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Il Covile - N.o 295 (15.12.2005) Convegno 'La natura e l'uomo'. L'intervento di Vincenzo Bugliani

Questo numero


Prima di tutto una comunicazione editoriale: è uscito il fascicolo monografico di Il cannocchiale (2005/1-3) dal titolo Marcel Jousse: un'estetica fisiologica (Edizioni Scientifiche Italiane, pp. 456) curato da Antonello Colimberti. Con un'introduzione di A. Colimberti (In cammino verso il mimaggio) sono ospitati interventi di alcuni dei maggiori studiosi internazionali dell'opera di M. Jousse: Y. Beaupérin. W. Bongo Pasi Moke Sangol, R. Guérinel, J. Morlaàs, E. Sienaert, J. Conolly, J. M. Zibi, A. Thiery, H. Saussy, A. Artoni, A. Petit, M. P. Roque. Sono inoltre presenti tre testi inediti di M. Jousse e recensioni di A. Meillet, E. Dermenghem, L. Daudet, H. Bremond, C. Tresmontant, M. de Certeau.
 
Se il sito de Il Covile è così visitato, è perché raccoglie molto materiale, a volte inedito, di alcuni pensatori non sufficientemente conosciuti: Marcel Jousse , insieme a Giorgio Cesarano, Jacques Camatte, Ivan Illich e da qualche tempo Konrad Weiss, è uno di questi. I nostri lettori l'hanno potuto conoscere grazie alle anticipazioni di Antonello: se vi interessa date un'occhiata a Un Maestro occulto del Novecento: padre Marcel Jousse.
 
Ma c'è anche qualche novità, buona. Pochi giorni fa avete avuto notizia di un Convegno organizzato a Firenze dal Movimento per la vita e l'Associazione Culturale Il Verde . Cosa sia il MPLV è universalmente noto, l'Associazione Il Verde meno: si tratta di amici, me compreso, che continuano, ogni qualche anno, la pubblicazione della rivista omonima che qualche lustro fa era espressione della lista Verde di Firenze. Di quella lista se ne sono "dispersi gli abitatori", ma l'amicizia, e tanta consentaneità, è rimasta. Alcuni, leggi Giannozzo Pucci, sono su posizioni noglobal radicali, altri, come me, sono solidamente conservatori, anche politicamente, altri hanno preso di recente atto della diversità ontologica con i Verdi italiani e sono approdati alla Margherita di Rutelli, su posizioni riformiste-pragmatiche. Sono questi ultimi ad aver organizzato il convegno del 12 Dicembre che non solo ha registrato un successo di presenza, ma ha pure prodotto un fatto nuovo di cui vedremo l'importanza nel corso del tempo: una dichiarazione comune tra esponenti verdi e del MPLV a difesa della vita e contro gli Ogm . I toni della dichiarazione sono, com'è giusto, molto moderati, ma la sostanza c'è. Basta. Più sotto l'intervento di Vincenzo Bugliani, che spiega tutto, e il testo della dichiarazione.
 

Convegno La natura e l'uomo. L'intervento di Vincenzo Bugliani


La più importante e per molti scandalosa collaborazione tra il mondo cattolico - per di più su chiamata dei vescovi italiani, con l'esplicito consenso del papa - e il nucleo storico dei Verdi fiorentini è stata in occasione del recente referendum sulla legge 40 del 2004. Alcuni di noi hanno fatto parte del Comitato Scienza e vita della Toscana. Era, quell'occasione, il necessario e prevedibile esito di una identità culturale che era riconosciuta e aveva, su temi così decisivi, estimatori e avversari determinati, i secondi in particolare tra gli ambientalisti. Era talmente conosciuta che l'amico Marcello Masotti, quando ci chiamò per invitarci a entrare in Scienza e Vita, sono sicuro che si aspettasse un'adesione senza remore.
 
Conviene che io faccia un salto indietro di quasi vent'anni, all'aprile del 1987, quando il nostro amico Stefano Borselli, tra i fondatori dell'Associazione Verde di Firenze, con la consueta prontezza e ampiezza di orizzonti, propose un documento di apprezzamento per quella che si chiamò per comodità "Istruzione Ratzinger". L'attuale papa era allora il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. L'istruzione s'intitolava Il rispetto della vita umana nascente e la dignità della procreazione . Lo firmammo, quel testo, non solo noi, ma anche prestigiosi ambientalisti, come Alexander Langer e il dottor Aldo Sacchetti di Bologna, che oggi ci onoriamo di avere con noi come relatore. Si tenga conto che quella soddisfazione nasceva dall'interno di quello che abbiamo sempre ritenuto il pensiero ecologista (lo accertano alcuni firmatari), senza far riferimento alla fede cristiana: i più non erano credenti. Quali elementi mettevamo in luce nell'Istruzione e condividevamo?
"1. Il rifiuto della neutralità morale della scienza e della tecnica e perciò l'affermazione dell'immoralità in sé di alcuni mezzi tecnici, indipendentemente dai fini; 2. Il rifiuto della delega a esperti (medici, biologi, ecc.), alla tecnica o all'uomo come soggetti donatori di vita e di morte su comando. Perché «nessun uomo può pretendere di decidere l'origine e il destino degli uomini»; 3. Il riconoscimento che «attraverso il corpo viene raggiunta la persona stessa» e perciò quello che tocca il corpo tocca anche la persona; 4. L'implicita affermazione del senso del limite come essenziale a uno sviluppo non distruttivo ma equilibrato delle possibilità umane".
Il nostro documento proseguiva estendendo il ragionamento anche al mondo animale e vegetale e diceva
"Queste motivazioni ci portano non solo a condividere dal profondo delle nostre coscienze il rifiuto di qualsiasi manipolazione genetica dell'uomo, ma anche ad estendere questo rifiuto ad ogni intervento simile nei confronti di animali e vegetali, ed a qualsiasi azione che danneggi irreversibilmente l'ambiente naturale".
Su questo tema intendo ritornare. Alla luce dell'accelerazione delle biotecniche e del fatto che anche la legge 40 del 2004 prevede la FIVET (fecondazione in vitro e trasferimento dell'embrione) omologa, cioè tra coniugi, converrà citare anche un passo dell'Istruzione che dirime a monte ogni incertezza evitando un labirinto di casisitiche in cui si smarrirebbe la libertà delle persone.
 
Si tratta, ancora una volta, di un principio che non ha nulla di clericale, ma quanto di più ragionevole, umano, naturale. Ecco il passo.
«La fecondazione artificiale omologa, perseguendo una procreazione che non è frutto di un atto specifico di unione coniugale, opera obiettivamente una separazione [...] tra i beni e i significati del matrimonio. Pertanto la fecondazione è voluta lecitamente quando è il termine di un atto coniugale per sé idoneo alla generazione della prole [...]. Il valore morale dell'intimo legame esistente fra i beni del matrimonio e fra i significati dell'atto coniugale si fonda sull'unità dell'essere umano, unità risultante di corpo e anima spirituale. L'atto coniugale, con il quale gli sposi si manifestano reciprocamente il dono di sé, esprime simultaneamente l'apertura al dono della vita: è un atto inscindibilmente corporale e spirituale. È nel loro corpo e per mezzo del loro corpo che gli sposi consumano il matrimonio e possono diventare padre e madre. [...] Una fecondazione ottenuta fuori del corpo degli sposi rimane per ciò stesso privata dei significati e dei valori che si esprimono nel linguaggio del corpo e nell'unione delle persone umane».
Queste parole - ce ne sono altre ancor più luminose di Giovanni Paolo 2° - accantonano tanta sessuofobia e perbenismo con cui ci veniva presentata la morale cattolica. Non c'è nulla in queste parole che non debba essere condiviso da un non credente. È facile obiettare che la condivisione non è altro che subalternità alla sedimentazione del cristianesimo nella storia e nelle menti, come se modernità volesse dire rifiuto del cristianesimo e regressione alle peggiori immoralità del paganesimo precristiano (il pensiero cosiddetto libero è da qualche secolo che ci prova, cogli esiti che conosciamo).
 
La controversia è stata risolta definitivamente da un pensatore laico liberale, Benedetto Croce, nel 1942, in piena seconda guerra mondiale, di fronte al paganesimo nazista, con una limpida riflessione affidata a un piccolo opuscolo intitolato Perché non possiamo non dirci «cristiani» . La novità più radicale (Croce la definiva "l'unica profonda rivoluzione nella storia" ) che il cristianesimo consegnò alla storia fu la centralità della persona umana, con tutte le libertà che col tempo hanno resa concreta quella centralità. Senza l'idea cristiana di persona crollerebbe la nostra civiltà. Dovremmo rendercene conto quando veniamo minacciati dal fondamentalismo di un'altra civiltà: se apriamo gli occhi, si vede in quale conto vengano tenute le persone, anche in condizioni di normalità, all'interno di quello stesso mondo, per non dire delle aggressioni all'Occidente.
 
Visto che sto approfittando dell'Istruzione di Ratzinger del 1987, richiamo un altro passaggio.
«Da parte degli sposi il desiderio di un figlio è naturale: esprime la vocazione alla paternità e alla maternità inscritta nell'amore coniugale. Questo desiderio può essere ancora più forte se la coppia è affetta da sterilità che appaia incurabile. Tuttavia il matrimonio non conferisce agli sposi il diritto ad avere un figlio, ma soltanto il diritto a porre quegli atti naturali che di per sé sono ordinati alla procreazione. Un vero e proprio diritto al figlio sarebbe contrario alla sua dignità e alla sua natura. Il figlio non è un qualche cosa di dovuto e non può essere considerato come oggetto di proprietà: è piuttosto un dono, 'il più grande' e il più gratuito del matrimonio [...]. A questo titolo il figlio ha il diritto [...] di essere il frutto dell'atto specifico dell'amore coniugale dei suoi genitori e ha anche il diritto a essere rispettato come persona dal momento del suo concepimento».
Abbiamo in questi anni visto un crescente proliferare di diritti. Qualcuno ha detto che abbiamo trasformato in diritti le pulsioni, i desideri più occasionali, più superficiali, più indotti, più innaturali, con la sicumera degli sbandati che efficacemente diagnosticano Aldo e Lamberto Sacchetti nel libro La democrazia degli erranti , del 1996. Quella che don Giussani chiamava la dittatura dei desideri. In questa nostra umanità (è difficilissimo non cascarci) la tendenza è a non avere un centro solido, ad avere un super-io malformato, a essere disponibili a tutto, a non avere tabù, pronti a ogni cambiamento. Spesso mi chiedo se anche diritti ovvi e da sempre impliciti non nascano come ripiego perché è venuto meno il senso del dovere e i doveri.
 
Quando le classi dirigenti pensano che la società sia debole o mal orientata o immatura, quando si hanno progetti di correggere la propria storia, magari plasmando l'uomo nuovo o anche il cittadino nuovo e di sovrapporsi per questo alla società reale (si chiama giacobinismo), si ricorre allo stato, il quale diventa sempre più etico, diventa la fonte del bene e del male, non il garante della convivenza e difensore dei beni naturali e dei diritti inalienabili della persona, beni e diritti che non sono una concessione dello Stato né dipendono da altre persone, ma appartengono alla natura umana, sono anteriori a qualunque legislazione e le legislazioni ad essi devono conformarsi: lo Stato non li concede e tanto meno li può togliere. Per cui: lo stato deve tutelare tali beni e deve nella società riconoscere e sostenere le persone e le associazioni che tali beni realizzano e promuovono, e non invadere un terreno improprio con una deformazione generale della vita pubblica.
 
Ho sfiorato durante la mia esposizione il diritto naturale. È il momento di trattarne espressamente, almeno per quanto riguarda le leggi di natura.
 
La riflessione ambientalista ha sempre tratto ispirazione dalle leggi di natura, le quali ci indicano qual è il rapporto corretto, non distruttivo col regno minerale, vegetale, animale, immaginando di restaurare un rapporto armonico con la natura, che forse avevano avuto i popoli primitivi. Questa esigenza può deviare, come è successo, in forme new age, in fughe nell'esotismo oppure in igienismo e naturismo, con una sorta di culto per gli animali, che in paesi protestanti preesistevano alla nascita del moderno ambientalismo. Questi elementi sono presenti nel mondo ambientalista e magari sono quelli che non lo fanno prendere sul serio. Anche se gli ecologisti non sono testimoni rispettabili e sono essi stessi un ostacolo alla diffusione della nuova consapevolezza, il problema esiste lo stesso: l'umanità sta diventando nemica della propria sopravvivenza. Da quando è stata scoperta e sfruttata l'energia depositata nei combustibili fossili e più recentemente quella nucleare, l'impatto della nostra specie sul pianeta si è fatto sempre più distruttivo e inquinante. La ricchezza energetica ha consentito di liberare, in proporzioni mai viste prima, una quota crescente di persone dal lavoro per la sopravvivenza e indirizzarle, con forti investimenti, agli studi, alla ricerca scientifica e tecnica, che si sono via via più compenetrate in una efficace sinergia. Questo ha comportato per i paesi sviluppati un benessere straordinario. Ma masse sterminate di umanità ne sono fuori e aspirano legittimamente allo stesso benessere. Se già il pianeta mal regge il nostro livello di vita, possiamo immaginare cosa succederà nei prossimi decenni. Come affrontare, possibilmente per tempo, questa emergenza? Gli ambientalisti non lo sanno e non possono saperlo e la loro responsabilità è forse quella di non avere esteso, chiusi nell'autoconservazione, questa consapevolezza in altri mondi, in altre culture, in altri ambienti. Per questo noi salutiamo con vero sollievo se altri mondi ben più importanti si fanno carico di queste questioni.
 
Ma fa parte di questo quadro preoccupante una minaccia più insidiosa, che non si presenta coi consueti caratteri vistosi, ma con la pulita scientificità dei laboratori, anzi tende a presentarsi proprio come una risposta ai problemi del terzo mondo e una chiave di volta per la salute dell'umanità. Si tratta delle conoscenze acquisite sulla genetica e la possibilità ormai matura d'intervenire nel patrimonio genetico delle piante, degli animali, dell'uomo.
 
Recentemente, il 26 ottobre, al Parlamento europeo è stata approvata, un' importante mozione: essa rifiuta la brevettibilità di cellule staminali embrionali, di processi di clonazione di qualsiasi tipo, ma soprattutto la sperimentazione sugli embrioni che comporti la loro distruzione. I Verdi europei hanno aderito, salvo quelli italiani. Nel nostro paese purtroppo i Verdi sono schierati da tempo con la cultura radicale e quella della sinistra estrema (ma anche quella moderata su questi temi non scherza - per questo ci pare clamorosamente importante l'iniziativa Turco-Bindi di sostegno alle donne incinte in difficoltà). Per quanto ci riguarda, sentiamo lo stesso orrore dei cattolici per gli esperimenti e il massacro degli embrioni, anche noi crediamo che la legge 194 sia male applicata e che l'aborto sia diventato una pratica contraccettiva. Siamo angosciati per l'ansia eugenetica che riesplode senza complessi dopo il nazionalsocialismo (del resto applicata su larga scala democratica in paesi socialdemocratici fino al 1975). L'eugenetica attuale s'accompagna a un immaginario antropologico che ritiene non la vita un bene primario, ma una vita degna di essere vissuta, sana, bella, prestante, efficiente, longeva, ecc., cioè con tutti i caratteri di volta in volta di moda. Intanto da qualche parte si possono già scegliere l'altezza, i capelli, gli occhi, i talenti del nascituro. Ma se questo fa schifo, deve fare analogamente schifo quel che facciamo agli animali e alle piante. Forse anche gli animali d'allevamento abbiamo il dovere di farli nascere da un atto coniugale.
 
Ma intendo parlare degli ogm. In genere gli ambientalisti sono ostili agli ogm perché temono che possa recare il loro consumo danno agli esseri umani, con un allarmismo che non coinvolge più di tanto. Non è questo il punto, anche perché è possibile ottenere ogm privi di pericolosità diretta per l'uomo. Quello che noi denunciamo è la presunzione dell'umanità attuale di alterare nell'intimo il patrimonio naturale delle specie e di trasformarlo definitivamente: perché è vero che nuove specie immesse nell'ambiente non reggeranno alla competizione con quelle preesistenti, ma alla fine succederà quello che è successo su scala di altro ordine con le razze selezionate fin da quando esiste l'agricoltura: le razze selezionate per i più diversi pregi, dal punto di vista umano, hanno favorito la scomparsa di quelle spontanee. Difatti ora si cerca di recuperare per quanto è possibile una varietà genetica preziosa. E poi, per le piante, vista la fecondazione mediante il polline, c'è il rischio - del resto già verificatosi - che geni modificati trasmigrino in altre razze e specie. Chiediamo alla sapienza e alla lungimiranza della Chiesa: il nostro primato nella natura (l'umana dimora , era il nome di un'associazione ambientalista di CL) si estende fino a distruggerla? fino a rendere irriconoscibile il creato? In ogni caso, ha diritto una parte minima dell'umanità di intervenire nella natura con trasformazioni irreversibili? Non abbiamo imparato dal Cristianesimo che l'umanità è costituita non solo da quella presente e viva, ma anche dai morti e dai posteri?
 
Spero di avere posto dei problemi come dire accettabili e che su di essi si possa d'ora innanzi intrecciare una maturazione reciproca. Intanto possiamo salutare con reciproca gratitudine, come un ulteriore passo insieme, una dichiarazione che i primi firmatari, cattolici e ambientalisti, intendono sottoporre ad altre adesioni e che riteniamo importante per proseguire insieme il cammino e per trasmettere ad altri un risultato che può aiutare tante coscienze.
 
Vincenzo Bugliani
 

Dichiarazione


L'Associazione II Verde, e il Movimento per la Vita, intendono coltivare laicamente la ricerca di indicazioni e proposte comuni sui temi della bioetica, nella convinzione che ci sia una continuità nella tutela della vita umana e nella battaglia contro la manipolazione genetica di animali e piante.
 
L'uomo è parte della natura, ma ha verso di essa una responsabilità speciale, che cresce con il crescere della conoscenza e della capacità di intervento che ne deriva.
 
La crescita della conoscenza scientifica e della capacità di intervento tecnologico pongono l'uomo di fronte a nuove opportunità, ma il senso del limite che deve essere posto all'intervento umano ruota sempre intorno agli stessi punti di riferimento: la uguale dignità di ogni uomo o donna fin dal concepimento e i suoi doveri nei confronti dell'ecosistema di cui fa parte.
 
I sottoscritti, componenti del mondo cattolico, del Movimento per la Vita e del mondo ecologista, condividono: Vincenzo Bugliani, Carlo Casini, Tommaso Franci, Angelo Passaleva
Firenze, Lunedì 12 dicembre 2005