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Il Covile - N.o 269 (29.5.2005) Domande su Konrad Weiss

Domande su Konrad Weiss


Vi avevo annunciato che saremmo dovuti tornare sulla figura di Epimeteo ed ecco che lo facciamo, ma andiamo con ordine. Qualche anno dopo il mio incontro con l'Epimeteo illiciano, lessi, in Ex Captivitate Salus, Carl Schmitt che parlava di sé come di un "Epimeteo cristiano".
"Ma se mia figlia volesse sapere alcunché dell'arcanum nel fato di suo padre e mi domandasse parole che tocchino il nucleo più segreto della mia vita, non le potrei citare alcun verso di Daübler. Non le posso rispondere al modo di un prometide, ma solo come in Epimeteo cristiano, con una strofa di Konrad Weiss:
So wird der Sinn, je mehr er sich selber sucht,
Aus dunkler Haft die Seele geführt zur Welt.
Vollbringe, was du mußt es ist schon
Immer vollbracht und du tust nur Antwort
"
Dei quattro versi l'edizione Adelphi fornisce la traduzione: "Così il senso è condotto, quanto più se stesso cerca, / così l'anima da oscuro carcere è condotta nel mondo. / Compi quel che devi, è già / da sempre compiuto e tu puoi solo rispondere". Il curatore ci informa inoltre che "per la scelta del nome mitico Schmitt è in debito con Konrad Weiss [1880-1940], uno svevo cattolico suo amico, poeta di Tantalo (1929) e di Epimeteo cristiano (1933)".
 
Schmitt parla dell'amico come di un "poeta sibillino" le cui rime formano un "oscuro gioco" e in effetti poco si capisce, tuttavia sembra vi sia qualche consonanza con l'Epimeteo di Illich: l'uomo che accetta, che pronuncia il suo sì.
 
Si aprivano inevitabilmente due interrogativi che per lungo tempo sono rimasti sospesi:
  1. L'Epimeteo di Weiss - Schmitt coincide con quello di Illich?
  2. E se sì, ad Illich era nota l'opera di Weiss ?
Di recente la sollecita amica Marisa Fadoni Strik si è procurata in quel di Berna (ormai il giro della NL ha tentacoli dappertutto) una copia di Der christliche Epimetheus, (Verlag Edwin Runge, Berlino, 1933) ed ha fatto un primo controllo. Sorpresa, il testo è in prosa e contiene, in esergo, una sola, diversa, poesia! Le domande sono aumentate:
  1. Ci ha tratto forse in inganno il traduttore con quel "una strofa di Konrad Weiss", oppure è Schmitt che si è confuso citando a memoria, nelle dure circostanze in cui scriveva Ex Captivitate ?
  2. Da dove proviene la citazione?
Marisa ha fatto un'altra scoperta e anch'essa si trasforma in una domanda:
  1. Un testo del '39 di Weiss è intitolato Das Sinnreich der Erde, c'è un rapporto col successivo Der Nomos der Erde di Schmitt?
I quesiti sono qui anche per gli altri lettori che sappiamo essere persone curiose e in grado di dare una mano all'indagine. Staremo a vedere.
 
Intanto torniamo alla domanda numero uno da cui tutto è iniziato. Ivan Illich, nell'introduzione a Descolarizzare la società, racconta che "l'ultimo capitolo [cioè quello su Epimeteo] contiene le mie riflessioni dopo una conversazione con Erich Fromm su Das Mutterecht di Bachofen". Un punto di contatto è dunque certo: Weiss non poteva non conoscere il testo di Bachofen, per Schmitt dall' "influenza incalcolabile".
 
Il controllo su Bachofen è stato facile, essendo Das Mutterecht stato meritoriamente tradotto da Einaudi qualche anno fa, ne è risultato che l'Epimeteo di Illich si è allontanato di molto da quello di Bachofen, come potete controllare più sotto. Resta l'interrogativo: in questo cammino Epimeteo è passato per l'ormai dimenticato Konrad Weiss?
 

Epimeteo 2 - la versione di Bachofen


J. J. Bachofen, Il matriarcato, Vol I, pag. 368-339, Einaudi

Il contrasto sinora evidenziato fra la mentalità dei popoli basati sul principio materno e le stirpi basate su quello paterno rivela un'in­tima affinità con il contrasto fra Prometeo ed Epimeteo quale ci viene descritto dagli autori antichi. Le popolazioni legate alla figura ma­terna rientrano nell'ambito del principio materiale della hyle [mate­ria]; quelli legati alla figura paterna rientrano invece nella sfera del principio spirituale dell'eidos [idea, forma].
 
Analogamente, in Epimeteo sembra evidenziarsi il predominio della materia e di quell'inconsa­pevole necessità naturale di fronte a cui Prometeo cerca di far trion­fare il principio spirituale. Ad Epimeteo viene destinata - con il concorso di Ermes - la bella Pandora, la Donna primigenia, mentre Prometeo lo mette in guardia dall'accettare quel dono sciagurato. Incapace di autodeterminazione, vittima passiva della legge materiale, in tutte le caratteristiche che la Teogonia gli attribuisce Epimeteo appare come l'incarnazione della natura meramente materiale, dove hyle impera su nous [il pensiero, la mente]. In tal modo egli si pone in stretta connessione con il principio materiale materno; ed è ancor più significativo il fatto che la mitica genealogia lo confi­guri quale padre di quella Pirra che è la Madre primigenia dei Lo­cresi e a partire dalla quale vengono definiti άπόΠΰρράς [«i discen­denti di Pirra»]. Il predominio della hyle nella progenie di Pirra coincide perfettamente con il rapporto che sembra intercorrere fra lo stesso Epimeteo e Pandora. Allo stadio meramente materiale cui questa progenie appartiene, il principio formativo maschile non compare come un principio che determina e domina, ma piuttosto come quello che viene determinato e che si pone al servizio.
 
Prome­teo appare invece come il rappresentante dell'umanità ricondotta all'attività formativa maschile. In lui e nella sua abilità tecnica capace di offrire ai mortali forme tratte dall'umida terra incontriamo l'uo­mo in quanto Demiurgo, analogamente alla concezione aristotelica dell'eidos maschile. La hyle appare in posizione subalterna rispetto all'eidos. Il tavolo appartiene non al legno, ma al falegname, allo stesso modo in cui - in sintonia con l'idea paterna che lo impronta - anche il diritto romano assegna l'o­pera all'artefice, all'autore, e non al proprietario del metallo in cui essa è stata forgiata. Nella corsa delle fiaccole che Atene celebra in onore di Prometeo si manifesta quella continuità della stirpe che compare soltanto laddove al vertice è posto l'eidos anziché la hyle. Nel loro avvicendarsi, le varie generazioni appaiono come le sostenitrici della medesima fiamma, che il primo motore ve­de conservarsi in una lunga catena di discendenti.
 
A Epimeteo e all'origine mortale che gli è propria non si applicano né quell'attività formale-figurativa né questa corsa con le fiaccole, che appartengono entrambe esclusivamente al principio prometeico-spirituale. Il con­trasto tra le loro figure prosegue nel legame fra Epimeteo e tutti que­gli affanni e quelle sciagure che in ogni istante pongono dinanzi agli occhi dell'uomo la sgomentante morte e, quale compagno di via, gli presentano il trapasso anziché la speranza, mentre Prometeo in­nalza il proprio sguardo alla sfera solare e da ultimo introduce l'uomo nella congrega dei Celesti. Sarà Eracle infatti a portare a compimen­to, dopo tredici generazioni, la vittoria del diritto spirituale della lu­ce.
 
Questo contrasto ci rivela il principio materiale, non spirituale, di Epimeteo come quel disperato stadio religioso in cui vengono in primo piano il trapasso e il lato oscuro della natura; lo stadio in cui, come a Cirene, il culto dei morti assume un'importanza precipua; lo stadio, infine, in cui il cruento compito delle Erinni, senza spe­ranza alcuna che le potenze della luce elargiscano la riconciliazione, sovrasta l'umana esistenza come un'oscura e tremenda legge di mor­te.
 
Tutte queste manifestazioni dell'epoca primordiale sono il frutto di un solo e unico principio, ossia della signoria assegnata alla hyle. Essa è l'epoca del trionfo della materia, che assegna la pre­minenza alla donna, conosce soltanto il cruento diritto materiale, si misura in duello, si attiene in tutto e per tutto alla legge naturale e si erge dinanzi all'oscura potenza della morte, dinanzi alla legge della creazione tellurica: quell'epoca che, abbandonandosi irrimediabil­mente a ogni sorta di afflizioni anziché affidarsi all'autodecisione, diviene schiava del rimpianto, e in cui gli uomini, simili a tante pietre scagliate all'indietro, non vedono profilarsi altro che l'oblio della vita individuale anziché la continuazione della specie. Il con­trassegno del diritto materno della Terra è il legame alla materia; con il momento in cui ci si ridesta alla libertà e all'esistenza spirituale inizia il trapasso al principio paterno, che rinvia al Sole e, attraverso le sofferenze di Prometeo, ottiene la vittoria definitiva.