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Il Covile - N.o 242 (16.1.2005) L'orologio della storia (2)

L'orologio della storia (2)


Nel numero scorso ho pubblicato un interessante intervento di Massimo Fini sullo Tsunami. Massimo Fini, noto per le sue posizioni antimoderne (“Si stava meglio quando si stava peggio” ecc.) ha documentato come e perché il cataclisma abbia fatto vittime solo tra le popolazioni “in sviluppo”. Daniela Mugelli, che probabilmente non condivide la visione del mondo di Fini, nel segnalarci l’articolo si è limitata a sottolineare che nel pezzo c’era “del vero”. L’osservazione mi è sembrata così sintetica e perfetta che l’ho apposta anche come titolo, ma un amico dissente:
“Grazie alla stimolante riflessione di Massimo Fini, mi è venuta un'idea quasi altrettanto intelligente: se il fanatico globalizzatore Cristoforo Colombo non si fosse incaponito a scoprire l'America, gli aerei dirottati da Al Qayda non avrebbero trovato dove andare a sbattere!
Sono cose che dovrebbero far meditare.”
Giorgio Ragazzini

Non posso essere d’accordo: già nel numero 197 raccolsi per gli amici una serie di brani sull’ “orologio della storia”, un concetto usato sempre come clava per distruggere argomenti e fatti.
Dalla eventuale scelta del progresso tecnico e della globalizzazione non scaturisce nessuna necessità di costruire edifici sulle spiagge o in luoghi a rischio! Massimo Fini ha certamente ragione nel deprecare un ottimismo tecnologico che non ha niente di scientifico, anzi è proprio dell’agire razionale cercare di trarre insegnamento dai propri errori.
Solo un esempio, Massimo Fini scrive:
“In altri tempi queste popolazioni del mare avrebbero avvertito il pericolo con ampio anticipo, sarebbero state colte da orrore al primo cenno del ritirarsi delle acque e avrebbero saputo come mettersi in salvo. Invece molti di loro non hanno capito ciò che una bambina inglese di dieci anni, curiosa di fenomeni naturali, sapeva e che peraltro è intuitivo: che come le acque dell'oceano si ritirano, non per una marea conosciuta e periodica, la prima cosa da fare è correre nella direzione opposta con tutto il fiato che si ha in corpo.”
Molti di noi si ricordano le dichiarazioni dell’ineffabile professor Franco Barberi, all’epoca ahinoi Sot­tosegretario alla Protezione Civile, che nel 2002, all’indomani della prime scosse del terremoto in Umbria, dichiarò essere “scientificamente” impossibile che avvenissero altre scosse di forte entità: ovviamente le scosse arrivarono e, anche grazie a quella dissennata dichiarazione, ci furono altre vittime.