donna per svuotarle.
 
Ma la natura provvede ed ha inventato la promiscuità sessuale, senza l'idea di peccato. Anche molte società lo hanno fatto e lo stanno facendo e Giove non ha tuonato.
 
Questa terribile deriva pseudo-ecologista-catto-reazionaria è bruttissima sotto tutti i profili e potrebbe portare a conseguenze pericolose, se uscisse da questi circoletti e trovasse degli epigoni di un certo tipo. Non ci dimentichiamo che il nazismo nacque e si sviluppò portando a quelle conseguenze il tributo di filosofi e giuristi che facevano della conservazione dell' ambiente (inteso in senso generale, non solo fisico) il loro credo. È chiaro che Treichke non avrebbe ammazzato nessuno, ma i suoi epigoni, tradendo il suo spirito, lo hanno fatto.
 
Lo so che Giannozzo Pucci non farebbe male a una mosca, anzi la soccorrerebbe se fosse in difficoltà, ma altri esaspererebbero il suo pensiero e lo porterebbero a conseguenze estreme.
“promozione di una cultura perversamente disumana, contraria alla dignità della persona, alla ragione ed alla legge naturale universale ancora prima che - evidentemente - alla dottrina sociale della Chiesa”
Questa frase si commenta da sola, anche per la violenza che sottende.
“Così facendo dà il via filosofico a una guerra di religione e diventa impossibile per un cristiano che voglia prendere sul serio il Vangelo, di pagare le tasse e obbedire alle leggi di una sovranità regionale ontologicamente contraria ai principi fondamentali della coscienza morale naturale.”
Ma forse Giannozzo Pucci confonde le preferenze sessuali e le identità di genere con le religioni. Che c' entra?
 
Non so capire da dove dovrebbero uscire delle guerre di religione in seguito a quei provvedimenti della regione. Forse dall' intolleranza di chi giudica gli omosessuali perversamente disumani. O forse pensa, Pucci, che questi luoghi di ritrovo possano diventare dei ghetti... e da lì via con le guerre di appartenenza, come si fa col calcio. Non so davvero cosa pensare e mi auguro che questa tua NL comprenda altre opinioni dissenzienti.
 
Stefano Miniati
 

Il giovane Holden

J.D.Salinger, Il giovane Holden, Einaudi, pp. 223-225

Poi successe una cosa. Mi secca perfino di parlarne.
Tutt'a un tratto mi svegliai. Non so che ora fosse, niente, ma mi svegliai. Mi sentivo qualcosa sulla testa, la mano di qualcuno. Ragazzi, mi venne proprio un accidente! Be’, era la mano del professor Antolini. Era andata a finire che si era seduto per terra vicino al divano, al buio e tutto quanto, e mi stava dio sa se accarezzando o coccolando quella stramaledetta testa. Ragazzi, giuro che feci un balzo di mezzo chilometro.
- Che diavolo sta facendo? - dissi.
- Niente! Sto semplicemente seduto qui, in ammirazione...
- Ma che sta facendo, insomma? - dissi un'altra volta. Non sapevo che diavolo dire; be’, ero imbarazzato in modo tremendo.
- Che ne diresti di parlare a bassa voce? Sto semplicemente seduto qui...
- Io devo andarmene, ad ogni modo, - dissi. Ragazzi, quant'ero nervoso! Cominciai a infilarmi al buio quei maledetti cal­zoni. Quasi non riuscivo a mettermeli, tant'era l'accidente di nervoso che avevo addosso. Tra scuola e compagnia bella, conosco più dannati pederasti io che tutta la gente che avete incontrata in vita vostra, e gli pigliano gli accessi sempre quando nelle vicinanze ci sono io.
- Devi andare dove? - disse il professor Antolini. Faceva di tutto per sembrare maledettamente disinvolto e calmo ecce­tera eccetera, ma non era davvero tanto calmo, accidenti a lui. Ve lo garantisco io.
- Ho lasciato alla stazione le valige e tutto quanto. È meglio che vada a prenderle, credo. C'è dentro tutta la mia roba.
- Ci saranno anche domattina. Torna a letto, adesso. Vado a letto anch'io. Che ti prende?
- Non mi prende niente, è solo che in una delle valige c'è tutto il denaro e il resto. Torno subito. Prendo un tassì e torno subito -. Ragazzi, che casamicciola stavo facendo, li al buio.
- Il fatto è che quel denaro non è mio. È di mia madre, e io...
- Non essere ridicolo, Holden. Torna a letto. Vado a letto anch'io. Il denaro lo troverai sano e salvo anche domat...
- No, senza scherzi. Devo proprio andare. Davvero -. Ero già quasi tutto vestito, solo che non riuscivo a trovare la cra­vatta. Non riuscivo a ricordarmi dove diavolo avessi cacciato la cravatta. Mi misi la giacca e tutto quanto senza la cravatta. Il professor Antolini adesso si era seduto nella poltrona grande, un po' lontano da me, e mi fissava. Era buio e tutto quanto e non potevo vederlo bene, ma sapevo benissimo che mi stava fissando. E continuava a sbevazzare, tra l'altro. Gli vedevo in mano il suo fedelissimo bicchiere.
- Sei un ragazzo molto, molto strano.
- Lo so, - dissi. Non persi nemmeno tempo a cercare la cravatta. Così me ne andai senza. - Arrivederci, professore, - dissi. - Grazie mille. Dico davvero.
Quando mi dicessi verso la porta di casa lui mi venne dietro, e quando premetti il bottone dell'ascensore lui si fermò su quella maledetta porta. Si limitò a ripetere quel ritornello che ero «un ragazzo molto, molto strano». Strano, accidenti a lui! Poi rimase ad aspettare là sulla porta e via discorrendo finché non venne quel maledetto ascensore. Non ho mai aspettato tanto un ascensore in tutta la mia maledetta vita. Giuro.
Mentre aspettavo l'ascensore non sapevo di che diavolo par­lare, con lui che continuava a starsene là, così dissi: - Mi metterò a leggere dei buoni libri. Sul serio -. Bisognava pure dire qualcosa! Era molto imbarazzante.
- Prendi le valige e torna a tutta velocità. Lascio la porta senza catenaccio.
- Grazie mille, - dissi. - Ci vediamo -. Finalmente era arrivato l'ascensore. Ci entrai e scesi giù. Ragazzi, tremavo come un dannato. E sudavo, anche. Mi prende un sudore freddo del diavolo, quando succede una di queste storie da invertiti. Cose del genere mi saranno già capitate una ventina di volte da quando ero bambino. Non posso mandarle giù.