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Il Covile - N.o 276 (7.7.2005) Carlo Poggiali, in memoria

Questo numero


Stamani, prima che arrivassero le terribili notizie da Londra, eravamo ai funerali di Carlo Poggiali, il Dottor Poggiali, a cui tanti, compreso il curatore di questa newsletter, debbono molto. Gli amici lettori ricorderanno qualche suo sottile intervento, ho intenzione di ripubblicarne qualcuno in tempi migliori. Intanto ho chiesto a Riccardo Zucconi un ricordo, eccolo.
 

Lettera a Carlo Poggiali (sono sicuro che in qualche modo risponderà)


Dottore caro,
si vede che era destino che i nostri ultimi rapporti fossero epistolari. Pia mi ha detto stamani che proprio ieri sera, martedì, ha impostato una lettera per me. Immagino che la riceverò domani, dopo il suo funerale. Credo anche di sapere cosa ci sarà scritto: raccomandazioni e compiti da adempiere, espressi con quel suo tono spiccio e sarcastico.
 
Stamani mi sono messo a vagare nel suo studio, cosa che l'avrebbe fatta senz'altro arrabbiare. A vagare in quell'antro così disordinato e pieno di libri, di oggetti, di medicine, di ricordi. Tanti ricordi. Seduto sulla sua poltrona nera, nel tempo, ho scoperto un'infinità di cose. Là sono nati i miei figli, là è venuto fuori il mio libro, col personaggio di Giovanni, di cui tanto le sono debitore. Là ho preso fiducia in me stesso, scacciato le mie nevrosi, imparato a fare di ogni giorno un mattone con cui costruire la mia vita.
 
Accanto al suo amato computer ho notato due libri: Il destino dell'uomo di Martin Buber, e Gli asini volano?, edito da Giannozzo, col suo fulminante contributo così politically incorrect. Ricordo che il primo inizia con la terribile domanda posta da Dio all'uomo: "Cosa hai fatto degli anni che ti ho dato? Come hai speso la tua vita?". Beh, credo che lei potrebbe rispondere senza imbarazzo: "Ho fatto del bene, ho aiutato, ho guarito tanta gente".
 
Tutti noi l'abbiamo tempestata di una sfilza infinita di richieste su ogni tipo di malattia, richieste che con la psicanalisi non avevano niente a che fare. Le abbiamo indirizzato familiari ed amici. Tutti si sono trovati bene, moltissimi sono guariti. Alcuni non riuscivano a reggere il primo impatto, a volte davvero poco convenzionale. Scappavano. Poi telefonavano: "Mi hai mandato da un pazzo!"
 
Adesso dovremo abituarci a fare a meno di lei e non sarà una cosa facile. Ci mancherà la sua intelligenza così pronta, la simpatia irresistibile, il suo modo di raccontare e rendere viva ogni cosa. Grazie. E grazie anche per quel suo lei, mantenuto ostinatamente per vent'anni. Un lei così prezioso, capace di svilire tanti abusati ed inutili tu.
 
So che ieri sera si è visto Sfida all'O.K. Corral, con Burt Lancaster e Kirk Douglas, fino a mezzanotte, mangiandosi un monte di ciliegie e di albicocche. Per lei, che ha sempre amato il cinema e le pistole, non poteva esserci niente di meglio.
 
So anche che il suo gatto è fuggito pochi giorni fa, che è finito sotto una macchina in via Boccaccio. Penso che l'abbia voluto precedere nell'aldilà, come i gatti degli antichi egizi, e che ora sarete di nuovo insieme. Un giorno lo saremo tutti, ne sono certo.
 
Ciao Carlo, che la terra ti sia lieve.
 
Riccardo
Firenze, 6 luglio 2005