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Il Covile - N.o 250 (14.2.2005) Chi disturba Melantone

Questo numero


Sì, continuiamo ad occuparci anche delle questioni più spinose. L’amico Riccardo De Benedetti mette a fuoco sul tema che le circostanze ci hanno costretto ad aprire ieri.
 

Chi disturba Melantone


Caro Stefano, ormai bisogna uscire allo scoperto, non ci si può più nascondere dietro l'attesa misericordiosa non dico di un ravvedimento ma di qualcosa che sia simile all'onestà intellettuale. Concetto che, se mai fosse esistito per le vicende nazionali del secolo scorso, soprattutto quelle relative al passaggio tra fascismo e antifascismo, ora per quello più futile, ma non per questo privo di tragici passaggi, dagli anni di piombo al dopo... beh qui dell'onestà non si conosce neppure il suono. Sono convinto che dalla vicenda Calabresi in poi, passando da Alceste Campanile, per arrivare a Lollo, quello che si sta scrivendo è un capitolo della «storia universale dell'infamia».
 
Questi piccoli ma spaventosi «redentori» assomigliano al «teologo della morte», Melantone, citato da Borges e raccontato da Swedenborg:
«Ho irrefutabilmente dimostrato che l'anima può entrare in cielo prescindendo dalla carità: basta la fede».
Se il tuo storico si accontenta dell'anima disprezzando i fatti è perché nei confronti di questi ultimi manca di carità. Allora furono dettati dalla fede, cieca e superba, oggi l'infamia desidera l'azzeramento, aspira alla cancellazione. Esclama Cacciari sul Corriere di oggi (un intervento agghiacciante, credo uno dei suoi peggiori in assoluto): basta con i Lollo, basta con i Marino, cosa hanno fatto in questi anni? perché ritornano? perché ci disturbano? Noi siamo altra cosa, ma non dice cosa. Noi siamo un'altra storia, ma non dice quale, perché in realtà la sua e quella di mille altri è la vecchia storia, il vecchio richiamo della fede nella potenza salvifica delle proprie idee e dei propri propositi. E null'altro. Di essi dovrebbe scrivere, con il suo linguaggio, che sono volontà di potenza, puro e semplice vuoto desiderio di potere.
 
Per questo cancellano gli anni, aboliscono la storia, ne azzerano il dolore, vogliono ricominciare daccapo, presentarsi intonsi a compilare il corso del mondo ora che il mondo ne ha preso uno che proprio non li riguarda affatto. Il mondo così com'è è il contrario di quello a cui aspiravano, è la sua negazione.
 
Cacciari dice che Lollo è animato dal risentimento, dalla vendetta. Ma non ci si vuole vendicare del proprio nemico? E come mai il nemico qui è il correo? Cacciari ha fretta, ha una fretta del diavolo, sa che le ombre si allungano via via che il sole giunge all'orizzonte. Sono le ombre di una sera che non può essere rallentata dai libri Adelphi, dalle cattedre universitarie, da un'azione politica inesausta eppure alla fine sostanzialmente inefficace.
«La stanza in fondo era piena di gente che lo adorava, e ripeteva che nessun teologo era sapiente come lui. Questa adorazione gli piacque, ma siccome alcune di quelle persone non avevano volto e altre parevano morte, finì coll'odiarle e diffidare. Allora decise di scrivere un elogio della carità, ma le pagine che scriveva oggi apparivano cancellate all'indomani. Questo avveniva perché le scriveva senza convinzione».
Riccardo De Benedetti