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Il Covile - N.o 342 (24.9.2006) Le fatiche di Claudio Dettorre

Questo numero


Questo numero è tutto dedicato a Claudio Dettorre, alias Omar Wisyam, che del Covile è firma non frequentissima, ma importante: Claudio è uno dei pochissimi studiosi italiani della storia e del pensiero delle frange più radicali del pensiero critico di area marxista, pensiero forse ormai estinto ma che ebbe nella seconda metà dello scorso secolo un momento di ripresa con le figure di Guy Debord e Jacques Camatte. In Italia quest'area è stata rappresentata, non senza qualche elemento di originalità, da Giorgio Cesarano e Gianni Collu. Tanti, tanti anni fa il curatore di questa NL, al pari di Dettorre condivideva la passione politica-esistenziale di queste frange la cui cifra gnostica, data la radicalità, per chi conosca Voegelin è di una evidenza lampante. Oggi tante cose, e tante idee, sono cambiate, ma ritengo importante non dimenticare, anche perché quel pensiero poneva, pone, delle domande, alcune delle quali non hanno ancora risposta; ecco perché gli amici del Covile sono tenuti al corrente delle fatiche di Claudio: l'ultima è la traduzione del famoso Rapporto sulla costruzione di situazioni di Guy Debord. La trovate in rete a www.geocities.com/omar_wisyam/rapporto.html.
 
Ma questo numero si occupa dell'amico udinese anche per un altro motivo: Claudio traduce, egregiamente, anche poesie; su mia richiesta qualche anno fa versò in italiano la bella poesia di Longfellow I costruttori, che molti lettori hanno apprezzato. Di recente ho ricevuto una mail che proponeva una ulteriore traduzione, la trovate più sotto, cosi potrete giudicare. Da parte mia non nascondo la soddisfazione di aver così pubblicato, allo stato, TUTTE le traduzioni italiane dei Costruttori. A proposito, Longfellow è anche protagonista di un giallo erudito uscito qualche tempo fa: Il circolo Dante, io l'ho letto, niente male.
 

La prefazione al Rapporto sulla costruzione di situazioni (di Claudio Dettorre)


Guy Debord nel 1957 ha ventisei anni e, sebbene abbia firmato un film estremista come Hurlements en faveur de Sade e indirizzato teoreticamente e praticamente la dérive, deve ancora giocare le sue carte principali. La prima e la più importante è la fondazione dell'Internazionale Situazionista nel 1957. Di quell'anno è anche la redazione del Rapporto sulla costruzione di situazioni.
 
Dopo cinquant'anni non si può che condividere l'inizio del Rapporto dove Debord scrive che la "notre époque est caractérisée fondamentalement par le retard de l'action politique révolutionnaire sur le développement des possibilités modernes de production, qui exigent une organisation supérieure du monde".
 
In questi cinquant'anni lo sviluppo del dominio capitalistico, cioè in buona parte dell'estensione, della capillarità e della profondità dell'assorbimento dello spettacolo, è stato fortissimo. Ma fortissime sono oggi anche le tensioni e i conflitti.
 
Rimane parzialmente vero l'assioma di Debord che recitava: "Le but principal de l'idéologie de la classe dominante est donc la confusion". Sì la confusione, ma, in Occidente, assieme alla paura.
 
Nel 1957 Debord non aveva ancora teorizzato la società dello spettacolo, ma si possono reperire i prodromi di questa teoria nel Rapporto nell'analisi della "décomposition idéologique". Nel Rapporto si possono trovare diversi passaggi che anticipano la descrizione della società dello spettacolo: nell'accenno alla "activité publicitaire" durante il caso Sagan-Drouet, a proposito del quale Debord nota che la pubblicità esclude ogni giudizio critico diventando il primo "moyen d'action sur la vie quotidienne"; nella critica della passività del pubblico che la costruzione di situazioni dovrà spingere a trasformare in viveurs; nella critica dello spettacolo in quanto luogo dell'alienazione (aliénation), cioè del non intervento (non intervention); nelle parti dedicata alla "bataille des loisirs", alle "bassesses télévisées", al "banalisation", all' "abetissement de la jeunesse" e altro ancora.
Debord scriveva che "la seule démarche espérimentale valable se fonde sur la critique exacte des conditions existantes, et leur dépassement délibéré". Mentre questa affermazione è valida ancora oggi, i mezzi suggeriti nel Rapporto, a proposito della costruzione di situazioni non sono sicuramente più attuali.
 
Ma come si può realizzare oggi "le changement le plus libérateur de la société et de la vie où nous nous trovons enfermés"? Dopo cinquant'anni il nostro pianeta è molto più malato, le contraddizioni più grandi, gli ostacoli più terrificanti.
 
Claudio Dettorre
 

I costruttori (di Henry Wadesworth Longfellow)


 
Siamo tutti architetti del destino,
nel lavorare alle mura del tempo;
alcuni con azioni grandi e nobili,
ed altri col decoro delle rime.
 

Non c'è nulla di inutile, o di infimo;
al suo posto ogni cosa è la migliore;
e ciò che può sembrare frutto d'ozio
rafforza e tiene insieme tutto il resto.
 
In quanto la struttura che eleviamo,
il tempo, è colmo di viva materia;
e i nostri oggi con i nostri ieri
sono i mattoni atti a costruire.
 
Persegui sempre forma e stile veri;
non lasciare fessure a sbadigliare;
non pensare, perché sono nascoste,
che queste cose restino invisibili.
 
Già nelle più remote età dell'arte,
i costruttori misero gran cura
in ogni esigua e invisibile parte;
perché gli dèi hanno occhi in ogni dove.
 
Ci lascino far bene queste cose,
il visibile quanto l'invisibile;
la casa in cui dimorino gli dèi
perché bella, compatta, e ben pulita.
 
Tuttora abbiamo vite non complete,
tra le mura di questi nostri tempi,
sconnesse scalinate, dove i piedi
inciampano cercando di salire.
 
E dunque, forte e sicuro fai l'oggi,
con un solido ed ampio fondamento;
ed ascendendo poi, sicuramente,
anche il domani troverà il suo posto.
 
Così soltanto potremo raggiungere
quelle altezze, da cui lo sguardo spazia
sul mondo, quale una vasta pianura
e un'estensione illimite del cielo.
 
Traduzione di Ulisse Fiolo