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Il Covile - N.o 265 (9.5.2005) A proposito della legge n° 40 (di Grazia Collini)

A proposito della legge n° 40 del 19 febbraio 2004 (di Grazia Collini)


Aspettavo qualche intervento sulla newsletter che riguardasse il prossimo referendum e sapevo che prima o poi un commento sarebbe arrivato.
 
Così quando ho letto l'intervento di Giannozzo Pucci [v. n°258] mi sono decisa a raccogliere le idee.
 
In questi giorni ho cercato di capire qualcosa di più sulla legge e su quello che chiedono i referendum, ho letto opinioni diverse per fare chiarezza nella mia testa e poter poi lasciare posto alla coscienza e votare, o non votare.
 
Purtroppo per potersi fare un'idea bisogna ascoltare le voci di parte e queste voci sono sempre molto categoriche; non sono riuscita a trovare qualcuno che spiegasse contemporaneamente i pro e i contro; così, per chi come me è alla ricerca di chiarezza cerco di riassumere quello che ho capito.
 

Due premesse: quello che scrive Giannozzo Pucci mi ha molto colpito perché pur avendo letto il testo, evidentemente con attenzione non sufficiente, non avevo focalizzato il problema che Giannozzo Pucci giustamente sottolinea.
"..invece si propaganda la protesi, la soluzione reazionaria, cioè la fecondazione tecnologica in provetta della donna, che non disturba la società delle ingiustizie globalizzate e gli inquinatori, anzi apre per loro un nuovo interessante mercato di investimenti e profitti..."
In realtà l'Art. 2 della legge affronta questo problema ma in maniera effettivamente marginale, poco incisiva, con un tono che appare già arreso alla impossibilità di attuare quanto auspica.
 
Art.2 comma 1 - Il Ministro della salute sentito il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, PUO' promuovere ricerche sulle cause patologiche, psicologiche, ambientali e sociali dei fenomeni della sterilita' e della infertilita' e favorire gli interventi necessari per rimuoverle nonché per ridurne l'incidenza....- e quel "può" la dice lunga.
 
L'altra premessa riguarda l'ipotesi di rimettersi a lavorare sul testo di legge che secondo alcuni non doveva essere sottoposto a un referendum.
 
Non mi era chiaro che c'è già stato un lunghissimo dibattito cioè che per più di otto anni se ne è discusso in Parlamento.
 

Per riassumere quanto ho capito.


Sono stati depositati il 14 luglio 2004 presso la Corte di Cassazione quattro quesiti referendari parzialmente abrogativi della legge sulla Procreazione medicalmente assistita.
 
Tre quesiti, espressione di uno schieramento trasversale che raccoglie esponenti delle più diverse forze politiche, riguardano rispettivamente le norme che comportano rischi per la salute della donna, che vietano la fecondazione eterologa e che impediscono la ricerca la ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali.
 
Il quarto quesito, sottoscritto da parlamentari della sinistra, dirigenti della CGIL e dalla Presidente della associazione Madre Provetta richiede, oltre alla abrogazione delle norme che comportano rischi per la salute della donna, anche quella della disposizione che afferma i diritti del concepito.
 

Cito la legge: Art. 4: Il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è consentito solo quando sia accertata l'impossibilità di rimuovere altrimenti le cause impeditive della procreazione ed è comunque circoscritto ai casi di sterilità o di infertilità inspiegate documentate da atto medico nonché ai casi di sterilità o di infertilità da causa accertata e certificata da atto medico.
 
Deve esserci il principio di gradualità, al fine di evitare il ricorso ad interventi aventi un grado di invasività tecnico e psicologico più gravoso per i destinatari, ispirandosi al principio della minore invasività.
 
E' vietato il ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo
 
L'Art.5 specifica: possono accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi.
 
Nell'Art. 6 comma 3: la volontà di accedere alle tecniche deve essere manifestata per iscritto, tra la manifestazione di volontà e l'applicazione della tecnica deve intercorrere un termine non inferiore a sette giorni. La volontà può essere revocata da ciascuno dei soggetti indicati dal presente comma fino al momento della fecondazione dell'ovulo.
 
Art. 9 sul divieto di disconoscimento di paternità o anonimato della madre: qualora si ricorra a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo in violazione del divieto di cui all'art 4 comma 3, il coniuge o il convivente il cui consenso è ricavabile dagli atti non può esercitare l'azione di disconoscimento della paternità.
 
In caso di tecniche con donazione eterologa, in violazione etc etc.. il donatore dei gameti non acquisisce alcuna relazione giuridica parentale con il nato e non può far valere nei suoi confronti alcun diritto né essere titolare di obblighi.
 
L'articolo 10 riguarda la regolamentazione delle strutture autorizzate, l'11 la creazione del registro di tali strutture.
 
L'articolo 12 riguarda i divieti generali e le sanzioni e al comma 7: fa divieto di ottenere un essere umano discendente da un'unica cellula di partenza
 
Art 13-14 riguardano le misure di tutela dell'embrione. Art.13 comma 2: La ricerca clinica e sperimentale su ciascun embrione umano è consentita a condizione che si perseguano finalità esclusivamente terapeutiche e diagnostiche ad essa collegate volte alla tutela della salute e allo sviluppo dell'embrione stesso, e qualora non siano disponibili metodologie alternative. Comma 3: sono comunque vietati a) la produzione di embrioni umani a fini di ricerca o di sperimentazione... b) ogni forma di selezione a scopo eugenetico degli embrioni o dei gameti e interventi atti ad alterare il patrimonio genetico dell'embrione... c) interventi di clonazione mediante trasferimento di nucleo.
 
L'Art14 comma 1: E' vietata la crioconservazione e la soppressione di embrioni, comma 2: non devono essere creati un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre.
 
Comma 3: se vi sono cause di forza maggiore legate alla salute della donna è consentita la crioconservazione degli embrioni fino alla data del trasferimento da realizzare appena possibile.
 
L'Art. 16 riguarda l'obiezione di coscienza prevista per il personale sanitario.
 

Voci che difendono la legge


IL PRIMO REFERENDUM CHIEDE L'UTILIZZO DI EMBRIONI PER CONSENTIRE NUOVE CURE PER MALATTIE COME L'ALZHEIMER, IL PARKINSON, IL DIABETE, LE CARDIOPATIE, I TUMORI
 
Il Comitato Nazionale di Bioetica nel 1996 ha così espresso le proprie conclusioni sulla identità e lo stato dell'embrione umano:
"Gli embrioni non sono mero materiale biologico, meri insiemi di cellule: sono segno di una presenza umana che merita rispetto e tutela..."
L'embrione umano è uno di noi perché ciascuno di noi è stato uno come lui.
 
Se davvero la sola differenza qualitativa tra la vita di un uomo e quella di un animale consistesse in due tra i suoi attributi, l'essere presente a se stesso (autoconsapevolezza) e il soffrire "anche psicologicamente", dovremmo trarne tutte le logiche conseguenze. La nostra umanità viene meno ogniqualvolta nella nostra vita non siamo presenti a noi stessi e non facciamo l'esperienza della sofferenza nonostante una lesione fisica?
 
Il neonato, il paziente in anestesia generale, chi è sotto l'effetto di farmaci psicotropi, l'anziano demente, il cerebroleso verrebbero esclusi dal rispetto e dalla tutela che sono dovuti all'essere umano? (Don Roberto Colombo, docente alla Università Cattolica di Milano)
 
Una delle regioni alla base dello scontro sulla legge riguarda la possibilità di utilizzare gli embrioni per isolare cellule staminali embrionali pluripotenti al fine di tentare terapie rigenerative .
 
Ma si sta parlando di applicazioni e di prospettive future e non di terapie già esistenti o in rapido divenire e si sta parlando di una delle numerose vie percorribili.
 
Il cittadino si trova a dover operare una scelta tra lasciare morire milioni di persone o permettere l'uso di embrioni per generare cellule salvavita.
 
In un contesto simile la natura dell'embrione umano viene stravolta, negata e banalizzata, diventa qualcosa di sacrificabile.
 
Ma nonostante un significativo potenziale terapeutico ad oggi non esistono terapie che impiegano cellule embrionarie; esistono invece molte terapie che utilizzano cellule staminali adulte (leucemia, grandi lesioni ossee, grandi ustioni, trapianto di cornea)
 
Sono in fase di avvio nuove sperimentazioni sul paziente che implicano l'utilizzo di cellule staminali cerebrali umane. Esistono tecniche promettenti basate sulla attivazione delle cellule staminali nella loro sede di residenza.
 
Inoltre la produzione di cellule staminali embrionali può avvenire senza la produzione di embrioni: sono in corso studi grazie ai quali è possibile deprogrammare le cellule adulta fino a renderle uguali alle staminali embrionali. (Angelo Vescovi, studioso nel campo delle cellule staminali)
 
Ogni volta che si registra un successo nella ricerca e nelle applicazioni terapeutiche legate alle staminali adulte, sulle quali c'è totale libertà di ricerca, spunta il paladino della scienza a sottolineare che ben altro si potrebbe ottenere con la clonazione terapeutica (ma finora di questi successi non c'è traccia) (Scienza & Vita, Comitato per la legge 40/2004)
 
Non è vero che le cellule derivate dall'embrione serviranno per curare l'Alzheimer, il Parkinson, il diabete, i tumori perché ad oggi non esiste un solo caso in cui malattie dell'adulto siano state guarite usando cellule estratte dall'embrione in provetta. Al contrario negli esperimenti su animali le cellule staminali si sono rivelate cancerogene. Viceversa grandi traguardi ha compiuto la scienza usando le cellule staminali dei tessuti adulti. (Scienza & Vita, Comitato per la legge 40/2004)
 
Il secondo quesito è denominato "per la tutela della salute della donna"
 
Chiede che alla fecondazione si possa ricorrere anche se non c'è la prova della sterilità nella coppia e, quando questa sia invece la causa, anche senza aver tentato prima la cura in altri modi; che la donna possa rifiutarsi di accogliere il figlio dicendo no al trasferimento in utero dell'embrione nei due o tre giorni successivi alla sua formazione; che sia possibile la selezione degli embrioni; che si possa generare in una sola volta un numero illimitato di embrioni; che sia permessa la crioconservazione.
 
I promotori dicono che la selezione degli embrioni è indispensabile per eliminare quelli malati ma non dicono che per sapere se un figlio è concepito in provetta è portatore di malattia ereditaria bisogna distruggere anche altri embrioni sani.
 
Il terzo referendum ha il titolo "per l'autodeterminazione e la tutela della salute della donna"
In pratica è identico al secondo ma l'autodeterminazione non può voler dire totale volubilità. La coppia si è già autodeterminata al momento della generazione dell'embrione.
 
Il quarto referendum è denominato "per la fecondazione eterologa"
Se venisse approvato verrebbe legalizzato non il dono di sperma o di ovocita ma l'abbandono di un figlio da parte di chi lo ha generato. Vi sarebbe il rischio di un rifiuto di un figlio da parte di colui che non lo ha generato. Verrebbe impedito il diritto del figlio di conoscere le proprie origini.
 
Infine una citazione del senatore a vita Giulio Andreotti che nell'aula di Palazzo Madama nel dicembre 2003 ha dichiarato: "Vedo veramente una disarmonia tra la tutela ed il riconoscimento per gli embrioni, che questa legge contempla, ed il fatto che fino a quattro mesi, legge sull'aborto, il concepito possa essere mandato al Creatore a norma di legge".
 

Voci promotrici di referendum parzialmente abrogativo


Il congelamento degli embrioni in sovrannumero eviterebbe di sottoporre la donna a un nuovo ciclo di stimolazione ovarica per ogni tentativo di gravidanza. L'obbligo di trasferire comunque in utero gli embrioni, anche se risultano geneticamente non sani, è un'assurdità malvagia.
 
Negare alla scienza possibilità di studiare terapie per malattie sociali devastanti e oggi incurabili, come l'Alzheimer e il Parkinson, è illogico e dannoso.
 
Il referendum non vuole abrogare la legge, vuole emendarla.
 
La legge è già frutto di un compromesso tra laici e cattolici, perché consente la fecondazione ma la limita. (Il riformista 23 luglio 2004)
 
Durante il dibattito al Senato era stata prospettata la necessità di modificare quelle disposizioni che rappresentavano elementi di discriminazione nei confronti delle coppie portatrici di malattie genetiche, o costituivano un pericolo per la salute della donna o rischiavano di tradursi in un vincolo per la ricerca scientifica che avrebbe penalizzato l'Italia nei confronti di altri Paesi.
 
Le proposte, anche le più moderate e ragionevoli, sono state tutte respinte da una trasversale maggioranza di parlamentari "cattolici" che non hanno voluto minimamente porsi come "elementi di conciliazione delle coscienze" ma si sono irrigiditi per affermare che i diritti della donna e della coppia dovevano essere sacrificati rispetto a quelli del concepito. (Antonio del Pennino, senatore Pri e Daniele Capezzone, segretario radicali italiani)
 
"...la normativa in discussione al Senato sulla procreazione medicalmente assistita è inaccettabile e immorale: se approvata, violerebbe il diritto delle cittadine e dei cittadini di formare una famiglia secondo i loro valori e le loro più profonde convinzioni, nonché il diritto di essere liberi di scegliere se avere o non avere figli, quanti averne, quando averli e come averli, anche ricorrendo all'assistenza medica.
 
La libertà riproduttiva è un valore definitivamente consolidato dalla crescita civile di un'Italia che, anche grazie ai referendum sul divorzio e sull'aborto, ha raggiunto nuova maturità.
 
Alcuni divieti (come quello di diagnosi preimpianto con l'obbligo di reinserimento in utero di tutti gli embrioni formati), stupefacenti dal punto vista scientifico e ripugnanti dal punto di vista morale, verrebbero ad incidere sulla salute e sul benessere dei bambini che nasceranno per mezzo della fecondazione assistita.
 
L'approvazione del progetto di legge costituirebbe una sconfitta per tutti:
 
- per i cattolici che, richiedendo e approvando una legge che ammette la fecondazione artificiale, ne riconoscerebbero implicitamente la legittimità tradendo il principio d'inscindibilità tra vita sessuale e vita riproduttiva:
 
- per i laici, che vedrebbero fortemente limitata la libertà personale dalla volontà di una maggioranza parlamentare;
 
- per lo Stato che verrebbe ferito nel principio fondante della laicità e che, approvando la legge cattolica auspicata dallo stesso Pontefice, ricostruirebbe antichi steccati alimentando vecchie e nuove tensioni. (appello del dicembre 2003 firmato tra gli altri da: Carlo Flamigni, Rita Levi Montalcini, Tullia Zevi)
 
Veronesi sul Corriere della Sera del marzo 2005: «È grave quando uno Stato arriva a porre delle barriere alla ricerca con ricadute cliniche concrete e con limitazioni alle libertà individuali dei cittadini, malati o sani che siano». Alla domanda cosa intenda per ricadute cliniche negative risponde: «Un esempio pratico riguarda proprio l'oncologia. Finora noi potevamo congelare gli ovociti fecondati di una paziente che doveva essere sottoposta a chemioterapia, con possibili conseguenze proprio su una successiva vita procreativa, per poi reimpiantarli a cura completata. La legge attuale, la 40, appunto, lo impedisce. E quindi alle donne malate, oltre al peso fisico e psicologico di una malattia come il cancro, viene impedita per legge una progettualità di vita possibile. Questo non mi sembra un fiore all'occhiello per una società moderna».
 
Per quanto concerne le analisi preimpianto:
«In questo caso la legge 40 nega uno dei maggiori progressi della medicina. Pare che il legislatore ignori il vero obiettivo delle analisi preimpianto: quello di dare la possibilità a chi è portatore di una malattia genetica di non trasmetterla ai propri figli. È stata vanificata la grande speranza di ridurre in modo consistente il tragico peso umano e sociale di 30 mila bambini che ogni anno nascono in Italia con gravi malformazioni».
 
Alla domanda se ritenesse necessaria una regolazione rigida a tutela della coppia, della donna e del nascituro:
«Una cosa è controllare i centri autorizzati, stabilendo le caratteristiche di efficienza e sicurezza, fissare una legge quadro a cui fare riferimento... Altra cosa è limitare le libertà individuali e porre barriere alla ricerca. La legge 40 è un passo indietro, non da Stato laico, moderno, che crede nelle scoperte scientifiche da mettere a disposizione di tutti».
 
La legge 40 sarebbe espressione di schizofrenia da parte dello Stato?
«È un esempio di come si vogliano allontanare le scoperte scientifiche che il nostro sistema etico-culturale non è pronto a elaborare. Per esempio, a dispetto o forse a causa dei progressi della genetica, questa legge rappresenta dal punto di vista scientifico e civile un passo indietro rispetto alla 194, che stabiliva che la libertà riproduttiva è parte inalienabile dei diritti della persona e fa capo a quel principio di responsabilità individuale che è caratteristica fondamentale di tutte le civiltà democratiche. La nuova legge, invece, fissa precisi limiti alla procreazione assistita proprio ora che la genomica e le biotecnologie hanno ampliato di fatto le possibilità tecniche della procreazione assistita. Addirittura vieta la fecondazione eterologa, la tecnica più semplice e antica (risale al '700) per risolvere la sterilità di un maschio. È come se la libertà di autodeterminazione di un individuo fosse inversamente proporzionale alla sua effettiva possibilità di esercitarla». Dimostra paura e sfiducia nell'individuo o nella scienza? «In tutti e due».
 

e poi l'astensionismo


Dirigenti e esponenti di tutte le aggregazioni cattoliche - da Ac ai Focolari, da Cl alla Comunità di sant'Egidio, passando per Rinnovamento nello spirito, Agesci, Forum delle famiglie e altre sigle cattoliche anche del terzo settore - hanno annunciato la loro adesione al comitato «Scienza e vita per la legge 40/2004» che raccoglie ad oggi 110 personalità del mondo scientifico, culturale professionale, politico e associativo.
 
Obiettivo del Comitato è favorire l'astensione per far fallire i referendum, impedendo così «il peggioramento della legge 40», ritenuta «non perfetta, ma che pone fine al cosiddetto far west procreativo». I firmatari ritengono di poter con l'astensione rilanciare anche la «alleanza tra scienza e vita», visto che «solo il primato della vita garantisce il perseguimento dei diritti dell'uomo e lo sviluppo scientifico ardimentoso e controllato». Il Comitato è presieduto da Paola Binetti, presidente della Società italiana pedagogia medica campus biomedico di Roma e da Bruno Dalla Piccola, ordinario di genetica alla Sapienza, e tra i politici che vi aderiscono figura anche il presidente della Fondazione Liberal Ferdinando Adornato, parlamentare di Forza Italia. Ma le firme collegate all'associazionismo cattolico sono decine: Paola Bignardi, presidente di Ac, Mario Marazziti della Comunità di sant'Egidio, Giancarlo Cesana di Comunione e Liberazione, Antonio Maria Baggio dei Focolari, Renato Balduzzi presidente del Meic, Maria Grazia Fasoli della presidenza delle Acli, Carlo Costalli presidente del Movimento cristiano lavoratori. Aderiscono poi esponenti dell'Agesci, della Fuci, del Centro femminile italiano, dei Medici cattolici, del Forum delle famiglie, del Movimento italiano genitori, del Centro turistico giovanile.
 
Praticamente tutte le sigle dell'arcipelago cattolico si schierano cioè per il non voto. Se alle adesioni dei dirigenti dell'associazionismo cattolico corrisponderà anche la scelta della base, il mondo cattolico si presenterà unito alla scadenza dei referendum, evitando la diaspora verificatasi invece per le consultazioni su divorzio e aborto. E sarà il segno che sono state superare le perplessità di molti di fronte all'invito del cardinale Ruini all'astensione, quando per decenni, dal '48 in poi, la Chiesa aveva predicato agli italiani che la partecipazione politica è un dovere. Il presidente dei vescovi italiani, i vertici ecclesiastici e ora anche l'associazionismo cattolico, ha ritenuto che scegliere l'astensione sia costituzionalmente legittimo, che sulle questioni antropologiche il referendum sia uno strumento pericoloso e che astenersi sia un modo di incarnare la stessa partecipazione politica del passato, in un modo più adatto a questa circostanza. (Corriere della sera, febbraio 2005)
 
Dopo tutto questo ho le idee più chiare.
 
Mi piacerebbe però lanciare la palla e restare in attesa di opinioni. Mi piacerebbe leggere pareri sereni, non categorici.
 
Grazia Collini
 
[Sul tema vedi anche i numeri 179 , 192, 258]