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Il Covile - N.o 258 (6.4.2005) Il prossimo referendum (di Giannozzo Pucci)

Questo numero


Non me la sono sentita di commentare la morte del Papa, anche perché molti, sui giornali, hanno già saputo trovare le parole giuste; bello anche il gesto del Foglio che è uscito listato a lutto. Purtroppo non potrò essere a Roma, ma speriamo che qualche amico ci racconti poi qualcosa.
I risultati, pur importanti, delle elezioni regionali non mi hanno invece turbato più di tanto, mentre mi sento impegnato e preoccupato per il referendum del prossimo giugno; intanto ecco cosa scrive Giannozzo Pucci.
 

Il referendum sulla fecondazione tecnologica (di Giannozzo Pucci)


Ci sono cattolici più sensibili all’invito del card. Ruini a non andare a votare nel prossimo referendum che al tema del referendum. Alcuni non vanno a votare perché l’ha detto Ruini, altri vanno a votare per spirito d’indipendenza da Ruini, ma tutti e due non entrano nel merito, considerando più importante, in negativo o in positivo, la gerarchia ecclesiale rispetto alla materia del contendere.
 
Mi sembra che occorra capovolgere l’approccio, cioè considerare secondaria l’importanza della posizione della gerarchia ecclesiastica rispetto al problema, per poterlo affrontare alla luce della coscienza morale.
 
Il male in radice della nostra economia è rappresentato dal dogma dell'aumento del Prodotto Interno Lordo come indice di benessere, dove la fecondazione tecnologica aumenta il PIL, quella naturale no, i concimi chimici, i diserbanti, le biotecnologie e gli altri inquinanti prodotti dall’industria aumentano il PIL, l'agricoltura naturale no, tutte le attività che stanno devastando il pianeta, che producono malattie e morte, aumentano il PIL, quelle sane di autonomia locale, come l'allattamento materno, no e perciò vengono combattute e possibilmente eliminate.
 
Questa fondamentale contraddizione della nostra società è risolvibile soltanto con una rivoluzione moralmente ispirata che cambi le basi dell’economia, dando la possibilità di superare la crisi del rapporto fra anima umana e creazione.
 
La parte del progresso tecnologico che è guidata dagli investimenti delle multinazionali, si contrappone a tale rivoluzione con novità e scoperte reazionarie.
 
La fertilità maschile e femminile è diminuita in maniera drastica nei paesi industrializzati a causa dell’inquinamento alimentare e ambientale, oltre allo stress di una vita disumana, all’obesità dovuta a cibi fatti più per il profitto che per la salute e a una vita sedentaria.
 
La soluzione vera, rivoluzionaria, è vietare penalmente l’agricoltura chimica e l’emissione di nuove sostanze sospette da parte dell’industria, promuovere e liberalizzare, cioè deburocratizzare l’agricoltura non industriale e l’artigianato, rivoluzionare la scuola, anteponendo l’apprendimento del lavoro manuale e liberalizzando le decisioni didattiche a livello degli insegnanti e genitori.
 
Invece si propaganda la protesi, la soluzione reazionaria, cioè la fecondazione tecnologica in provetta della donna, che non disturba la società delle ingiustizie globalizzate e gli inquinatori, anzi apre per loro un nuovo interessante mercato di investimenti e profitti.
 
Gli interessi economici che hanno provocato il danno dell’infertilità forniscono anche il rimedio tecnologico, non confrontabile né per qualità, costi, efficienza, fondamento morale con quello naturale.
 
L’unica legge giusta in questo campo è vietare la fecondazione in provetta, cioè la manipolazione di ovuli e spermatozoi come attentato alla dignità umana e come soluzione che lascia intatte le cause dell’infertilità.
 
Nella storia c’è stata la schiavitù, ma mai, nemmeno per gli schiavi, la disponibilità dei loro gameti maschili e femminili da parte di altri. Solo una tecnologia reazionaria l’ha resa possibile.
 
Sul piano dei principi e della coscienza:

Sempre sul piano dei principi la fecondazione tecnologica non ha fondamento giuridico, perché come l’acqua potabile, l’aria, i semi, riguarda diritti comuni originari precedenti alle costituzioni degli stati, i quali ad essi dovrebbero solo inchinarsi. Non è pensabile che una sola generazione possa legittimamente modificare per referendum una materia così intima e rispettata da tutti da quando l’uomo esiste sulla terra.
 
Gli altri argomenti (costo sociale e personale, impossibilità per i più poveri, bassa percentuale di riuscita, sofferenze della donna, umiliazioni dell’uomo e della donna, salute e difficoltà dei figli nati in questo modo, potere dato ai laboratori di abusare, diffusione di concezioni e pratiche eugenetiche ecc.) per quanto importantissimi, sono secondari e conseguenti rispetto a quelli di coscienza.

Argomento secondario è anche la presa di posizione della gerarchia cattolica.
 
Purtroppo la gerarchia, benedicendo spesso le armi e gli eserciti del progresso scientifico-materialista come se fossero esenti dal peccato originale, annacqua la sua autorità morale, rischiando di confinarla al solo tema della sessualità umana.
 
Mentre come cattolico sono fiero di una Chiesa che difende la procreazione naturale umana condannando le pillole e le fecondazioni in provetta perchè contro natura, mi resta come grave problema di coscienza la lacuna di una gerarchia che non ha ancora condannato come contro natura la fabbricazione e il possesso delle armi di distruzione di massa (bombe atomiche e affini) e gli inquinanti chimici industriali che provocano l’infertilità, la morte di tante forme di vita e di tante persone.
 
Comunque nel caso del referendum sulla fecondazione tecnologica provo soddisfazione nel vedere Ruini dalla parte dei deboli, degli sconfitti e degli infecondi, perché difendendo la natura rifiuta di fornire alibi a una società distruttiva e lascia aperta l’unica via efficace per avere figli in modo sano e senza spesa per tutti, quella di combattere le cause dell’infertilità!
 
Tutto sommato la posizione più fedele alla coscienza morale è: non andare a votare.
 
Giannozzo Pucci