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Il Covile - N.o 281 (22.8.2005) Epifanie del suono. Prime glosse a Konrad Weiß (di Pietro De Marco)

Questo numero


Gli amici che cominciavano a preoccuparsi possono respirare: la nostra avventurosa spedizione nella cultura tedesca con questo numero fa alto. Il grande Wodehouse direbbe “Qualcosa di fatto, qualcosa di tentato, possiamo andare a dormire”. Con un gran finale, però: sono riuscito infatti a “incastrare” Pietro De Marco, (in cose ben più urgenti affaccendato, si veda l’ultimo importante intervento nel sito di Sandro Magister Su terrorismo, sfida culturale e scontro di civiltà) nell’interesse per Konrad Weiss e così cominciamo a comprendere qualcosa anche del contenuto di 1933, il nostro tormentone estivo. Un grazie a tutti quelli che hanno collaborato.
 

Epifanie del suono. Prime glosse a Konrad Weiß (di Pietro De Marco)


 
Partiamo dalla preziosa traduzione che ci è stata fornita da Marisa Fadoni Strik*.
 
1933
 
Wehrlos reiche Frucht der Jahre,
Idie noch in der Zukunft dämmert,
unberufbar durch die wahre
treue Sinnschaft doch der Jahre,
ob sich Recht durch Sinn befahre,
Antwort laut entgegenhämmert, —
 
Frucht im Sturm, die also hämmert.
 
Wehrlos, doch in nichts vernichtet,
Sinn im Echo fortbenommen,
wachsend mit dem Klang der Trommen
laut wird unser Herz gerichtet,
wenn wir durch die Pforte kommen.
 
Laute Zukunft, die noch dämmert !
 
Echo wächst vor jedem Worte.
Wie es in den Jahren rüttelt,
wird die Sinnfrucht durchgeschüttelt,
wie ein Sturm vom offnen Orte
hämmert es durch unsre Pforte.

 
Konrad Weiss
Indifeso, ricco frutto degli anni
che ancora albeggia nell’avvenire,
inappellabile attraverso il vero
fedele Senso** degli anni,
se Diritto tramite il Senso giunge [corr. si esplora],
forte la risposta va incontro martellante***, -
 
nella tempesta frutto, che dunque martella.
 
Indifeso, in niente tuttavia annientato,
il Senso si perde nell’eco,
in un crescendo al suono dei tamburi
il nostro cuore fortemente viene diretto
quando attraversiamo la Porta.
 
Sonoro avvenire che ancora albeggia!
 
L’Eco cresce ad ogni parola.
Come si scuotono gli anni,
così il frutto del Senso sarà scosso,
come tempesta da aperti spazi
si martella alle nostre porte.

 
* Prima e provvisoria traduzione1. Ho introdotto piccole varianti mie nella proposta di Marisa; l’unica significativa, al v.5, è solo indicata, tra parentesi, e discussa nella nota (b) . Conservo le indicazioni di rese alternative; è una traduzione di lavoro – P.D.M.

** Sinnschaft , non è Sapienza (come tradotto in un primo tempo), che è Weisheit. Si tratta di parola poetica inventata, un neologismo sembrerebbe, unico e introvabile. E’ come se si dicesse in italiano sensità, in luogo di senso – M.F.S.

*** entgegen , preposizione, può avere il significato di verso, in direzione di, ma anche contro, contrariamente a, in opposizione a; perciò senza un contesto più certo si può soltanto cercare di intuire; qui la logica vorrebbe questa interpretazione. – M.F.S.

 
1. Una prima lettura un po' più attenta (e qualche miglior dizionario tedesco alla mano, ma senza un vero lavoro parola per parola), mi porta a proporre intanto una parafrasi di 1933 di Konrad Weiß.
Anzitutto, il registro alto (e un certo taglio oracolare, comune alla lirica in quei decenni, anche sull'eredità di Stefan George) non implica frammentazione asintattica. Sono dunque legittime le classiche domande di “analisi logica”; chi è il soggetto della prima strofa? La mia prima azzardata ipotesi era stata porre come soggetto logico-sintattico Recht, supponendo che gli enunciati dei primi quattro versi fossero apposizioni di Recht. Il senso locale sarebbe questo, che rendevo (in quanto parafrasi e non traduzione vera e propria) cambiando talora l'ordine delle frasi. Tra parentesi quadre le integrazioni al testo. In corsivo, tra parentesi tonde, delle aggiunte esplicative.
  Se [il] Diritto, frutto degli anni indifeso/inerme [e] ricco, frutto che ancora albeggia e [è/resta] anche inappellabile tramite la vera [e] fedele natura sensata (Sinnschaft) degli anni, attraversi/scavi (in) se stesso tramite [il] Senso, alta la Risposta [gli/ci] martella incontro, come frutto, che nella tempesta si muta (si svolge) in risposta martellante.

Alcuni dati sono però contro questa lettura. La testimonianza stessa di Carl Schmitt2 distingue il Frutto degli anni dal Diritto; è il “frutto degli anni” che si rivela al Diritto e lo sostiene (erwächst) nel Senso3. Ma anche una migliore lettura di 1933. Il v.7, che fuori della prima strofa la chiude, fa di Frucht il contenuto vivente della Antwort, della risposta suscitata dall’azione su di sé del Diritto secondo il Senso. La Frucht der Jahre era dunque là, in attesa di essere suscitata. Riformulo allora la prima strofa, e il resto di conseguenza:
  1933
  (Prima strofa) [Esiste, come (in) attesa, un] frutto degli anni, indifeso/inerme [quanto] ricco, frutto che albeggia e [è/resta] anche inappellabile(a) tramite la vera, fedele, natura sensata (Sinnschaft) degli anni. Ma ove Diritto attraversi/scavi (in) se stesso(b) tramite [il] Senso, alta la Risposta [gli/ci] martella incontro. È il frutto [degli anni], che nella tempesta si muta in risposta martellante.
  (W. apre il tema dell'eco, centrale).
(Seconda strofa) E, dunque, [il] Senso, inerme (come la Frucht, che nel Senso si (ri)suscita) ma assolutamente non annientato, si trova nella/in Eco (che è la Antwort, la risposta martellante), [ma] come stordito, conquistato. Fortemente, ad alta voce, il nostro cuore viene guidato/diretto in un crescendo al suono dei tamburi, quando/se giungiamo per la Porta. Sonoro Futuro che è tuttavia alba! (come l'inerme frutto degli anni).
(Nella seconda strofa, dunque, appare Futuro, o Avvenire, e si allinea alla sequenza Diritto/Senso/Eco).
  (Terza strofa) Eco sorge davanti ad ogni parola. Come si ha s(con)volgimento negli anni, così il frutto del Senso (che è nell'Eco o è Eco stessa) sarà scosso (come i frutti degli alberi, per coglierli). Picchiano, martellano (=si martella, impersonale, qualcuno/qualcosa martella) alla nostra Porta (già evocata nella seconda strofa), come tempesta da spazi aperti.

___________________________________________________
 
(a) La trad. inappellabile mi pare eccellente; unberufbar, di agevole costruzione, non è tuttavia nei dizionari. Probabilmente anche la Unberufbar(keit) del Frutto degli anni, come Sinnschaft, è conio di Weiß. A mio parere significa questo: sussiste il frutto degli anni (che è, probabilmente, l’attesa del popolo tedesco, giunta a compimento, oppure il cuore), frutto della storia, ricchezza inerme, cui tuttavia non ci si può appellare a partire dalla stessa Sinnschaft degli anni; gli anni, il tempo, che hanno generato il loro frutto non per questo permettono che ci si valga di loro per “richiamarlo”. Gli anni non possono, secondo la loro costituzione di senso, in quanto anni dell’attesa, mantenere nell’attesa ciò che hanno prodotto, insomma vincolarlo a se stessi. Gli anni, per quanto lo abbiano generato, secondo verità e fedeltà, non hanno autorità sul loro Frutto; non abbiamo possibilità di appellarci a lui, di richiamarlo per loro tramite, quando si trasforma. Come la Madre che ha generato ma non ha autorità sul Figlio; affiora forse, nella Frucht der Jahre il tema mariano caratteristico nell’Epimetheus (v. avanti); è stato segnalato da un interprete di Weiß, Dominika Alžbeta Dufferová, in un recente saggio su Carl Schmitt, The Historical Thinking of Carl Schmitt and its Signification for the World Orders. Il Frutto degli anni trascende, oltrepassa, l’arco della sensatezza del tempo; il Diritto se ne fa interprete. D’altronde è detto che la Frucht der Jahre anche dämmert, è, o meglio ha in sé, l’alba, l’inizio. (Si ricorderà, peraltro, che nella semantica ordinaria dämmern designa anche la luce del tramonto, il “farsi chiaro” come il “sonnecchiare”).
 
(b) Rispetto ad altri nodi testuali su cui abbiamo discusso, pare importante quello del (non determinato) senso del v. 5 della prima strofa: ob sich Recht durch Sinn befahre, chiave di tutto il complesso epifanico (per dire così) che viene evocato. Befahren ha anche significati tecnici (minerari: scavare, “coltivare”). Quel sich befahre(n) può valere dunque: percorrere se stesso, lavorare su di sé, in diverse possibili accezioni metaforiche. Resta il dato che da questo sich befahren secondo il Senso, da parte del Diritto, scaturisce una risposta, una eco iterata e martellante. Questa Eco generata dalla domanda (anzitutto a/in se stesso) del Diritto immerge il Senso, che della domanda è stato strumento, in un futuro albeggiante (così come caratteri di alba conservava il “frutto degli anni”).

 
2. La congiuntura storica, il clima emozionale, simbolico e prognostico, dei versi di Weiß sono quelli della presa del potere (anzi dei “pieni poteri”) da parte di Adolf Hitler. Il titolo della poesia, che apre l’opera, è 1933 e Der christliche Epimetheus4 è pubblicato dopo il marzo; il titolo del 3. capitolo che riprende la formula è Der deutsche christliche Epimetheus; aggiungo appena che queste pagine sono anche una riflessione sulla storia di impianto mariologico – vi è per Weiß una Immaculataform der Geschichte. Il poema concentra/compendia esemplarmente il senso dell'attesa visionaria dello spirito tedesco al momento della rivoluzione (nazional-socialista – ma sappiamo che per molti tedeschi il partito e Hitler stesso erano pensati come meri, transitori strumenti della rivoluzione tedesca), cui poteva partecipare anche un intellettuale cattolico in consonanza con le attese stesse di Carl Schmitt. Per Weiß, d’altronde, Carl Schmitt è un katholischer Rechtslehrer; in lui il diritto è essenzialmente un mystisch-praktisches Integrum, un tutto, un intero mistico-pratico5.
Il Diritto può avere accezioni ontologiche/metaforiche alte e generali e/o fare riferimento al diritto cui il popolo tedesco si appella. Conta però la figura del percorso secondo il Senso (di cui si potrebbero simulare i contenuti) che scatena la Antwort, la Risposta. Questa risposta, che nei cuori agisce col crescendo del rullo dei tamburi, assume la forma se non della guerra, necessariamente, comunque dell'alta, sonora (laut avverbio o aggettivo ricorre tre volte) manifestazione di sé, anche secondo Potenza, dello spirito tedesco.
La Eco è dunque come il frutto del Senso interpellato dal Diritto, divenuto autonomo e in frenabile suono e appello; e il frutto sarà scosso, cioè còlto. Gia nella forma di rullo di tamburi l'Eco guida i cuori; il wird gerichtet (“viene guidato, indirizzato”) non può non avere, nell’orizzonte dell’evocazione di Recht, una forte sanzione sonora. La Tempesta negli aperti spazi fuori della Porta, è propriamente la figura che assume Eco nel suo ritorno; è la sconvolgente e trasformante Eco risvegliata dal/nel Senso.
Come il Frutto degli anni che il Diritto prende in mano, anche il Futuro conserva la luce dell'alba. Questa Eco che forma, e che è come tempesta fuori della Porta, è anche il picchiare alla Porta, richiamo e invito ad aprire, o a uscire all'aperto. Alla Porta bisogna arrivare ed aprirla: fare entrare la tempesta ovvero uscire nella tempesta. È il ritorno ormai indirizzato, gerichtet, del popolo (e dello spirito) tedesco alla Storia
 
Ma la semantica poetica è per sé complessa; ha pieghe e si presta - qui, si potrebbe dire: cristianamente - ad altri registri che non quelli dell'attesa civile di rinascita. Significativa la diffusa presenza del poema in ECS, in sintonia anche (o anzitutto) con lo Schmitt della sconfitta e della prigionia. È certamente la costitutiva equivocità dell'oracolo che lascia spazio ad ogni (altra possibile) epifania dal Diritto che interpella il Senso. Eco e rullo di tamburi, nella riflessione schmittiana degli anni postbellici, si fanno tema di altri rumori e di altro bussare alla porta della coscienza. E' L'eco dell'amplificazione tecnologica; è la tempesta del Senso invocato dai vincitori, nuova Eco suscitata dalla civiltà postbellica. L’oscuro gioco delle rime di Weiß (e Däubler) diviene senso e preghiera, Sinn und Bitte 6 .
Profondamente, nell'ordine personale, la meditazione e la risonanza di 1933 mostrano come la risposta di allora (1933), se non poteva essere diversa, aveva già inscritti in sé la propria forma ed esito, la sconfitta e la tragedia. [Echo] wächst vor jedem Worte può essere anche reso, come fa il traduttore italiano di Ex captivitate7: Prima d'ogni parola l'eco è sorta (meglio: sorge)” , anche se resta valido il senso spaziale di vor, forte anch'esso, “di fronte (alla Parola)”. Il “prima” ha la profondità del paradosso metafisico sul tempo. Nei versi di Weiß (da altro poema, che non posso individuare perché non ho a portata almeno i due volumi dei Gedichte, 1948-49) evocati da Schmitt alla fine del capitolo Zwei Gräber8, si dice: “[L'imperativo ] 'Compi (porta a compimento) quel che devi' è già/ da sempre compiuto (vollbracht) e tu puoi solo rispondere (puoi solo Antwort/Risposta)”. In questa luce l'attesa (e la decisione) di Weiß/Schmitt 1933 è solo risposta ad un già-accaduto (l'Eco-tempesta che si fa spazio e prende i cuori è prima della loro risposta) che è/sarà la tragedia.
 
3. La condizione/condanna epimeteica, ma anche forza, chance, che attraversa Schmitt (quel [sich] gefahren di cui parlavamo) è quella del comprendere ora (1945, 1946, 1947), cioè dopo. Così la scelta 1933 di quel “compiere (vollbringen) ciò che si deve” appare sotto il segno della predeterminazione di un già compiuto. Epimeteo sa, ora, che il destino di quella chiamata (intravista da Weiß anzitutto come un dämmern, un apparire aurorale), di quel battere alla Porta in un crescendo, era il destino del dovere tedesco di allora. Epimeteo sa anche, ora (ma quello di ora è, poi, veramente sapere?), che “ogni amplificazione sonora [come l’Eco?] comporta una distorsione del senso, anche per chi ritenga di saperla dominare” 9 .
L'essere inerme/indifeso ma per nulla annientato, proprio del Diritto nel 193310, appartiene ora non più al presente/futuro di un movimento storico “di cui Hitler si è impadronito”, come Schmitt afferma in altra pagina11, ma alla estrema sopravvivenza di un uomo, l'antico presunto Kronjurist del Reich.
Quel laute Zukunft, die noch dämmert12 era già, ad un tempo, la sorte di selvaggina braccata (di gehetztes Wild), contro cui si aizzano i cani. E questo è salus.
 
Abbiamo visto che, se il Diritto sich befährt, lavora o scava13 in sé mediante il Senso, genera risposta di Novità (l’Eco, la Tempesta), che è altro dalla Sinnschaft der Jahre. Opportunamente Mainoldi, nella traduzione di ECS, non omette di riportare l'originale delle traduzioni (un po' disperate, non per sua colpa) di alcuni composti con Recht. Così sappiamo che nel testo italiano “aver ragione” traduce rechthaben e, sempre dizionario alla mano, “prepotenza /prepotente” traducono Rechthaberei/-haberer.
Nel passaggio dal 1933 al 1945 (quanto breve lasso di tempo!) quel “possedere, avere in mano, (il) diritto” (che è l’idiomatico “aver sempre ragione”, ma anche “essere dalla parte della ragione”) e il discernimento da parte dell'uomo e del giurista Schmitt, persistono e subiscono tragica metamorfosi. Il Recht del 1933 è stato sottratto, con la sconfitta, alle mani (e al destino affermativo) dei tedeschi per entrare saldamente in quelle di chi ora li sottopone a giudizio e li punisce; li ha già puniti, anzi, schiacciandoli con le armi in nome del Diritto e non tanto del diritto di un (altro) popolo ma dell'Umanità (assillo di tutta la riflessione teorica e morale dello Schmitt postbellico). Anche questo fa parte delle estreme oscillazioni simboliche, in captivitate , di 1933 e di altre rime di Weiß (per parte loro tutte precedenti la sconfitta: Weiß muore nel 1940).
 
4. Stefano Borselli si è posto e ci ha posto molte domande. Alcuni interrogativi testuali riguardano le pagine (le antwortende Bemerkungen) di ECS rivolte a Karl Mannheim. Stefano ha colto assonanza o, meglio, parallelismo e tensione tra il wird unser Hertz gerichtet14 e l’analisi schmittiana del (mancato) “allineamento” dei cuori tedeschi sotto Hitler15. “Allineamento”, anzitutto: Gleichschaltung. Come al solito con il tedesco si può obiettare facilmente ad una traduzione. La quantità e genio dei composti induce il traduttore, spesso erroneamente, a cercare un significato “fondamentale” che disciplinerebbe la combinatoria, la componenzialità, del lessico. Qui ci sorprende il numero di creazioni lessicali del tedesco a partire da gleich=uguale/pari. Gleich-schaltung sarebbe propriamente “connessione”, meglio ancora: “coordinamento” (più interessane politicamente, più “moderno” e meno prussiano di “allineamento”). Schaltung ha valori tecnici (meccanici ed elettrici) metaforizzabili in questo senso. Il termine, ci ricorda Mainoldi e confermano alcuni strumenti di lavoro, faceva parte del linguaggio nazionalsocialista.
Nel lessico giuridico Gleichschaltung è anche “equiparazione”. Ma va molto bene coordinamento, a mio parere, coerente col senso dell’osservazione di Schmitt: l’interiorità, le coscienze individuali dei tedeschi sono risultate (più che “non-allineabili”) tra loro non-coordinabili; coordinabili al massimo invece le loro condotte pubbliche. Quanto al rapporto con Weiß resta quanto detto sopra: l’Epimeteo Carl Schmitt vede, conosce, riflessivamente la Spaltung, la scissura tra interno ed esterno, nel mancato coordinamento dei cuori tedeschi (sotto Hitler, magari contro), mentre Weiß prometeicamente vedeva nel 1933 un comune cuore tedesco guidato rettamente (magari solo contingentemente e apparentemente da Hitler) a cogliere il “frutto degli anni”. Tra Hertz tedesco e la Frucht der Jahre vi è rapporto di quasi identificazione.
 

Pietro De Marco
 

Note


  1. V. nel sito Il Covile, www.stefanoborselli.elios.net, le diverse Newsletter (267, 269, 270, 278, 280) che si sono occupate del tema “Epimeteo-Illich-Schmitt-Weiß”.
  2. Ex captivitate salus (abbr. ECS, con riferimento alla trad. italiana), p.94, evidenziata da Borselli nella Newsletter n. 280.
  3. Sono le ultimissime righe di ECS.
  4. Abbr. DCE.
  5. DCE, 1933, p.81, nota.
  6. ECS, p.93.
  7. ECS, p.94.
  8. 1946, in ECS, pp.37-55.
  9. ECS, p.22; le osservazioni su Karl Mannheim sono essenziali per la tematica e il dramma storico del suono e del silenzio.
  10. Nella seconda strofa, come ha bene individuato Stefano Borselli.
  11. Sulla fine della "risposta" a Spranger, ECS, p.14.
  12. Al v.13.
  13. Ci interessa la semantica tecnico-mineraria del vocabolo; v. sopra, nota b. Ho però grande incertezza su questa traduzione.
  14. Al v. 11.
  15. ECS, p.20-21.