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Il Covile - N.o 348 (30.10.2006) Ultime da Milano

Due giorni in piazza a Milano... (di Riccardo De Benedetti)


Caro Stefano,
come sai i miei scritti, pochi, sono intercalati da lunghi periodi in cui agisco. Devo averti detto in altra occasione che da sei anni mi sono impegnato, costituendo insieme con qualche ottimo professionista legale e altrettante persone di ottima volontà il Coordinamento vittime fallimenti immobiliari, a promuovere una legge di tutela degli acquirenti di immobili in costruzione. Missione compiuta (con il dgls 122 del luglio 2005). Sennonché, il pregresso grava pesantemente ancora su tantissime famiglie e le banche vi giocano un ruolo nefasto e socialmente irresponsabile.
 
Per farla breve: giovedì e venerdì scorso, abbiamo organizzato un presidio davanti a San Paolo IMI-Intesa per costringere la banca a trattare con un gruppo di famiglie a cui hanno pignorato la casa a suo tempo strapagata all'impresa fallita.
 
Assenza della carta stampata che non copre l'evento, chiamiamolo così. Mezza pagina del Corriere di Milano dedicata all'illusionista David Copperfield, nulla, neppure una riga a queste famiglie. Idem Repubblica. Il Tg3 Lombardia ne parla, ma non cita la banca in questione.
 
Nel civilissimo presidio, con tanto di lindo gazebo, la signora Luisa, maestra in pensione, illustra da par suo come la banca abbia ereditato il debito contratto dal Banco di Napoli con l'impresa fallita, e di fatto cancellato dal suo assorbimento in San Paolo IMI con tanto di salvataggio a opera del primo governo Prodi, e lo abbia negli anni, quasi otto, moltiplicato ai danni delle famiglie incolpevoli, alle quali viene richiesto di saldare un debito che loro non avevano contratto. Una vera infamia. Ora, con la fusione, la posta, ormai del tutto virtuale, non farà che moltiplicarsi, con sommo gaudio degli studi legali che gravitano famelici intorno a queste vicende.
 
Passa a salutare il presidio l'ottimo don Raffaello Ciccone, della pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Milano. Il gazebo è posto all'angolo tra piazza Cordusio e via Mercanti che sbuca in piazza Duomo; sullo sfondo la facciata del Duomo in ristrutturazione, inguainata dalla pubblicità di Banca Intesa, con tanto di mellifluo disegno di Folon.
 
Ho detto a don Raffaello se mi ero perso qualche ultima modifica al sacramento della Confessione, perché a me risultava ancora che l'assoluzione e relativa penitenza venisse data nella penombra del confessionale e non sui muri del tempio... Don Raffaello non mi risponde e forse, ma già non ricordo bene, sorride.
 
Io no, devo essere sincero; non ho nessun sorriso, al massimo un ghigno storto. Sibilo... non ho ancora visto una sinagoga o una moschea tappezzata dalla pubblicità di una banca... C'è qualcosa che non gira in questa parte del mondo; qualcosa che sfugge ai discorsi, si sottrae e che però si insinua, silenziosamente attraverso la prospettiva leggermente sghemba che va da piazza Cordusio a piazza del Duomo attraverso via Mercanti. Qualcosa che rende vano e un po' insensato quel dotto discettare intorno alle sorti di una civiltà, la nostra, che sottrae denaro agli incolpevoli previa assoluzione pubblicitaria. […]
 
Riccardo De Benedetti