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Il Covile - N.o 343 (28.9.2006) Promemoria sulle tasse

Questo numero

"Caro Stefano, se ciò può consolare, la rivista svizzera - Die Weltwoche, (N° 38, 21 settembre) alla quale sono abbonata, ha tradotto e pubblicato l'articolo di Oriana Fallaci apparso sul Corriere della Sera del 16 luglio 2005 Il nemico che trattiamo da amico. Un affettuoso saluto da Berna, Marisa Fadoni Strik"
Sì, un poco consola cara Marisa, ma i nostri ingrati concittadini continuano così ad aumentare il loro debito morale con quella Svizzera che accolse anche il grande Giuseppe Prezzolini, fiorentino d'elezione.
Tornando a materie più prosaiche, tra i contributi arrivati durante l'estate, c'era, sul tema delle tasse, questo chiaro promemoria col quale mi sento particolarmente in sintonia.
 

Debito Pubblico, tasse e solidarietà (di Bruto Maria Bruti)


Quando l'economia va male, i teorici del "comunismo fiscale" dicono che è tutta colpa dell'evasione.
Questa tesi è falsa ed è uno strumento tipico della guerra psicologica usato dalle ideologie socialiste: si tratta di una forma aggiornata della lotta di classe.
La colpa, al contrario, è tutta delle tasse eccessive.
Il mostro fiscale risucchia gli utili delle imprese che non possono essere più reinvestiti nell'impresa stessa.
La commissione europea per l'industria e lo sviluppo ha valutato che una tassazione superiore al 35% uccide l'impresa.
In Italia non esiste solo l'imposta dei redditi eccessiva che supera il 40% ma tutta una serie di tassazioni che finiscono per togliere al cittadino quasi nove mesi di lavoro: Iva, Irap, Ici, tasse sulla benzina, sul metano ecc (il prelievo mostruoso è spezzettato ad arte in centinaia di tasse).
L'esperienza dimostra ("la storia è politica sperimentale") che diminuendo le tasse aumenta la crescita, aumentano le entrate per lo Stato, cala la disoccupazione e diminuisce il debito pubblico.
 

Alcuni esempi noti agli studiosi del settore:


Nuova Zelanda (1984): furono diminuite le tasse dal 60 al 24%, la crescita aumentò, la disoccupazione diminuì e il bilancio pubblico passò dal passivo all'attivo.
 
Austria (1988): furono diminuite le tasse del 20%, le entrate aumentarono del 65% e ci fu il pareggio del bilancio.
 
USA (1982-1987): furono diminuite le tasse del 60% (presidenza Reagan: esperimento del Nobel Milton Friedman), le entrate aumentarono del 35%. Aumento dell'occupazione: +12, 9% Aumento del Prodotto nazionale lordo: +21,5% Aumento dei contributi previdenziali: +51% (il deficit pubblico aumentò dal 2,7 al 2,9 del Pil ma solo perché il Congresso, a maggioranza democratica, aumentò le spese del 35%).
 

Contro la dittatura del mostro fiscale


Si parla tanto di democrazia ma è democrazia quella in cui non esiste un limite legale al prelievo fiscale dello Stato?
Esiste un limite a tutto, al diritto di proprietà, al diritto di sciopero, al diritto di licenziamento, alla libertà di stampa ecc. ecc. ma non esiste un limite costituzionale al prelievo fiscale. Si parla tanto di democrazia, ma è democrazia quella in cui si può sottoporre qualsiasi legge a referendum popolare tranne le leggi riguardanti la materia fiscale ?
 

Nota su debito pubblico, tasse e solidarietà


Per ridurre il debito bisogna cominciare a ridurre le tasse perché altrimenti non si produce ricchezza e le entrate diminuiscono.
Ripeto: la commissione europea per lo sviluppo ha calcolato che, quando il prelievo fiscale va oltre il 35%, le imprese non possono più reinvestire gli utili nell'impresa stessa.
La ricchezza non è una torta già bella e pronta che aspetta solo di essere divisa fra tutti (nozione tipica delle ideologie socialiste)
La ricchezza, al contrario, è una torta che deve essere prodotta: e non è possibile distribuire solidarietà senza produrre ricchezza.
Bisogna cominciare a fissare un limite legale al prelievo fiscale massimo e cominciare dall'Irpef: man mano che le entrate aumentano si devono diminuire le altre tasse dello stato (tasse indirette) e questo progressivamente, fino a ridurre l'intera pressione fiscale, in modo che non superi mai il tetto massimo del 35%.
Se non si pone urgentemente un limite legale al prelievo fiscale massimo non solo non c'è democrazia (esistono limiti legali alla proprietà e non dovrebbero esistere limiti legali al prelievo fiscale?) ma è impossibile produrre ricchezza.
Ripeto: esistono limiti legali ad ogni cosa, alla proprietà, al diritto di licenziamento ecc. ecc. e non dovrebbero esistere limiti legali al prelievo fiscale?
Il fisco per i socialisti è un idolo che deve essere solo servito: il moderno King Kong del socialismo si chiama fisco.
Senza questo limite legale (che, all'inizio, deve partire dall'Irpef, a causa dell'enorme debito pubblico accumulato dallo stato italiano) il debito pubblico stesso non può ridursi perché la ricchezza non può essere prodotta e se non si produce ricchezza diminuiscono le entrate e non si può distribuire né lavoro né solidarietà: il "cane si mangerebbe la coda", ovvero la produzione della ricchezza scenderebbe e il debito aumenterebbe.
 

Come è nato il debito pubblico ?


Per quanto riguarda il debito pubblico, bisogna ricordare che esso fu fatto a partire dagli anni 70, per colpa dei democristiani, dei socialisti e dei comunisti (che nelle commissioni parlamentari appoggiarono tutte le leggi di spesa senza una effettiva copertura), questo debito servì a costruire lo stato assistenzialista.
Che cos'è lo stato assistenzialista, versione moderna del socialismo? E' lo stato che intende fornire ciò che serve ai cittadini intervenendo direttamente in economia e allargando gradualmente la sua sfera d'intervento: infatti per ogni socialista l'attività economica deve essere sempre condotta socialmente.
"Intervenendo direttamente e deresponsabilizzando la società, lo Stato assistenziale provoca la perdita di energie umane e l'aumento esagerato degli apparati pubblici, dominati da logiche burocratiche più che dalla preoccupazione di servire gli utenti, con enorme crescita delle spese" (Giovanni Paolo II, Centesimus Annus).
Il premio Nobel per l'economia, Gordon Tullock, ha dimostrato che lo stato assistenziale crea inevitabilmente un apparato burocratico tale che finisce per fagocitare quello che dovrebbe essere ridistribuito.
Infatti, in pieno corso d'opera, quando democristiani, socialisti e comunisti fabbricavano lo stato assistenzialista e creavano il debito pubblico e aumentavano le tasse di nove volte (+785 % dal 74 all'85) arrivavano allo stato (1988) 186.256 miliardi per migliorare le condizioni dei meno abbienti (soldi per le cosiddette "prestazioni sociali"): se questi miliardi fossero stati dati in soldi al 20 % più povero della popolazione, ogni famiglia di 4 persone avrebbe ricevuto, nel 1988, 65 milioni e 352 mila lire all'anno e l'Italia si sarebbe trasformata in un paese di soli benestanti.
Ma, in realtà, più lo stato diventa Padrone più la spesa pubblica e il deficit aumentano. Più aumenta il deficit, più aumenta il prelievo fiscale. Più aumentano le tasse e più diminuisce l'iniziativa privata. Più l'iniziativa privata diminuisce, più aumenta la disoccupazione.
Infatti lo stato italiano diventava educatore, ferroviere, telefonista, elettricista, benzinaio, banchiere, imprenditore e così via. Ma nei compiti che non sono suoi la macchina statale fallisce e, infatti, secondo i dati del fondo monetario il deficit pubblico italiano aumentava, dal 74 all'83, di dieci volte!
Secondo la dottrina sociale della Chiesa Cattolica, che intende conciliare la libertà di mercato con il principio di solidarietà, lo stato ha il diritto d'intervenire per aiutare chi ha veramente bisogno sulla base del necessario che nasce dai diritti fondamentali, ma esso non intende fare direttamente al posto dell'iniziativa dei singoli e delle società intermedie ma intende aiutare a fare senza sostituirsi all'iniziativa dei singoli e delle comunità intermedie: in questo modo la solidarietà viene sollecitata e garantita dall'intervento dello stato ma realizzata soprattutto attraverso il servizio privato.
Si tratta della solidarietà che si realizza attraverso il principio di sussidiarietà. Lo stato che si ispira al principio di sussidiarietà, aiuta solo chi si trova in stato di vera necessità e aiuta soprattutto attraverso la ridistribuzione in moneta e non in servizi gestiti dallo stato perché ciò fa salva la libertà d'iniziativa e di scelta dei bisognosi e inoltre la fornitura dei servizi resta sottoposta all'iniziativa privata che ne garantisce l'efficienza.
 

Da dove cominciare a tagliare le unghie dello stato?


L'Italia, grazie ai democristiani, ai socialisti e ai comunisti, ha il terzo debito del mondo: un paese industriale con una situazione da Sudamerica.
Ma proprio dal Sudamerica del debito pubblico viene la ricetta vincente. Il Cile è rinato grazie alle pensioni private, tagliando le pensioni pubbliche. La straordinaria riforma del Cile può essere il modello guida di molte economie indebitate.
Si tratta del nuovo sistema previdenziale varato nel 1981 da José Piñera. I risultati sono indiscutibili: il Cile, grazie a questa "rivoluzione" previdenziale, ha una percentuale di risparmio, rispetto al prodotto nazionale lordo, di circa il 25%. La novità introdotta dal Cile fu quella dei 18 fondi pensione privati dove ad ogni lavoratore era consentito depositare fino al 10% del suo reddito lordo mensile. L'effetto è stato tale da far passare la percentuale del risparmio rispetto al PIL dal 5,4% del 1980 ad oltre il 20% degli anni Novanta. Inoltre, così facendo, il Cile ha sgravato il suo deficit dal peso delle pensioni pubbliche
 
Bruto Maria Bruti