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Il Covile - N.o 243 (17.1.2005) Su Massimo Fini e il “finismo” (di Stefano Serafini )

Su Massimo Fini e il “finismo” (di Stefano Serafini )


Massimo Fini ogni tanto (e ultimamente sempre più spesso) annacqua le sue capacità critiche con il "finismo", mescolando osservazioni sagge a veri e propri sfondoni. Qualche mese fa diede una offensiva e razzista descrizione della Russia colpevole di abbracciare il libero mercato, definita terra corrotta di “prostituiti”, dove i professori universitari guadagnano uno stipendio con cui si può appena “comprare mezzo pollo”. Dev'essere rimasto all'idea di Russia mediata da sua madre transfuga e dai suoi sentimenti feriti, tanto da cadere non solo nel diffuso stratagemma del confronto fra “stipendi” in paesi diversi, senza citare il costo reale della vita (guadagnare cinque dollari al giorno in Italia è un assurdo, in Benin vuol dire vivere tranquillamente, però per destare più impressione questo non si dice), ma facendo persino carte false. Se vogliamo essere precisi, il pollo costa in Russia tra i 66 e i 78 rubli al chilo, cioè circa 2 dollari; un insegnante di Istituto superiore guadagna circa 1/4 di chi lavora nel settore commerciale, quindi non meno di 500 dollari, cioè 15.000 rubli, cioè 220 chili di pollo! Avicoltura a parte concretamente ciò significa, visto che lo Stato passa la casa, il gas, l'elettricità e il telefono a prezzi sociali, una base per vivere tutt'altro che nello sfarzo ma dignitosamente, e visto che gli stipendi aumentano, e visto quel che la Russia ha passato tra il 1991 e il 1998, io mi tolgo il cappello.
 
In un articolo immediatamente successivo al disastro (Siamo niente, www.ilgazzettino.net 28.12.2004) Fini ha anche scritto:
“Io vedo molto di simbolico in questo Tsunami che si è abbattuto su di noi proprio nei giorni del Natale. O Dio, come io penso, non c'è e tutto è indifferente e assurdo ed è inutile maledire e sbigottirsi per lo Tsunami che va accettato come ogni altra fatalità del caos universale o se c'è, e si occupa di noi, come molti sono convinti, e allora il Bambino Divino, manifestando la sua collera nei giorni della sua nascita, ha voluto dirci qualcosa, inviarci un avvertimento, darci una calmata, a riflettere invece di proseguire imperterriti sulla strada su cui ci siamo messi, dove domina un unico, ma diverso, dio, il Dio Quattrino, che ha ricevuto una bella scoppola dallo Tsunami. Ho trovato sempre qualcosa di indecente nel turismo esotico di massa […]”
Dio avrà voluto dirci qualcosa, perché lo fa continuamente, ogni istante della nostra vita, anche se a leggere il libro dei Re (1,19) pare che Egli preferisca manifestarsi nel mormorio di un vento mite, anziché in spettacolari tempeste distruttive, terremoti e incendi i quali a suo tempo non trassero in inganno il profeta Elia. Se però voleva proprio dare “una bella scoppola” al dio Quattrino, come dice Fini, finanche sulla base dell'indecenza del turismo esotico di massa, perché doveva proprio colpire 500.000 persone povere e fondamentalmente estranee ai più estremi modelli di vita occidentali? Poteva piuttosto accadere una tempesta di fulmini su Las Vegas, uno Tsunami nella Baia di New York, un terremoto a Berlino o a Parigi, un'eruzione vulcanica inaspettata sotto il Big Ben... Non potrà con la medesima logica paradossale qualche anti-Fini fondamentalista americano, spiegare che lo Tsunami ha colpito quegli infedeli popoli buddisti e musulmani, perché in gran parte rifuggono col loro modo di vivere il santo individualismo, il sacro mercato, la divina tecnocrazia, la suprema democrazia e la viva religione di guerra della Nazione Unta?
 
Nella sua appassionata retorica antioccidentale, Fini abusa di mondi e situazioni umane altre piegandoli alle proprie idee, e non si accorge di offendere, p. es., le vittime dello Tsunami. È una conseguenza indiziaria, quando la forza della critica non si accompagna a una reale alternativa costruttiva.
 
Stefano Serafini