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Il Covile - N.o 341 (19.9.2006) Riccardo Zucconi per Oriana

Per Oriana (di Riccardo Zucconi)


"Un cenno alla morte della grande Oriana...
Non possiamo non farlo che dici?
Ciao, Iacopo Cricelli"

Erano almeno due anni che mi chiedevo cosa sarebbe successo a Firenze quando Oriana Fallaci fosse arrivata alla fine della sua lunga lotta con l' "alieno", così lei chiamava il cancro che, da molto tempo, si era installato nel suo corpo. Avrei voluto che la città si riscattasse dall'ostilità dimostratale da quasi tutte le istituzioni, ostilità che avvertivi nel popolo di sinistra anche leggendo un suo libro ad un caffè. Speravo che, almeno di fronte alla morte, la classe politica fiorentina avrebbe saputo mostrarsi generosa e che la frattura si potesse ricomporre.
 
Questo non è avvenuto. Oriana Fallaci ha speso le sue ultime gocce di energia per raggiungere comunque la sua città e morire con la Cupola del Brunelleschi negli occhi. Coerente fino in fondo nel suo amore per Firenze e nel suo disprezzo per chi oggi la regge. Franco Zeffirelli, uno dei pochissimi presenti al funerale, ha mormorato incredulo: "Questa è la fiorentina più importante del secolo e noi la lasciamo andar via così, quasi senza accorgersene, ma che città è diventata questa?!"
 
Eppure è andata così ed anch'io, come tanti, sono rimasto col mio dolore, col mio smarrimento.Un dolore indigesto a pesare sull'anima. Che non ha trovato una sua catarsi, orfano delle lacrime, della commozione che, tutti insieme, noi fiorentini innamorati di Oriana, ci saremmo scambiati l'un l'altro.
 
"Ciao ci sei anche tu? mi fa piacere."
 
"E come potevo non esserci, oggi chi ama Firenze doveva essere qui."
 
Questo "qui" è rimasto un non luogo. Poteva essere il Duomo, anche fuori, davanti al Battistero, che Oriana aveva difeso con tanto furore. O piazza Signoria, la nostra piazza della politica, dove ci riunimmo la sera dell'11 settembre e fra ottomila persone e bandiere di tutti i tipi rosse, verdi, con ogni sigla possibile, l'unica bandiera americana, la Stars and Stripes, l'avevo portata io. Perché "va bene per una volta essere vicini agli Stati Uniti" (credo che non succedesse dall'agosto del 1944, in seguito le bandiere americane le ho viste solo bruciare in questa sciagurata città che il turismo americano ha fatto ricca!) "ma, in fondo se la sono cercata, quindi proprio sventolare la bandiera…" Frasi sentite personalmente, dal palco delle autorità, a microfoni spenti.
 
Ma per te, Oriana cara, nemmeno piazza Signoria, neanche per bruciarti in effige, novella Savonarola. Te che hai osato chiamare le cose col loro nome, che hai suonato la tua Martinella per svegliare l'occidente, spronandolo a difendere la propria civiltà, la più alta, il meglio che l'uomo abbia espresso finora, umanisticamente, scientificamente, artisticamente. Coniugando fede e ragione da 25 secoli.
 
Che grande peccato il tuo. Cercare di arrestare la resa dei cristiani, fiaccati da due guerre civili, dai complessi di colpa, dal relativismo, dal decostruzionismo. Un cancro dell'anima millenaria che ci ha fatto grandi, questo sì il vero "alieno" che incontriamo tutti i giorni nelle scuole, negli uffici, nei salotti. Imperdonabile anche per una classe politica che, specie qui, amministra da anni il potere col bilancino del farmacista, cercando di non dire mai no. L'unico lo hanno detto a te. Ad una persona sola e lontana, una donna malata a cui non restava molto tempo. Non era difficile, non ci voleva molto coraggio. Sperando anche che l' "alieno" facesse il suo mestiere presto e bene. E che l'oblio facesse il resto.
 
Non ci riusciranno, te lo garantisco. Te non ci sei più, ma io e tanti altri siamo vivi. E porteremo avanti le tue battaglie, sosterremo le tue idee. Con le parole, Oriana, con le parole. Finché potremo. Con la spada se ci obbligheranno.
 
Riccardo Zucconi