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Il Covile - N.o 305 (21.2.2006) Sono stato dai diabetologi (di Enrico Salvatori)

Questo numero


Mentre stiamo per riprendere il discorso sullo spinello, che ha scandalizzato qualcuno (abbiamo registrato due rimozioni dalla lista dopo la pubblicazione, subito compensate da due nuovi iscritti: ma com’è bella la libertà!), vi offro questo delizioso sfogo illiciano dell’amico Enrico Salvatori sul quale varrà la pena di tornare. Sotto una, da me richiesta, guida alla lettura.
 

Sono stato dai diabetologi (di Enrico Salvatori)


Sono stato dai diabetologi: con 127 di glicemia tre volte HAI il diabete, ma a 110 devi fare curva da carico ogni anno.
 
Sono stato dagli endocrinologi: i noduli tiroidei di più di 1 cm vanno bucati una volta l'anno.
 
Sono stato dai neurologi: mettono in terapia con farmaci inutili e costosi paz con Alzheimer di 93 anni e se hanno 160/70 (bradicardici) prescrivono un sartanico.
 
Etc., etc., etc.
 
Sabato 11/02, a Viareggio, mega incontro dagli oncologi sugli screening: i medici di famiglia si devono sentire un po' in colpa se le adesioni agli inviti che l'Asl manda sono sotto il target regionale (che è 100%). Inutilmente un medico di famiglia, Franceschi ha timidamente provato a dire che poi l'evidenza sugli screening non è così chiara, che, per quanto si sa ad oggi, lo NNS (Number Needed to Screen) per la mammografia è circa 1900... (per salvare una vita devi coinvolgere 1900 donne).
 
Ho provato anch'io a fare qualche obiezione, dicendo che anche Alessandro Liberati e Domenighetti sono perplessi su certi screening, che l'atteggiamento prevalente nel mondo a proposito di quello della mammella con mammografia biennale è di non iniziarlo dove non c'è e di continuarlo dove c'è (per ragioni sostanzialmente politiche), ma mi guardavano come un marziano.
 
Allora ho pensato: avrò il CHADD (Children and Adults with Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder) o magari un Social Anxiety Disorder o un preoccupante Irritable Bowel Syndrome (o mia moglie una Female sexual dysfunction (prevalenza 42%) o un Late luteal phase dysphoric disorder o l'osteoporosi e quindi mi agita ?).
 
Forse, in attesa che mia moglie mi dica "non stasera caro, il cane si è mangiato il mio cerotto al testosterone", sarà bene che segua il consiglio del dr. Irwin Goldstein:
"se desideri essere sessualmente attivo fra cinque anni, prendi un quarto di Viagra a notte",
confermato dalla Sia (Società italiana di andrologia) nell'articolo: Disagio sessuale (DS), problema da slatentizzare per tempo. Messaggio per i generalisti.
 
L'OMS lo definisce "un senso di inadeguatezza tale da provocare una compromissione dello stato sessuale". e il presidente della Sia, dr.Vincenzo Gentile rincara:
"Il disagio sessuale è uno stato di malessere persistente che può derivare da problemi non necessariamente correlati alla disfunzione sessuale. Malgrado il comune desiderio di trovare una soluzione efficace, gli uomini che ne soffrono denunciano spesso sintomi difficilmente codificabili in una particolare categoria clinica, ai quali essi stessi non sanno dare un nome"
e consiglia l'uso cronico del Viagra.
 
Però poi mi sono arrabbiato e ho detto:
"So che non si deve parlare di corda in casa dell'impiccato, ma parlare male della corda in casa del boia si deve".

Sarò stato eccessivo ?
 
Enrico Salvatori
 

Post Scriptum

Caro Stefano,
la mia sensazione è che in Sanità balliamo (chi più chi meno, chi meglio chi peggio) sul Titanic. Il rapporto Ocse del 09/02/06 è terrificante.
Ti consiglio tre libri: Farmaci che ammalano e case farmaceutiche che ci trasformano in pazienti, di Ray Moynihan e Alan Cassels, Nuovi mondi Media e Attenti alle bufale di Tom Jefferson, Il pensiero scientifico Editore, oltre al conosciuto Giuro di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di Marco Bobbio, Einaudi.
Domenighetti (economista, responsabile Sanità Canton Ticino) dice che razionalizzare è necessario, ma non basta più, bisogna razionare e i medici devono prendersi responsabilità e smettere di lasciare che le decisioni le prendano altri (politici, mercato dei produttori), anche perché, con risorse decrescenti, è critico dove tagliare.
Io ho un numero crescente di anziani troppo gravi per stare a casa e troppo cronici per stare in ospedale, se non ci fossero le badanti il sistema sarebbe già saltato.
Se vuoi pubblicare quello che ti ho mandato, fai pure, anche senza pseudonimo.
Per inquadrare meglio il problema potresti mettere un link all'articolo di Satolli, scritto per recensire quei due libri: www.larivistadeilibri.it/2006/01/satolli.html
Ciao. Enrico