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Il Covile - N.o 248 (7.2.2005) Il pack scricchiola

Questo numero


Non è ancora il disgelo, ma il pack scricchiola.
 

Rutelli, Veltroni, Luzi: i tre "revisionisti" (di Gianteo Bordero)


www.ragionpolitica.it/testo.3059.html 6 febbraio 2005

La realtà, come si suol dire, è testarda. E a volte persino sfacciata nel rimettere in discussione i cliché mentali e culturali che ognuno di noi, necessariamente, si forma. Così, capita che in un sol giorno si sia costretti ad aggiustare il tiro nella propria lettura delle cose e della politica, a rivedere certi giudizi - magari affrettati - su protagonisti e personaggi della scena pubblica. Prendiamo, ad esempio, le tre interviste, pubblicate martedì 1 febbraio da Il Giornale, a Francesco Rutelli (sulle elezioni irachene), a Walter Veltroni (sul comunismo), e a Mario Luzi (sul fascismo). Accostate l'una accanto all'altra avrebbero potuto apparire, all'impatto con la prima pagina del quotidiano milanese, come un grazioso scherzetto, un pesce d'aprile anticipato di due mesi; e invece no, non è così: carta canta... e così, come fatti reali, le suddette tre interviste vanno prese in considerazione...
 

Rutelli e le elezioni irachene


Cominciamo con Francesco Rutelli […] Il leader della Margherita ancora una volta non usa mezze parole, e dice che le elezioni irachene rappresentano un fatto epocale, che segna una svolta importante nella direzione della costruzione di un Iraq libero e democratico, che ogni polemica ideologica ora sarebbe fuori luogo, e che, infine, bisogna operare responsabilmente per dare seguito al processo iniziato nel Paese. L'ex sindaco di Roma prende atto della realtà e parla, riferendosi allo schieramento di centrosinistra, della necessità di un «cambio di strategia». E suggerisce, ai suoi alleati, «invece di discutere sul ritiro dei nostri soldati, decidiamo come aiutare il processo democratico iracheno».
 
Parole pesanti, quelle di Rutelli; parole che probabilmente, a sinistra, verranno considerate come le solite "rutellate", le uscite che da un po' di tempo a questa parte il leader della Margherita si concede, dal giudizio positivo su alcune riforme messe in atto dal governo Berlusconi, alla "scomunica" della socialdemocrazia e dell'egualitarismo, passando per il riconoscimento della legittimità politica (quasi una bestemmia, questa, per i barricadieri dell'antiberlusconismo) dell'avversario di centrodestra.
 
Se Rutelli rappresentasse l'intero schieramento di centrosinistra, senz'altro il clima politico del nostro Paese ne guadagnerebbe assai, e finalmente lo stesso centrosinistra potrebbe uscire dalla prigione dell'antiberlusconismo, potrebbe abbandonare l'odio come unico strumento di lotta, potrebbe avanzare proposte serie da mettere in campo nel dibattito politico nazionale. Ma il leader della Margherita è il primo a sapere, probabilmente, che il sogno di un centrosinistra "rutelliano" è, allo stato attuale delle cose, una chimera - bastava leggere, in questi giorni, le reazioni dei vari Mussi, Folena, Diliberto, Pecoraro Scanio al dato delle elezioni irachene.
 
Quella di Rutelli, dunque, si riduce ad essere una strategia politica che punta ad intercettare il voto indeciso e cosiddetto "moderato" […] Ciò non toglie che dichiarazioni come quelle contenute nell'intervista a Il Giornale sulle elezioni irachene vadano apprezzate per la loro franchezza realista e per la loro onestà intellettuale.
 

Veltroni e il comunismo


L'attuale sindaco di Roma si è recato in questi giorni a Trieste. Scopo del viaggio, la visita alle foibe in cui Tito e i suoi mandarono a morte, in maniera atroce, decine di migliaia di civili innocenti. Il 10 febbraio, tra l'altro, secondo una legge votata a larga maggioranza lo scorso anno dal Parlamento italiano, si celebrerà la "Giornata del Ricordo", per commemorare la tragedia istriana e dalmata delle foibe. Ma torniamo a Veltroni. Ha dichiarato, dopo la sua visita ai luoghi della tragedia titina, il sindaco di Roma:
«Il comunismo ha prodotto un immenso dolore... Per me, la caduta del Muro di Berlino è stata una liberazione».
E all'intervistatore che gli chiedeva che cosa potranno dire, a sinistra, delle sue dichiarazioni su foibe e comunismo, Veltroni risponde:
«So solo che queste cose, quando si fanno, vanno fatte con il piede sull'acceleratore, senza tentennamenti, senza calcoli».
[…] Anche qui, le motivazioni strategiche non cancellano il valore della presa di posizione di Veltroni su foibe e comunismo. Speriamo che a sinistra queste "uscite" revisioniste si moltiplichino sempre più.
 

Luzi e il fascismo


E infine veniamo all'intervista al poeta Mario Luzi, ultimamente nell'occhio del ciclone per le sue improvvide dichiarazioni rilasciate dopo l'aggressione "treppiedesca" al presidente del Consiglio. Luzi viene intervistato da Pierangelo Maurizio sulla sua collaborazione alla rivista Primato, fondata e diretta (1940-43) dal ministro fascista dell'Educazione, Giuseppe Bottai (che Luzi definisce «un buon ministro»). Su Primato, tra gli altri, scrissero intellettuali e artisti come Michelangelo Antonioni, Antonello Trombadori, Vitaliano Brancati, Giaime Pintor (fratello di Luigi), Miriam Mafai, Elio Vittorini, Vasco Pratolini, Guido Piovene, Renato Guttuso... molti di essi avrebbero costituito, dopo il '45, alcuni punti importanti della cultura e della militanza antifascista per eccellenza. Luzi da un lato smentisce che Primato si trattasse, già allora, di una rivista antifascista, e dall'altro ammette che Bottai era stato in grado di dare vita a un certo fermento culturale, che si spingeva anche, talvolta, su posizioni di critica e autocritica nei confronti del fascismo.
 
Ma tutta l'intervista a Luzi è segnata da una lettura complessa del Ventennio, come quando il poeta dice che
«nelle viscere del XX secolo vive l'antagonismo tra comunismo e cattolicesimo, nel mezzo c'è il fascismo. Il liberalismo che aveva già ceduto le armi con Croce, non era nelle corde della gioventù. Il comunismo esercitò un'attrazione enorme».
Come quando, soprattutto, Luzi afferma che «il fascismo fu, fino a un certo momento, una dittatura goffa e bonaria». Una lettura, questa, che probabilmente farà accapponare la pelle ai reduci (e ve ne sono ancora tanti) dell'Antifascismo Militante, quello che vede il fascismo come Male assoluto e il comunismo come una buona ideologia corrotta solo da qualche "errore di applicazione". Quell'Antifascismo Militante che, soprattutto, è incapace di leggere realisticamente la traccia totalitaria presente in tutte le ideologie che il secolo trascorso ha conosciuto.
 
Luzi dice, dunque, che «il fascismo fu, fino a un certo momento, una dittatura goffa e bonaria». Ricordate quando una cosa simile fu affermata dal presidente del Consiglio Berlusconi? Apriti cielo... e giù con le accuse al Cavaliere di "apologeta del fascismo", "pericoloso revisionista", "potenziale dittatore", ecc. Vedremo ora, dopo le dichiarazioni di Luzi, che cosa diranno a sinistra, e se applicheranno al poeta elogiatore del treppiede gli stessi "teneri" complimenti che, a suo tempo, riservarono al presidente del Consiglio. Staremo a vedere... ma forse, su questo punto, è chiedere troppo. Ed è meglio, per ora, accontentarsi del "revisionismo" di Rutelli e Veltroni.
 
Gianteo Bordero bordero@ragionpolitica.it