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Il Covile - N.o 230 (17.11.2004) Intervengono Carlo Poggiali e Marcello Galeotti

Questo numero


Oggi sono arrivati due contributi: il primo, al solito scorrettissimo, è di Carlo Poggiali, il secondo, che ci ricorda cose non secondarie, come la carità, è di Marcello Galeotti.
 

Asl et Circenses (di Carlo Poggiali)


ASL et Circenses, mi sembra il succo di questo progetto di legge regionale il cui maggior difetto è quello di "promuovere iniziative di particolare rilievo sociale ed istituire circuiti... di solidarietà tra gli utenti". Utenti di che? e a che scopo? Forse quello che le "USL possono stipulare convenzioni con le associazioni e i gruppi rappresentativi dei diversi orientamenti sessuali e identità di genere".
 
Intanto i fruitori delle ASL (sic!) sono o "cittadini", se titolari di un diritto o "pazienti", se ammalati. Quindi in qualche modo il legislatore parla ancora di malati. Cosa sono le USL? Non hanno preso il loro posto le ASL? Eppoi: il custode della felicità è forse il SSN?
Quanto alle leggi morali e naturali non mi sembra il caso di farsi troppi problemi: la natura prende comunque il sopravvento e ricopre di giungle o sbriciola nei deserti le spoglie delle civiltà e delle religioni estinte. A non estinguersi (-ci) adesso ci pensano, in grande stile, i nostri fratelli "migrati" malgrado le infibulazioni. (Ricorda, se non altro per l'INPS, 1 figlio = la popolazione diminuisce della metà; 2 figli = la popolazione rimane costante; 3 figli = la popolazione aumenta di un terzo).
Per fortuna ad esecrare chi non segue il retto (absit iniuria verbis) sentiero ci penserà il Corano. Che sciagura Al Qaeda & Soci (sic! non Socci): mi stavo già cullando con la prospettiva dei buoni musulmani osservanti che ci avrebbero pacificamente conquistato e mostrato con l'esempio a cosa serve una vera Religione (che lega, cioè, nell'unità) e invece questi "piezz'emmèrda" dei fondamentalisti scombinano i giochi e ti fomentano qualche sporadica quanto tenace resistenza anche da parte di alcuni dei "cervelli". Non tutti, per fortuna, qualcuno parla ancora col cuore. I "cervelli" sono come gl'invasori di Mars attacks* dell'ineffabile Tim Burton, quale canzone dovrà mai far loro ascoltare la vecchietta per decimarli? Ovvero il rimedio per l'ecolalia dei "cervelli" (Bisanzio?) risiede ancora nell'intervento del cuore. Particolare curioso: per i musulmani la sede della vita è il cuore: non si toglie la spina con la scusa dell'elettroencefalogramma piatto se il cuore va. Ne han fatto le spese qualche anno fa i "cervelli" di una Rianimazione a Torino: i parenti di un musulmano dato per morto seguendo quel criterio si son rifatti a colpi di tortòre. Torino è all'avanguardia quanto ad integrazione di ogni genere (transgender?). La via della Salvezza è nel Corano.
 
Carlo Poggiali
 
(*) Cassetta VHS c/o AMAZON: nuova $ 4.97, usata $ 0.99. Grande film, eccellente contenuto filosofico.
 

Interviene, con pacatezza, Marcello Galeotti


Caro Stefano,
torno a ricevere, dopo un lungo black-out, la tua newsletter e vi trovo un dibattito interessante e appassionato su temi come: identità sessuale, omosessualità, naturalità... Non posso resistere dunque dall'inviare qualche osservazione, sia pure, al solito, a latere.
Innanzitutto, è la mia opinione, si tratta di questioni troppo antiche per permettere posizioni troppo nette. O davvero si pensa che un biologo americano o uno psicologo olandese possano insegnarci di più, su questi argomenti, di Platone, Balzac, Proust?
Presso i Greci, e i Romani, nell'antichità classica insomma, non esistevano, come è noto, strictu sensu omosessualità ed eterosessualità, quanto una diffusa bisessualità. Tuttavia Platone, nel Simposio, già elenca una notevole varietà, nelle città greche, di costumi e legislazioni sessuali.
Va detto, comunque, che per Socrate e Platone il sesso può essere uno strumento, ma non il fine di Eros. Il fine di Eros è la "generazione": quella biologica, di nuovi individui, e soprattutto quella psicologica ("fare anima", la chiama Hillman). Per apprendere bisogna amare, e l'amore implica, in un modo o nell'altro, un' "attrazione". Del resto concetti non diversi (anzi molto simili) si ritrovano nell'episodio dell'Ultima Cena, così come è narrato nel Vangelo di Giovanni. Ricordate "il discepolo che Gesù amava"? Certo, non si tratta del rapporto tra il giovane Holden ed il professor Antolini. Ma appunto: esistono molte varianti.
Quanto alla naturalità, in questi tempi di radici (vere o fasulle), credo sia del tutto conforme alle radici cristiane e giudaiche affermare: "La mia natura è, prima di tutto, me stesso". Nella Genesi l'uomo è creato ad immagine e somiglianza di Dio. E Dio, il Yhwh biblico, dice di sé (della sua natura): "Io sono quello che sono". Dunque affermare la priorità dell'individualità non è un atto di presunzione, ma di "rispetto della creazione". Dopo di che si può discutere dell'armonia, o della migliore armonia, biologica, fisiologica, comportamentale. Ma sempre, direi, con spirito di carità, e dunque di curiosità.
 
Marcello Galeotti