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Il Covile - N.o 350 (19.11.2006) Giocatori scrivono

Questo numero


A commento della scorsa NL sono arrivate ben tre mail, che pubblico nell’ordine di arrivo. Sull’argomento tornerò in futuro ma urge, a questo punto, una precisazione. Nella NL ho diffuso i dati, veri, sui miei risultati a Spider, dimenticandomi di aggiungere che vario leggermente le regole (com’è prassi nei solitari): nel mio modo di giocare è ammesso annullare le mosse e ripeterle ed anche chiedere suggerimenti al computer, per evitare di dimenticare una banale possibilità. Conta solo risolverlo. Per chi fosse interessato c’è anche una mia variante alle regole di FreeCell, che lo rende più difficile, altrimenti si vince praticamente sempre. Non si può giocare col solitario di Windows (io preferisco FreeSol), perché questo dispone automaticamente gli assi e le carte successive nelle caselle finali in alto a destra, appena possibile. La mia variante consiste nel non utilizzare, appunto, queste celle finché non si sono ordinati completamente, in basso, tutti i mazzi: è ovviamente consentito utilizzare i quattro spazi di movimento in alto a sinistra ed anche annullare quante mosse si vogliano. Con un po’ di pratica si arriva a vincere circa una volta su tre.
 

Gli enigmi di Enrico Delfini


[…] a volte accade che si trovano consonanze e somiglianze dove meno te le aspetti...
Anche io sono un assatanato di Spider.
Le mie percentuali di riuscita sono differenti, nel senso che al livello facile, ottengo praticamente il 100%; con il livello intermedio resto di solito sul 40% (parlo di valutazioni su “tranches di 50 partite: solo una volta sono stato sopra il 50%); in compenso ho un desolante 3-4 % con il livello difficile.
Il piacere che si prova nelle sfide ( dallo sport all’enigmistica ai giochi di carte, all’origami...) è una strana alchimia in cui si devono bilanciare lo sforzo e la gratificazione.
Ricordo il mio periodo “enigmistico”, in cui mi impegnavo nella Settimana Enigmistica (avevo molto tempo libero sotto le armi...), arrivando al punto di risolvere il 100% di giochi (a volte mancavo il bridge, ma molto raramente...), col risultato di non divertirmi più; mi abbonai ad una rivista semi-clandestina di enigmistica superiore: un massacro! Su 100-120 enigmi al mese, le prime volte non andavo oltre le 4-5 soluzioni, avendo quattro settimane di tempo! Col tempo arrivai ad un 20-25% molto gratificante. Poi gli impegni mi impedirono di proseguire. […]
Ti segnalo questo sito di “divertissements matematici”, gradevole, educato, ricco: Base cinque
 
Enrico Delfini

Enrico Salvatori è sulla linea


[…] ho fatto per circa 10 anni, dai 14 ai 24, atletica: 10”9 nei 100, 22”9 nei 200, 50”5 nei 400, 1’56” nei 400 e 6.10 m nel lungo. Allora avevo tutti i primati del mondo femminili. Ho vinto due volte i campionati toscani allievi e tre volte i campionati toscani juniores, sono arrivato 2° e 3° nella 4x400 agli Universitari col CUS Pisa.
L’unica volta che mi hanno convocato in nazionale juniores, a Formia, per un Italia-Francia, la gara, che ci doveva essere il 10 ottobre, è stata annullata per sciopero dei treni. Non ho neanche la maglia della nazionale, la dovevano dare a Formia. Mi restano, gelosamente conservate, la lettera di convocazione e il biglietto del treno.
Mi piaceva molto vincere o comunque provarci. Se perdevo si vedeva subito e voleva solo dire che ero andato meno veloce.
Mi ricordo che partivamo dalla stessa linea.
Nei 200 e 400 partivamo sfalsati, ma era perché per quelli all’interno le curve sono più corte.

Da 3 anni ho ripreso una vecchia passione, le regate col Flying Dutchman. A settembre ai campionati italiani, sono arrivato 36° su 39.
Quelli arrivati terzi sono arrivati terzi anche ai mondiali. I primi 10 equipaggi sono professionisti o quasi, istruttori di vela, velai etc. e hanno barche di 2-3 anni che costano circa 25.000 €, albero e boma in carbonio da 4000 €, vele da 2500 € che cambiano 2-3 volte l’anno. Si allenano 2-3 volte la settimana per quasi tutto l’anno. La mia barca, un Mader tedesco, è del 1986, pagata 3000 €, ho pagato usati albero, boma e spinnaker 1000 € e ho solo una muta di vele, anch’esse del 1986. In pratica non ci alleniamo (il mio prodiere è professore universitario di pneumologia).
Tutto questo per dire che non partiamo dalla stessa linea, anche se alla partenza una linea ideale c’è, fra barca giuria e boa.
Comunque mi diverto molto lo stesso, il mio obiettivo è comprare vele nuove, da 1200 €, e, nelle regate dell’anno prossimo, lasciare dietro più barche possibile; per i prossimi campionati italiani, a settembre 2007 sul lago di Garda, arrivare fra 30° e 35°. […]
 
Enrico Salvatori

Armando Ermini riflette su gioco e modernità


[…] sarà un caso ma gioco anch’io a Spider. Mi piace il livello medio, perché ho buone probabilità di vittoria ma me la devo sudare. Quello troppo facile mi annoia, quello più difficile mi scoraggia. A quest’ultimo ho provato solo qualche volta poi ho lasciato perdere dandomi per ora l’obbiettivo di migliorare la percentuale di vittorie nel grado di difficoltà medio. Il discorso è interessante perché tocca un punto, la spinta competitiva, contraddittorio. Intanto c’è da dire che è una spinta innata, e di per sé è una forza vitale da cui l’uomo non può prescindere. Prova ne sia che c’è sempre stata, anche in quei recenti regimi comunisti sullo sfondo dei quali sbiadiva ogni giorno di più la profezia marxiana “ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni”. Stakanov spalava carbone, e poco conto se fosse un’invenzione del regime, non solo per maggior salario, ed anche solo questo sarebbe indicativo, ma soprattutto per potersi fregiare del titolo di Eroe dell’Unione Sovietica, ossia per essere più bravo degli altri. Io credo che alla base di una competitività sana ci sia prima di tutto la sfida con se stessi, e solo dopo questa debba essere traslata nella sfida con l’altro come stimolo a migliorarsi. Allora si potrà perdere a testa alta, senza sentirsi umiliati ma al contrario riconoscere lealmente i meriti dell’avversario. Quando la gerarchia di questa doppia sfida si inverte o se vale solo la seconda, vincere, come spesso accade, iniziano i guai.
Perché da quel momento inizia a contare solo il risultato finale, ottenuto anche con la frode, e tutto si contamina. Quello che accade sui campi di calcio, con le finte cadute etc. etc. dovrebbe far riflettere. Ma ancora di più fanno pensare i commenti dei telecronisti e dei media in genere, ispirati a malcelata ammirazione quando il “furbetto del campettino” è della parte amica e indignazione moralistica quando è della parte avversaria. Alcune regole occorreranno sempre, come sempre sarà necessario un arbitro che le faccia osservare, ma senza il senso della lealtà, ed è noto che ingannare se stessi è più arduo che non ingannare l’avversario, serviranno a poco. Sarà anzi sempre più necessario introdurne di nuove e più specifiche, e incrementare i guardiani per il loro rispetto. Insomma una spirale infernale di burocratizzazione, già ad uno stadio molto avanzato nelle società così dette moderne, per arginare gli esiti nefasti della lotta senza quartiere di tutti contro tutti.
D’altra parte le prediche buoniste sulla “cultura della legalità” sono una delle bufale più ridicole che siamo costretti a sentire, perché quella legalità di cui ci si riempie la bocca è del tutto effimera, mobile e transeunte, in quanto si fonda solo su se stessa.
Perché mai, mi chiedo, un ragazzo dovrebbe farsi convincere, in nome della legalità, a detenere solo la quantità consentita di erba se il giorno dopo questa viene raddoppiata, ossia se il limite della legalità viene spostato di continuo? E quando legge sui muri della sua città “giusto o sbagliato non può essere reato”, come recitava un manifesto di RC in occasione della legge approvata nella passata legislatura? Non c’è una sola ragione, anzi una ragione c’è, la paura della galera. Ma sulla paura non si costruisce nulla. Lasciamo perdere poi i comportamenti concreti degli “anticompetitivi”. Il “volemose bene” vale solo quando non sono direttamente implicati, altrimenti altro che legalità. Credo che anche tu abbia fatto esperienze di quel mondo.
Torno accapo e concludo. Il punto è che la modernità, tanto nella sua versione di dx che di sx, rinunciando a fondare la legge su qualcosa che ci trascenda, l’ordine che deriva dal Sacro dal quale scaturisce la regola interiore, ha gettato le premesse affinché la competizione significhi solo vittoria o non sia, e, per reazione, ad una sua demonizzazione tanto assoluta quanto falsa, laddove ben si sa quanto in realtà attragga ciò che si dichiara di odiare.
 
Armando Ermini