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Il Covile - N.o 287 (15.10.2005) Il ritorno al proporzionale è effettivamente 'più consono...'? (di G. Ragazzini)

Questo numero


La riflessione del numero scorso hanno suscitato questo contributo di Giorgio Ragazzini. Pur restando del mio parere sulla questione generale, devo dire che sull'abolizione delle preferenze la penso proprio come lui.
 

Il ritorno al proporzionale è effettivamente "più consono alla storia e al carattere del popolo italiano"? (di Giorgio Ragazzini)


La domanda da farsi è: consono al peggio o al meglio? Perché in ogni carattere ci sono tare e buone attitudini, abitudini nocive e potenzialità di sviluppo. Consuona quindi con le sue tende corporative, consociativiste, clientelari, protezioniste, stataliste, assistenzialiste o con quel tanto di sviluppo liberale e giustamente liberista che si è sviluppato a fatica negli ultimi anni? Favorirà l'efficienza e la rapidità di decisioni del governo o aumenterà veti e contenziosi? Darà più chiarezza e trasparenza alla lotta politica o la riporterà tutta nel chiuso delle segreterie di partito, riconsegnandola alle transazioni post-elettorali anziché alla linearità degli impegni presi in anticipo?
 
Dieci anni fa Berlusconi si dichiarava favorevole all'uninominale secco all'americana; pochi anni dopo faceva sciaguratamente fallire per pochi voti l'abolizione della quota proporzionale; oggi, per sopravvivere senza strategia, rischia di far tornare l'Italia al modello "cinquanta governi in quarantacinque anni" e al connesso parossismo lottizzatorio a ogni livello. Il movimentista Berlusconi si muove davvero parecchio!
 
Quanto al potere di ciascuno di noi come elettore, basterà pensare che oggi votiamo per singoli candidati con la loro storia in evidenza, domani per liste bloccate di partito, che non solo saranno interamente confezionate dai loro vertici, ma potranno anche essere ulteriormente manipolate attraverso il gioco delle rinunce degli alti dirigenti, candidabili addirittura in tutte e ventisette le circoscrizioni!
 
Con Tirabassi concordo sull'apprezzamento di legge Biagi e politica estera ("Poco, è vero, forse troppo poco"); ma che c'è ormai di liberale nella linea protezionista del colbertiano Tremonti? Con tanti cristiani saluti alla liberalizzazione del commercio che aiuterebbe i poveri del mondo...
 
Giorgio Ragazzini