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Il Covile - N.o 299 (29.12.2005) Obiezione al passeggere

Buon Anno


È questo scorcio di 2005 forse il momento propizio per farvi conoscere una sciocchezzuola che ho elaborato qualche tempo fa. Pensando a chi non l’avesse in mente, il detournement è seguito dal testo originale, cosa che non si dovrebbe fare mai: consideratela l’ultima scorrettezza dell’anno.
 

Obiezione al passeggere


Venditore. Abbonamenti, abbonamenti per il prossimo campionato. Bisognano, signore?
Passeggere. Abbonamenti per il nuovo campionato di calcio?
Venditore. Sì signore.
Passeggere. Credete che la Fiorentina giuocherà bene quest'anno nuovo?
Venditore. Oh illustrissimo sì, certo.
Passeggere. Come quest'anno passato?
Venditore. Più più assai.
Passeggere. Come quello di là?
Venditore. Più più, illustrissimo.
Passeggere. Ma come qual altro? Non vi piacerebb'egli che il prossimo campionato fosse come qualcuno di questi anni ultimi?
Venditore. Signor no, non mi piacerebbe: quest’anno vorrei lo scudetto.
Passeggere. Quanti anni sono passati da che voi vendete abbonamenti?
Venditore. Saranno vent'anni, illustrissimo.
Passeggere. In quali di cotesti vent'anni la vostra squadra lo ha vinto?
Venditore. In nessuno.
Passeggere. Non vi ricordate di nessun anno in particolare, nel quale il vostro desiderio fu realizzato?
Venditore. No in verità, illustrissimo. Nel ’69, quello dell’ultimo scudetto, ero bambinello.
Passeggere. E pure lo sport, e il tifo, è una cosa bella. Non è vero?
Venditore. Cotesto si sa.
Passeggere. Non tornereste voi a fare il tifo cotesti vent'anni, anche quelli nei quali, mi dicono, foste addirittura retrocessi in serie C?
Venditore. Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.
Passeggere. Ma se la Fiorentina giuocasse ancora come ha fatto né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?
Venditore. Certo che lo vorrei.
Passeggere. Questo non lo capisco. Com’è possibile la vostra affermazione se mi raccontate che il campionato lo perdete sempre?
Venditore. Se non vi offendete, signore, con tutta la vostra istruzione mi sembrate affatto incapace di intendere i veri piaceri della vita, come quelli del giuoco. Nessuno è così sciocco da non sapere che tra tante squadre poche hanno possibilità di vincere: lo scudetto gira oramai tra due, tre formazioni, epperò sono pochi quelli che cambiano bandiera secondo il vento, i veri tifosi si tengono la squadra che hanno e si divertono a partecipare alla gara, che si vinca o si perda.
Passeggere. A questo non avevo pensato. Quindi anche voi tifosi incolti sapete che non vincerete neppure quest’anno?
Venditore. Ve l’ho detto. Ma perché domenica non venite con noi sugli spalti, che forse vi divertite anche voi?
Passeggere. Chissà che non abbiate ragione, voglio provare. E speriamo che questo sia l’anno buono.
Venditore. Speriamo.
Passeggere. Dunque datemi un abbonamento al posto migliore che avete.
Venditore. Ecco, illustrissimo. Tribuna d’Onore. Cotesto vale duemila euri.
Passeggere. Ecco duemila euro.
Venditore. Grazie, illustrissimo: a rivederla. Abbonamenti, abbonamenti.

Dialogo di un venditore d'almanacchi e di un passeggere (di Giacomo Leopardi)


Venditore. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?
Passeggere. Almanacchi per l'anno nuovo?
Venditore. Sì signore.
Passeggere. Credete che sarà felice quest'anno nuovo?
Venditore. Oh illustrissimo sì, certo.
Passeggere. Come quest'anno passato?
Venditore. Più più assai.
Passeggere. Come quello di là?
Venditore. Più più, illustrissimo.
Passeggere. Ma come qual altro? Non vi piacerebb'egli che l'anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?
Venditore. Signor no, non mi piacerebbe.
Passeggere. Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi?
Venditore. Saranno vent'anni, illustrissimo.
Passeggere. A quale di cotesti vent'anni vorreste che somigliasse l'anno venturo?
Venditore. Io? non saprei.
Passeggere. Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?
Venditore. No in verità, illustrissimo.
Passeggere. E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?
Venditore. Cotesto si sa.
Passeggere. Non tornereste voi a vivere cotesti vent'anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste?
Venditore. Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.
Passeggere. Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?
Venditore. Cotesto non vorrei.
Passeggere. Oh che altra vita vorreste rifare? la vita ch'ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l'appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?
Venditore. Lo credo cotesto.
Passeggere. Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?
Venditore. Signor no davvero, non tornerei.
Passeggere. Oh che vita vorreste voi dunque?
Venditore. Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz'altri patti.
Passeggere. Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell'anno nuovo?
Venditore. Appunto.
Passeggere. Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest'anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d'opinione che sia stato più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch'è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll'anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?
Venditore. Speriamo.
Passeggere. Dunque mostratemi l'almanacco più bello che avete.
Venditore. Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi.
Passeggere. Ecco trenta soldi.
Venditore. Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi.