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Il Covile - N.o 255 (10.3.2005) Caro Asor Rosa, ti regalo un'iguana (di Massimiliano Parente)

Questo numero


Sono grandi giorni. Finalmente ci siamo arrivati anche in Italia, a capire che sulla politica estera non ci si divide: è l’ultimo regalo di Nicola Calipari. Speriamo solo che sia davvero una svolta, un risultato acquisito.
 
Della vergogna di chi ha dovuto ritrattare pretesi agguati non è il caso di parlare, ma non è detto che la passino liscia, forse saranno fatti fuori dal ridicolo. Eccovi un primo assaggio, una Lettera Corsara di Massimilano Parente che mi ha veramente deliziato, anche perché Scrittori e popolo per la mia generazione era verbo, e dopo averlo letto si doveva per forza parlar male di Vasco Pratolini, che invece meritava.
 

Caro Asor Rosa, ti regalo un'iguana (di Massimiliano Parente)

il Domenicale, 5 marzo 2005
Caro Alberto Asor Rosa, caro Professor Palindromo. Io non ce l'ho con te come con Veltroni, come con Crepet, io ti sono so­lidale, pur avendo girato alla larga dal tuo dipartimento per non dover studiare Scrittori e popolo che stava ancora lì, inamovibile, come il mono­lite di Kubrick formato testo d'esa­me. Io non ce l'ho con te perché ec­coti, col secondo romanzino di set­tanta pagine pubblicato da Einaudi, e anzi ti capisco e ne sono felice. In­somma, la tua è stata una vita dura, prima la battaglia contro il populi­smo letterario del Pci, contro il Pa­scoli populista, il Bilenchi populista, il Levi populista, il Cassola populista, populisti persino Gramsci e Pasolini. Poi l'integrazione col Pci, la baronia universitaria, la poco salomonica se­parazione da Ferroni, divorzio all'ita­liana e dipartimento spaccato in due. Ti spettava un secondo romanzino, tanto per poter finire “professore e scrittore”.
 
E comunque sia, lasciatelo dire, un bel passo avanti. Storie di animali e altri viventi, con lui che si chiama “Po” o “Pa”, tanto per non dare troppi appigli onomastici, e la nascita e la morte di Micio Nero, ossia il gat­to di Pa, e poi l'arrivo di una “cana” di nome contessa, e di una nuova compagna per Pa che non può che chiamarsi “Ma” o “Mo”. Tutto bu­colico e autobiografico, ci manche­rebbe. Contessa è un golden retrie­ver, nella realtà ha un figlio che si chiama Pepe. Micio Nero esisteva davvero, passeggiava con te e col ca­ne in campagna, un «gatto di città che aveva la capacità di comunicare con altre specie, umana e canina». E poi oh, che bello quando dici «io cre­do molto nella capacità della scrittu­ra di tenere in vita le persone, gli ani­mali, le idee, le cose», e che stai lì a osservare un gatto per capire «che lui fa senza pensarci la meditazione zen che per noi è così difficile».
 
E dunque, caro Asorino Palin­dromino mio, a me sta bene tutto, tutto purché di liberarsi di Scrittori e Popolo, e pensa, con questa svolta, quante cose pensare e scrivere anco­ra, mi è venuta voglia di regalarti tar­tarughe d’acqua, pesci rossi, criceti, iguane, pappagalli, canarini, e di lasciarti scrivere un romanzino per ogni animalino, tanto uno più uno meno cosa vuoi che cambi, e nel tuo caso tanto di guadagnato. Ciao, miao.
 
Massimiliano Parente