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Il Covile - N.o 331 (21.6.2006) Colpa del caldo

Questo numero


Il caldo di quest'estate arrivata tutt'a un tratto abbassa il nostro livello di sopportazione. Questa, forse, l'origine del mio sfogo che trovate più avanti, ma prima la mail di un nuovo amico da cui aspettiamo altri contributi:

«Ho trovato il tuo sito

'Ultimo, e bisogna pure guardare in faccia la verità, abbiamo combattuto dalla parte sbagliata [...] Abbiamo contribuito all'avanzare del totalitarismo, allo sviluppo del dominio reale del capitale sull'umanità, alla distruzione degli organismi intermedi e delle comunità, dalla famiglia alla scuola [...]. Ci siamo lasciati dietro una generazione di sbandati [...] '
Ho scoperto il tuo sito per caso, ho visto che hai aderito all'appello Per il Padre di Claudio Risé e che segnali anche www.maschiselvatici.it, di cui sono redattore.
Sottoscrivo in tutto le parole che riporto sopra. Nel 68 e anni seguenti ho dapprima frequentato Potop, poi militato nella galassia m.l., infine fatto sindacato in CGIL. Non sono stato, dunque, militante di LC, ma quello che conta è che condividevamo tutti lo "spirito del tempo", quello della Verità a buon mercato, dello Stalinismo, etc., quello della "falsa coscienza" che ci faceva sentire superiori, quando in realtà era la nostra ombra, ricacciata nell'inconscio, a prevalere.
Ecco, io credo che quello spirito non sia affatto tramontato, e non parlo delle frange autonome ma della sinistra in genere, peraltro in buona compagnia . Anch'io ho continuato a frequentare ambienti di sinistra. Ottime persone per molti aspetti, ma il cui pregiudizio di superiorità morale ed antropologica non è affatto morto. Da qui la prontezza ad appiccicare etichette come oscurantista o, massimo del disprezzo, "cattolico". Manca la volontà di ripensare il passato, nonostante la storia, nonostante gli effetti del disfacimento di quelli che tu chiami gli organismi intermedi, e che corrispondono anche ad un ordine simbolico essenziale affinché un agglomerato di individui atomizzati possa costituirsi in comunità. Si assiste invece o ad una accettazione acritica dei nuovi miti dello scientismo (cosa diversa dalla scienza), oppure al riflusso in un vago spiritualismo new age che banalizza la profondità delle filosofie orientali. In ogni caso manca sempre una adulta assunzione di responsabilità. Sarebbe invece inevitabile, in questo percorso, ripensare le radici di una ideologia rivelatasi nefasta e riallacciarsi a ciò che la modernità e il "progresso" "devono" spazzare via. È anche l'unico modo, almeno per me, per rimanere davvero fedeli a se stessi. E pazienza se si viene apostrofati come reazionari. È un prezzo che pagò anche Pier Paolo Pasolini.
Il massimo di questa cecità politica si è manifestato in occasione dei referendum sulla legge 40, con la totale sottovalutazione del potere della tecnoscienza e dei suoi esiti, in nome di una malintesa modernità di cui ci si ostina a non vedere i nessi interni e l'indissolubile unitarietà fra assetti economico/sociali e concezione del mondo e dell'individuo.
Potrai allora capire la mia contentezza, di cui ti voglio dare testimonianza con questa lettera, nel constatare che esistono e si manifestano percorsi simili al mio.
Armando Ermini»

Decenza (minima)


Leggo oggi in rete che Marco Boato intervistato da Roberto Beretta ( Cattocomunisti sigillo sulla fine, Avvenire, 20 giugno 2006) si definisce «uno che comunista non è stato mai "ma cattolico e di sinistra sì"». Pare che nessuno sia stato comunista, ne parlavamo nel numero scorso. Ora, si dà il caso che il sottoscritto, avendo visto il maggiore dei fratelli Boato nel gruppo dirigente di Lotta Continua dal '69, prima ancora che questa nascesse ufficialmente, finora non aveva mai dubitato di aver condiviso col deputato veneto il tragico errore. Un esempio tra i mille possibili: il titolo della rivista "teorica" (rimarrà un numero unico) diffusa durante il primo Convegno Nazionale (Torino, 25-26 luglio 1970) è Comunismo, ma chiunque può controllare le annate del giornale, al quale Boato metteva mano di frequente, e vedere che l'essere comunisti vi è continuamente affermato. Ora che le mode sono cambiate viene fuori che Veltroni non è mai stato comunista, Boato neppure, Pancho Pardi non si sa: ad esserlo stati, ad averci creduto, restiamo in pochi e poco furbi.
 
sb