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Il Covile - N.o 330 (6.6.2006) I pudori di Pancho Pardi

Questo numero


Mi dicono (non ho frequentato i girotondini e quindi riferisco) che Pancho Pardi si dichiara oggi “non più marxista”, ma ho sentito di persona altri amici affermare altrettanto. Capisco il loro pudore, ma l’eufemismo mi fa un po’ sorridere.
 
Sono certo che Pancho ricorda bene che ai tempi della nostra gioventù gruppuscolare, nei primi anni ‘70, nessuno degli operaisti, massime di PotOp, si proclamava marxista. Era un titolo che lasciavamo ai dottrinari maoisti, ai marxisti-leninisti, appunto, o ai burocrati del PCI. Ricordavamo loro, con sufficienza, che Marx medesimo si era autodefinito, a futura memoria, “non marxista”. Ci si dichiarava allora, semplicemente, comunisti; la formula che noi critici-critici usavamo era questa, ovviamente al negativo: “chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente”. Quell’hegeliano “abolisce” per civetteria veniva spesso reso anche in tedesco: aufheben, togliere. Ripensandoci, la definizione non permette forse di distinguere tra Trotskij e l’uragano Katrina, ma a noi piaceva tanto.
 
Ora, sarebbe troppo chiedere a Pancho e gli altri amici di essere un tantino più espliciti e dirci qualcosa su quello che ne è stato del loro comunismo, e il perché?
 
Per quanto mi riguarda, a più riprese ho cercato di raccontare agli amici come, ormai da qualche decennio, abbia raggiunto la compagnia dei Silone, dei Koestler, dei Wittfogel, degli ex divenuti anticomunisti, conservatori, neocon o come si voglia. Ma il marxismo, una volta che, da giovani, si siano incontrati testi come il capitolo sulla merce del Capitale o Forme economiche precapitalistiche, è impossibile abbandonarlo del tutto, qualcosa resta…
 
Perché questa premessa? Per due motivi, primo perché ho intenzione di ripercorrere con gli amici un itinerario di letture e pensieri che mi ha portato, mantenendo costante l’interesse e la passione per l’idea di comunità, da una mentalità pessimista-socialista-gnostica ad una ottimista-libertaria-realista; secondo perché voglio iniziare a riprendere qualche testo diffuso anni addietro tra pochi amici o in newsletter di quando eravamo veramente pochi. Inizio con uno scritto col quale cercai di fare, più di dieci anni fa, i miei conti con Marx e che mi pare stia ancora abbastanza insieme.
 

[il testo, intitolato Difesa del lavoro, è disponibile nella mia Raccolta ]