Il Covile | Indice Newsletter (2001-2009)

Il Covile - N.o 266 (15.5.2005) Non andare al seggio a votare (di Giannozzo Pucci)

RIFIUTARE IL REFERENDUM:
una scelta chiara per chi considera la fecondazione naturale un limite insuperabile della libertà


La fertilità maschile e femminile è diminuita in maniera drammatica nei paesi sviluppati a causa dell’inquinamento alimentare e ambientale.
 
La soluzione vera è vietare penalmente l’agricoltura chimica e l’emissione di nuove sostanze sospette, liberalizzare, cioè deburocratizzare, l’agricoltura non industriale e l’artigianato, cambiare la scuola, consentendo l’apprendimento del lavoro manuale e liberalizzando le decisioni didattiche a livello di insegnanti e genitori per preparare un cambiamento e passare da una società ed economia distruttiva per l’uomo e la natura a una società ed economia di risanamento e salute, che comporta un orientamento anche verso le virtù più alte dell’anima umana.
 
Invece si propaganda la protesi reazionaria, cioè la fecondazione tecnologica in provetta della donna, che non disturba la società delle ingiustizie globalizzate e gli inquinatori, anzi apre per loro un nuovo interessante mercato di investimenti e profitti.
 
Gli interessi economici che hanno provocato il danno dell’infertilità forniscono anche il rimedio tecnico, che non ha nulla a che vedere per qualità, costi, salute, bellezza, gratuità, uguaglianza fra poveri e ricchi, coinvolgimento intimo, efficacia, fondamento morale, con quello naturale.
 
L’unica legge giusta in questo campo è vietare la fecondazione in provetta, cioè la manipolazione di ovuli e spermatozoi, come attentato alla dignità umana e come soluzione che lascia intatte le cause sociali della sterilità.
 
Nella storia c’è stata la schiavitù, ma mai, nemmeno per gli schiavi, la disponibilità dei loro gameti maschili e femminili da parte di altri. Solo una tecnologia reazionaria l’ha resa possibile.
 
Sul piano dei principi: Sempre sul piano dei principi il referendum non ha fondamento né democratico né giuridico, perché la fecondazione tecnologica, come l’acqua potabile, l’aria, i semi, riguarda diritti comuni originari precedenti alle costituzioni degli stati, i quali ad essi dovrebbero solo inchinarsi.
 
Non è pensabile infatti che una sola generazione possa legittimamente modificare per referendum il modo di aver figli, una materia così intima e universalmente rispettata da quando l’uomo esiste sulla terra, e che influirà su tutte le generazioni successive. Una decisione democratica in questa materia richiederebbe il diritto di voto da parte di tutte le generazioni passate e future, rispondendo alla domanda: siamo liberi di schiavizzare le nostre cellule generative per qualsiasi scopo?
 
Ogni civiltà ha dei tabù, dei confini da non superare, pena il venir meno della sua identità e ragion d’essere. Quando si eliminano i limiti e al loro posto si mette il principio di efficienza non siamo più uomini, ma una massa di bambini eternamente insoddisfatti che battono i piedi per avere mezzogiorno a mezzanotte, a qualsiasi prezzo, una massa senza limiti che devasta la propria civiltà e l’intero pianeta.
 
Gli altri argomenti (costo sociale e personale, impossibilità per i più poveri, bassa percentuale di riuscita, sofferenze della donna, umiliazioni dell’uomo e della donna, salute e difficoltà dei figli nati in questo modo, potere dei laboratori di abusare, diffusione di concezioni e pratiche eugenetiche ecc.) per quanto importantissimi, sono solo conseguenti, perciò secondari.
 
Argomento secondario è anche la presa di posizione della gerarchia cattolica.
 
Alcuni cattolici non vanno a votare perché l’ha detto Ruini, altri vanno a votare per spirito di contraddizione o indipendenza da Ruini, ma tutti e due entrano poco nel merito, considerando più importante, in negativo o in positivo, la posizione della gerarchia ecclesiale che la materia del contendere, che pure riguarda nientemeno che l’obbedienza a una delle leggi fondamentali della creazione.
 
Purtroppo la gerarchia, benedicendo le armi del progresso come se fossero esenti dal peccato originale, troppe volte ha lasciato confinare la sua autorità morale al solo tema della sessualità umana. Perciò mentre i cattolici possono essere fieri di una Chiesa che difende la procreazione naturale condannando la pillole e la fecondazioni in provetta in quanto contro natura, resta come problema non indifferente la lacuna di non aver ancora condannato, in quanto contro natura, la fabbricazione e detenzione da parte di chicchessia delle armi di distruzione di massa oltre agli inquinanti chimici che provocano l’infertilità, la morte di tante forme di vita e di tanta gente.
 
In questo referendum l’atteggiamento della gerarchia ha indebolito la sua posizione riducendosi a invitare a non andare a votare per tattica politica, cioè per difendere, come male minore, una legge che la Chiesa non approva. Ma perché non sostenere che non si può votare proprio perché votare “no” significa difendere attivamente la legge 40, il che è moralmente impossibile: se poi resterà in piedi come conseguenza del non voto, allora sarà un male minore, sotto le cui bandiere però non ci si può arruolare.
 
Comunque nel caso del referendum sulla fecondazione tecnologica sta dalla parte dei più deboli chi difende la natura rifiutando di fornire alibi a una società distruttiva e vuole lasciare aperta l’unica via legittima per avere figli: combattere le cause dell’infertilità e non violentarne tecnologicamente gli effetti!
 
Mai come oggi chi è contro la subordinazione della fertilità alla tecnologia e agli inquinamenti, per esprimere la sua scelta ha una sola chiara manifestazione di volontà: rifiutare un referendum illegittimo e non andare a votare.
 
Giannozzo Pucci