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Il Covile - N.o 308 (3.3.2006) Droghe. Le obiezioni di Antonello Colimberti

Questo numero


Al solito qualcuno non ha gradito la solidarietà che ho espresso nel numero scorso ai Carabinieri di Sassuolo: pare proprio che le forze dell’Ordine siano da noi l’unica categoria per la quale non vale la presunzione d’innocenza, ma tant’è, andiamo avanti. Con un colpevole ritardo, pubblico la lettera di Antonello Colimberti che non condivide gli apprezzamenti alle nuove norme sugli stupefacenti apparsi nei recenti nn 303 e 304. Segue un mio breve commento.
 

Droghe. Le obiezioni di Antonello Colimberti


Caro Stefano, vorrei offrire a te e i tuoi lettori qualche elemento in più su un tema (le droghe) che non può essere lasciato alla misera contingenza degli interessi di parte (politici ed economici) attuali.
 
Se un autore della statura intellettuale di Élemire Zolla (vero e brillante scrittore indipendente da tutte le tendenze culturali dominanti del nostro paese nel dopoguerra) ha potuto passare con gli anni dalla stesura del capitolo su Le regressioni nella droga nel noto Eclisse dell’intellettuale del 1959 a quella dell’antologia su Il dio dell’ebbrezza del 1998 (con una magistrale introduzione su La figura mitica di Dioniso dall’antichità ad oggi), forse qualche riflessione in più si rende opportuna. Non solo, ma, soprattutto, tale riflessione non può separare il problema e l’esperienza della droghe da quella più complessiva e davvero decisiva dei cosiddetti “stati modificati di coscienza”
 
Mi permetto di segnalare che nel nostro paese esiste da molti anni una “Società per lo Studio degli Stati di Coscienza” (SISSC, sito Internet www.ecn.org/sissc ), della cui attuale direzione sono lieto di far parte, e che attraverso incontri e pubblicazioni (l’organo della Società Altrove ha al suo attivo 11 numeri finora) offre da anni un materiale immenso e continuo su tali temi (droghe in primis), senza tralasciarne alcun aspetto (psicofisiologico, antropologico, medico, religioso, artistico, ecc.). Non è un caso che fino allo scorso anno ne è stato presidente il compianto neurofisiologo Marco Margnelli, autore di approfonditi studi sulle stigmate e sulle visione storiche ed attuali nella tradizione cattolica contro ogni riduzionismo psichiatrico neo-illuminista.
 
Se si vuole alzare il tiro della discussione, consiglio di ripartire da qui (droghe e stati modificati di coscienza), magari dopo aver letto l’appena ripubblicato (da Guanda) Avvicinamenti. Droghe ed ebbrezza di Ernst Jünger, autore, credo, caro tanto a te che ai tuoi lettori, nonché, credo ancora, ad uno scrittore colto ed acuto, ma temo sempre più preda di eccessi neo-con o teo-con (effetto della Fondazione Liberal?) come Claudio Risé.
 
Un caro saluto. Antonello
 

Commento


Caro Antonello, a mio parere il campo di ricerca che ti interessa e il meritorio lavoro tuo e dei tuoi amici c’entra poco con le questioni legislative. Tra l’altro, per fare una battuta, mi sa proprio che Jünger sarebbe stato del tutto indifferente alla questioni legali: non si guadagna la Croce di Ferro di prima classe se si ha paura di qualche multa.
 
Seriamente quello che mi preoccupa è la droga di massa, la moda, lo spinello come bene di consumo e/o anestetico. Mi sembra che Claudio Risé e Pietro De Marco già lo chiarissero bene, ma le parole di Nietzsche sull’ultimo uomo che già ripresi nel lontano n° 72 sono così profetiche e definitive che vale proprio la pena di ripeterle:
 
Guardate! Io vi mostro l’ultimo uomo.
 
“Che cos’è l’amore? e la creazione? e il desiderio? che cos’è una stella?”: così chiede l’ultimo uomo, e strizza l’occhio.
 
La terra allora sarà diventata piccola e su di essa saltellerà l’ultimo uomo, quegli che tutto rimpicciolisce.
 
La sua genia è indistruttibile, come la pulce di terra; l’ultimo uomo campa più a lungo di tutti.
 
“Noi abbiamo inventato la felicità” - dicono gli ultimi uomini, e strizzano l’occhio.
 
Essi hanno lasciato le contrade dove la vita era dura: giacché si ha bisogno di calore. Si ama anche il vicino e a lui ci si strofina: perché ci vuole calore.
 
Ammalarsi e essere diffidenti è ai loro occhi una colpa: guardiamo dove si mettono i piedi. Folle chi ancora inciampa nelle pietre e negli uomini!
 
Un po’ di veleno qui, un po’ di veleno là; ciò dona dei sogni gradevoli. E molto veleno infine per morire piacevolmente.
 
Si lavora ancora poiché il lavoro è uno svago. Ma si ha cura che lo svago non affatichi troppo.
 
Non si diventa più né poveri né ricchi, sono delle cose troppo penose.
 
Chi vuole ancora regnare? Chi ancora ubbidire? Entrambe queste cose sono troppo penose.
 
Nessun pastore e un solo gregge! Tutti vogliono la stessa cosa, tutti sono uguali: chi sente altrimenti va da sé al manicomio.
 
“Una volta erano tutti pazzi” dicono i più astuti, e strizzano l’occhio.
 
Ora la gente ha gli occhi aperti, e sa bene tutto ciò che accade: se non ne ha di motivi da ridere! Ci si bisticcia ancora, ma subito ci si riconcilia, altrimenti ci si rovina lo stomaco.
 
Ci sono piccoli piaceri per il giorno e piccoli piaceri per la notte: ma sempre badando alla salute.
 
“Noi abbiamo inventato la felicità” - dicono gli ultimi uomini, e strizzano l’occhio.
 
Friedrich Nietzsche (Così parlò Zarathustra, 1883-85)