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Il Covile - N.o 337 (29.7.2006) Negli USA più bimbi (di Guglielmo Piombini)

Questo numero


Davvero interessante questo articolo appena uscito sul Domenicale, e particolarmente in linea con temi che, chissà perché, occupano in questi giorni la mente del curatore di questa newsletter.
 

Negli USA più bimbi. Accade soprattutto tra i conservatori (di Guglielmo Piombini)


Religione e famiglia vanno a braccetto. Lontano dal baratro delle civiltà. Lo dicono USA, Israele, Canada (di ieri) e islam

Il Domenicale, V 29, 22 luglio 2006

 
Le statistiche demografiche confermano un dato che molti avevano già intuito: la mappa dell'infertilità coincide esattamente con quella della secolarizzazione.
 
I Paesi dove il calo delle nascite determinerà nei prossimi anni un crollo della popolazione, infatti, sono quelli che facevano parte dell'ex impero sovietico, dove l'ateismo di Stato ha regnato per generazioni.
 
Secondo le proiezioni delle Nazioni Unite, tra 50 anni la Russia e la Romania avranno perso il 22% degli abitanti, la Bielorussia il 28%, la Bulgaria il 34 % e l'Ucraina addirittura il 43%. La situazione è solo leggermente migliore nei paesi dell'Europa Occidentale investiti dalla secolarizzazione a partire dalla fine degli anni Sessanta, che con un tasso di natalità di circa 1,4 figli per donna dovrebbero perdere, nello stesso arco di tempo, percentuali variabili tra il 4 e il 12% della popolazione.
 
Il confronto con l'alto tasso di natalità del mondo musulmano, in piena rinascita religiosa e solo marginalmente toccato dalla Modernità, è peraltro eclatante. Non meno interessante, però, è il paragone con gli Stati Uniti d'America, dove la pratica religiosa è molto più diffusa che in Europa.
 
Lì la natalità è attualmente prossima a quello che in gergo tecnico si chiama tasso di rimpiazzo generazionale pari a 2,1 figli per donna e tutto indica che la popolazione continuerà a crescere, raggiungendo nel 2050 i 400 milioni di abitanti. Di questo passo fra mezzo secolo gli europei saranno 100 milioni in meno e gli statunitensi 100 in più. Eppure solo 30 anni fa gli Stati Uniti, che erano stati all'avanguardia nella "rivoluzione sessuale", avevano una natalità inferiore all'Europa: nel 1976 le donne americane avevano in media 1,7 figli, contro i 2 delle europee.
 
A partire dagli anni Ottanta, tuttavia, mentre l'Europa accelerava sulla via della secolarizzazione, negli USA cominciava una inaspettata controrivoluzione conservatrice, che ha portato a un risveglio religioso e a una lenta ma costante ripresa della natalità.
 

Non tutti gli USA sono USA


L'esistenza di due "Americhe" molto diverse tra loro, quella delle aree abitate in maggioranza dai cristiani born-again e dai cattolici osservanti, che alle ultime elezioni hanno votato per George W. Bush jr., e quella delle aree più laicizzate e simili all'Europa che hanno votato per John F. Kerry, trova conferma anche dal punto di vista demografico. Il cuneo tra queste due "Americhe" sembra peraltro destinato ad allargarsi, giacché gli americani più credenti che abitano gli Stati "rossi" (così vengono contrassegnati tradizionalmente gli Stati che votato per il Partito Repubblicano) continuano ad avere più figli di quelli secolarizzati che abitano gli Stati "blu" (regno del Partito Democratico).
 
Lo Stato più liberal d'America, il Vermont, che è rappresentato al Congresso addirittura da un socialista, Bernie Sanders, gode del più basso tasso di natalità del Paese: solo 1,57 figli per donna.
 
All'opposto, lo Stato socialmente più conservatore, lo Utah dei mormoni, ha un numero di nascite di 2,71 figli per donna, il più alto degli USA. Con questi tassi di natalità, se lo Utah e il Vermont avessero oggi la stessa popolazione e non ci fosse immigrazione o emigrazione, in due generazioni i bambini dello Utah diventerebbero il triplo di quelli del Vermont.
 
Il fatto che recentemente i media abbiano proclamato New York «la capitale americana del figlio unico» dimostra con evidenza come le aree metropolitane e costiere "europeizzate" siano destinate a perdere influenza politica rispetto alle più prolifiche zone rurali e interne della cosiddetta Bible-Belt. Tra 20 anni la maggioranza religiosa potrebbe quindi diventare una supermaggioranza a ogni livello di governo.
 

Il socialismo contro i figli


Un processo simile è avvenuto peraltro anche in Israele, dove gli ebrei ortodossi conoscono tassi di natalità superiori a quelli degli ebrei non osservanti. I fondatori dello Stato d'Israele, infatti, erano per la stragrande maggioranza ebrei socialisti provenienti dall'Europa. Le loro idee erano così di sinistra che il partito di destra Likud di Menachen Begin perse le prime otto elezioni generali. Nell'ultimo quarto di secolo, tuttavia, la base demografica dei Laburisti è andata scemando, mentre la Destra conservatrice è diventata competitiva grazie all'apporto elettorale delle famiglie ebraiche originarie dell'Africa settentrionale e dal Medio Oriente, più numerose e osservanti.
 
Il Canada multiculturalista, da parte sua, sembra voler seguire l'Europa e gli Stati blu americani sulla strada della secolarizzazione e della sterilità. Emblematico è il caso della provincia francofona del Quebec, che nel 1960 era la terra cattolica più fervente e feconda del mondo. La Messa domenicale era seguita dall'80-90% degli abitanti e i tassi di natalità erano di ben quattro figli per donna. Dalla fine di quel decennio, tuttavia, il Quebec ha conosciuto un brusco abbandono della pratica religiosa e i suoi tassi di natalità si sono allineati a quelli attuali dell'Europa.
 
Il problema è che nella distopia sociale prospettata dai socialprogressisti non c'è spazio per i figli perché se si disprezza e si rifiuta la propria eredità religiosa o culturale, non c'è più ragione per tramandarla. A ciò si aggiunga che nelle moderne socialdemocrazie assistenzialistiche la trasmissione della vita ha perso ogni valore economico, giacché a mantenere e ad assistere i genitori durante la vecchiaia provvederà comunque la burocrazia dello Stato sociale. In ultima analisi, il test decisivo per valutare una civiltà potrebbe davvero essere il seguente: i suoi meccanismi sociali permettono alla società di autoriprodursi o contengono un vizio fatale che porta alla decadenza e all'estinzione?
 
L'evoluzione sociale degli ultimi decenni sembra confermare che la socialdemocrazia laicista, nella quale la famiglia e i figli non servono più perché è lo Stato a prendersi cura dell'individuo "dalla culla alla bara" abbia il destino segnato perché contiene in sé i germi della propria dissoluzione. Gli attuali sistemi sociali europei, che coniugano statalismo politico e progressismo culturale, sono minati da una contraddizione, perché tendono a distruggere quella larga base demografica necessaria a finanziare gli imponenti apparati assistenziali. Gli europei secolarizzati che hanno orgogliosamente voltato le spalle al cristianesimo e alla famiglia tradizionale possono anche credere di essere all'avanguardia del progresso umano, ma in verità le culture e gli stili di vita che determinano la sparizione della società in poche generazioni hanno qualcosa di patologico, che contrasta profondamente con le leggi naturali, e vanno considerati fallimentari.
 
Sono queste le ragioni per cui Mark Steyn, uno dei più corrosivi giornalisti canadesi, ha affermato che le vere persone razionali e ragionevoli del mondo contemporaneo sono i cattolici ferventi, i born-again statunitensi, gli ebrei ortodossi e financo i fondamentalisti islamici, mentre gli occidentali secolarizzati seguono un sistema d'idee cieco e irrazionale che li condannerà a scomparire.
 
Guglielmo Piombini