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Il Covile - N.o 306 (25.2.2006) Due mail ed una segnalazione

Questo numero


In questo clima elettorale agli amici che se la sfangano con l'inglese consiglio un divertente passatempo: un test per l'autovalutazione della propria mentalità politica, lo trovate a www.okcupid.com/politics. Sotto due ultimi contributi.
 

Marcello Galeotti riflette sul lavoro del medico


Caro Stefano,
ho letto con molto interesse la lettera di Enrico Salvatori. Naturalmente, per la mia ignoranza, non sono in grado di intervenire sulle questioni specifiche. In realtà io provo un istintivo rispetto per i medici. Qualcuno potrà essere incompetente, o ottuso, o perfino disonesto. Ma io credo che chi sceglie una professione che comporta tante responsabilità meriti comunque ammirazione. In fondo, nonostante i "grandi progressi", reali o presunti, ho più fiducia nei medici che nella medicina.
 
Detto questo, mi permetto qualche semplice considerazione sul rapporto con il corpo, con il nostro corpo. Poiché, davvero, ci troviamo di fronte ad un paradosso: in una società ossessionata dalla cura del corpo (materialista, edonista...), il corpo sempre più è vissuto, o non vissuto, come estraneo al soggetto, tant'è che si accetta, senza apparente imbarazzo, la prospettiva di manipolarlo e rifarlo a piacimento. Ricordo un passo di Cartesio (ai classici bisognerebbe sempre accostarsi direttamente): il senso, intendo, non le parole esatte. Da un punto di vista oggettivo, scrive Cartesio, dal mio stesso punto di vista, se lo considero oggettivamente, il corpo è una macchina. Ma da un punto di vista soggettivo è qualcosa di molto diverso : è me stesso.
 
I corpi, certo, possono ammalarsi, possono, in mille modi, "tradire". Ma non restano forse, finché viviamo, noi stessi, quell'essere, quell' "esserci", che ci è stato donato? Non dovrebbe questo soprattutto, prima di tutto, ispirarci gratitudine e fiducia?
 

Enrico Salvatori, perplesso, medita sul Caos sopravvenente


Caro Stefano,
leggo oggi, per caso, su Bell'Italia di febbraio 2005, a pag.81, una pagina pubblicitaria de Il Consorzio Gli Ambulanti di Forte dei Marmi (riporto testualmente, maiuscole comprese):
"Come ormai è diventata consuetudine, da un pò [sic] di tempo a questa parte, Gli ambulanti del mercato di Forte dei Marmi, aderenti al Consorzio, con le loro particolari e ricercate merci, oltre che trovarli nella Cittadina Versiliese in Piazza Marconi nelle giornate di mercato di mercoledì (annuale) e domenica (stagionale), si possono trovare, nelle località di residenza della sua clientela, dove gli ambulanti si trasferiscono, con il loro mercato, nei periodi in cui il Forte si assopisce prima e dopo la stagione estiva, ecco alcune date per l'anno 2005, in attesa di altre da definire dove li potete trovare:
Domenica 6 marzo Casorate Primo (PV) [...]"
Mi viene spontaneo un commento. Possibili tre spiegazioni, in ordine decrescente di benevolenza:
  1. È voluta. Poiché il target è un ceto medio alto, con notevoli possibilità economiche e, si presume, medio alto livello culturale, si vuole stimolarne l'irrefrenabile impulso a presentarsi ad uno dei mercatini per far presente ai responsabili che il testo dimostra un difficile, complesso, certo conflittuale rapporto con la sintassi, la grammatica e le regole di una buona comunicazione pubblicitaria. Così, già che ci sono, comprano.
  2. È voluta. Si vuole promuovere una futura pubblicità trash, sulla base dello slogan che le tre cose che abbondano al Forte sono soldi, sabbia e ignoranza.
  3. Non è voluta. È una conferma che i sistemi adattivi complessi non hanno, purtroppo, la naturale proprietà a tendere verso i margini del caos, unico spazio creativo fra l'ordine e il caos. In sostanza vorrebbe dire che l'ignoranza media aumenta, specie in certi luoghi.