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Il Covile - N.o 264 (5.5.2005) Riccardo De Benedetti e Giuliano Ferrara

Questo numero


Nella n°260 avevo annunciato la ripresa del tema del prossimo referendum: ecco intanto una mail dell’amico Riccardo De Benedetti ad un emulo di Sartori ed un “antidoto” di Rino Cammilleri, quest’ultimo raccoglie alcune osservazioni di Giuliano Ferrara nelle quali molti compagni di strada si riconosceranno.
 

Domanda alla sua domanda

[mail di Riccardo De Benedetti ad Antonio Tombolini]

Avevo acquistato più di un anno fa un prodotto tra quelli da lei proposti. Tornando sul suo sito [http://simplicissimus.blogs.com] mi è capitato di leggere il suo Contro i diritti del concepito ovvero del personalismo.
 
Alla sua domanda ben posta: «Quanto è persona – cioè quanto è dotato di intelligenza e volontà libera - in questa fase della sua vita, in questa concreta condizione, in questo istante, questo essere umano?», gliene pongo una mal posta.
Mia madre è malata di Alzheimer. Ci alterniano noi figli, a me capita spesso di accompagnarla al bagno, le infilo le scarpe, qualche volta anche le calze. Mia madre non è più dotata di intelligenza né di volontà libera, secondo le sue disquisizioni, ma mi sorride e sorride a noi figli, in quello sguardo c'è interamente la persona di mia madre. Eppure non ha volontà libera! Che ne facciamo? Le sue prestazioni sono lontanissime dalla sua definizione di persona. Che faccio ne modulo i diritti, alcuni sì altri no? Ma soprattutto li faccio modulare a lei e ai suoi amici? E l'INPS che deve fare? Non essendo più un soggetto di diritti non dovrebbe più passarle l'assegno di accompagnamento di 400 euro? Se ho ben capito il suo discorso lei vuole togliere i diritti per fare in modo che la tutela dei soggetti deboli avvenga attraverso l'imposizione di doveri a chi per fortuna e salute conserva ancora dei diritti? Ma quel dovere, lei lo sa bene, da uomo pratico di mondo qual è, nasce e si fonda su qualcosa di estremamente flebile che è la soggettività snervata sulla quale può reggersi solo il mercato e nessun'altra regola. Lei sa altrettanto bene che se c'è un dovere che la nostra contemporaneità impone con ferocia e destrezza è proprio quello di non averne o di averne il meno possibile.
 
Le sue parole richiamano quelle iniziali di Simone Weil ne La prima radice: «La nozione di obbligo sovrasta quella di diritto, che le è relativa e subordinata». Purtroppo l'appello risuona in un contesto stonato e, mi permetta, del tutto incomprensibile ai suoi amici radicali. Alla fine il suo discorso, infatti, ripropone i diritti delle persone, quelle che sono rimaste dopo la decimazione dei diritti, persone che algide e nuovamente performanti si interrogano su quali diritti difendere e garantire... ma i propri, ça va sans dire! Non c'è male come giro vizioso. Mi scusi ma la scolastica è finita da un pezzo.
 
Saluti e mi perdoni se le mie considerazioni urteranno la sua sensibilità ma ho il dovere di tutelare mia madre malata di Alzheimer dai suoi discorsi e da quelli dei suoi amici.
 
Riccardo De Benedetti

Ferrara

Da: http://www.rinocammilleri.it

Sul Foglio del 3 maggio 2005 il direttore Ferrara risponde a una lettrice che critica la sua battaglia contro il referendum. Riporto qualche frase interessante. «Se i Law Lords d’Inghilterra autorizzano la confezione di un bambino allo scopo di usarlo come un tessuto compatibile per curarne un altro, un atto assolutamente nuovo nella storia dell’umanità, è possibile affrontare la cosa partendo dalla sacralità della vita in sé e per sé (…)?».
 
Ancora: «…ma lo stadio più avanzato delle conoscenze tecniche della biologia e della medicina moderne [...], perché è dalla scoperta del patrimonio genetico dell’embrione (oltre al resto) che parte la nostra crociata stracciona, giustifica forse l’eliminazione culturale del discorso vecchio, umanistico, polveroso di sapienza e filosofia che ha secoli alle spalle?».
 
Ancora: «…è in atto una delle più grandi guerre anticulturali di tutti i tempi, nel XXI secolo, ed è un’avanzata devastante, spronata da automatismi ed egemonismi della scienza, della tecnologia, della sociologia”.
 
Ancora: «…continuate su questa strada, ci dice il signor Novecento, e trasformate i diritti dell’uomo [...] in una trionfale cancellazione dei diritti dell’Untermensch, del piccolo, dell’invisibile, del debole [...], si può fare un figlio in provetta, e allora si costruiscano parcheggi crioconsevati di esseri umani, e bimbi sani e belli e bimbi-farmaco, e si accompagni con la fame e con la sete il trapasso di una donna ammalata per decisione di un marito. Che progresso straordinario, che discorso nuovo e profilattico!».
 
Ancora: «Come fate a non capire che è pazzo un mondo in cui ci si mette il profilattico per evitare di avere figli, si ricorre a duecentomila aborti l’anno nel Paese, la Francia, dove oltre al profilattico sono da tempo in commercio la pillola del giorno dopo e la Ru 486 (l’aborto chimico); poi si teorizza e si impone l’uso secondo il quale avere figli nell’età fertile della donna (e della coppia) è antisociale, ma è sociale estendere la fabbricazione di bambini in provetta».
 
Ancora: «Deridete un arcivescovo quando vi spiega la differenza tra l’attesa naturale di un bambino dopo l’amore e la costruzione in laboratorio di un bambino [...], una scelta che tecnicamente può fare di lui quello che vuole chi decide, anche un farmaco se del caso».
 
Ancora: «Siete inclini all’ironia e al sarcasmo [...] e, nei casi peggiori, sospettate che il nostro sia un discorso banalmente politico, strumentale, un appello regressivo e guerresco nel segno di una nuova oppressione [...], volete umiliare le idee che non accettate, defalcare dal dizionario della gente civile la parola “peccato”, anche se detta nello stile ineccepibile di un laico».
 
Credo che basti.
 
Rino Cammilleri