Il Covile | Indice Newsletter (2001-2009)

Il Covile - N.o 351 (24.11.2006) Luigi Puddu fa scoperte chez le bouquinistes

Questo numero


La poesia di Luzi. Dall’insidia alla salvezza? di Luigi Puddu, è dalla sua uscita, nella NL n° 240, una delle pagine più visitate del Covile. L’amico cagliaritano, che ci promette altri contributi, ci invia ora un’aggiunta.
 

Betocchi, Bonchino e … le bancarelle (di Luigi Puddu)


Per una fortunata coincidenza, rovistando in una bancarella, ho trovato il libro di Antonio Bonchino, intitolato Carlo Betocchi, pubblicato nel lontano 1996 dalle Edizioni Del Noce di Camposanpiero (PD).
Così ho scoperto di avere un “debito” e l’averlo mi onora.
Forse qualcuno ricorderà il mio contributo sull’opera poetica di Mario Luzi (in questo stesso sito: www.stefanoborselli.elios.net/scritti/puddu_poesia_luzi.htm), e magari tornerà alla parte non irrilevante che vi ha il confronto con Betocchi, della cui ultima vicenda poetica ho pure tentato un’interpretazione, controcorrente rispetto a Luzi stesso.
Il prof. Bonchino, ben prima di me (e con maggiore scienza letteraria e “sapientia cordis“ poetica!) ha dato in merito una brillante esegesi.
Voglio solo sottolinearne alcuni passi.
Parlando degli elementi di disturbo nei confronti del proficuo approccio alla poesia betocchiana, Bonchino critica (pag. 7):
«… la superficialità di coloro che non sanno scorgere la potenza unitaria o unificante del vissuto che giorno per giorno diventa poesia. A tutti costoro noi intendiamo rammentare che la poesia più efficace a produrre, in chi legga, stimoli conoscitivi ed emotivi è nient’altro che la versione di una condizione interiore del poeta in segni linguistici: un omòlogon della sua vita psichica».
E prosegue: Betocchi (pag. 8):
«… ha condotto la vita nel suo prodursi (ex-sistere) passo dopo passo a diventare testo traboccante di quell’indicibile che è la vita stessa, fino alla soglia del silenzio fisico; soglia dalla quale egli è infine arretrato allorché ha saputo condurre il silenzio stesso ad echeggiare e profumare nella poesia. E ciò è accaduto principalmente nei testi degli ultimi suoi anni».
È continuità ideale e personale, in forma di accidentale dis-continuità, quella giustamente identificata dall’interprete (pag. 21):
«… identità assoluta, in Betocchi, di poesia e vita; coerenza e fedeltà, di Betocchi, nello svolgersi di quelle, con il Betocchi di sempre: terrestre e metafisico. Graziato di visioni, come ai tempi di Realtà vince il sogno o colpito dalla sventura, come dopo il ‘70, comunque e sempre “nel suo interno / volavano tranquille le colombe / d’un’altra pace”. E di quelle egli “costruiva il discorso, ed era il solo che sapeva / inesauribile”. Parole di Betocchi ottantunenne!».
Piace incontrare, così, quella che, nel mio intervento, qualificavo come via di salvezza della poesia (pag. 22):
«… Questa è la singolarità e la grandezza di Carlo Betocchi: egli conduce a compimento la poesia. […] Betocchi stesso ha scritto, a proposito del canto della poesia: “Dove s’interrompe, è pace”. Ed ha aggiunto: “Quando è canto davvero s’interrompe prima, un momento prima della poesia”. È così che il silenzio diventa poesia. Più esattamente: è così che la poesia trova la sua pienezza nel predisposto nulla del silenzio».
Infine, opportunissimo il richiamo alla ricapitolazione cristologica della vicenda personale/poetica di Betocchi (pag. 55):
«… Il mistero dei “pensieri “ di Dio non si è chiarito, ma Betocchi, con quella adesione visionaria alla realtà invisibile che ci è nota e che ora nuovamente lo soccorre, percepisce l’indubitabile paternità di Dio. Con la forza di una volta. Si tratta di un dato presuntivo ma certissimo: sterminio e dolore sono paterni di fatto, perché per primo ne è stato attraversato il Figlio, primogenito del Padre».
Molto altro ci sarebbe da richiamare, quasi ogni rigo di questo aureo libretto andrebbe evidenziato, a nostro beneficio e a perenne ludibrio della censura fattuale che finora lo ha avvolto (e chissà che qualche editore di più ampia gittata – e di migliori vedute – non lo scorga, … per una riedizione).
Inutile replicare ulteriormente il mio consenso, citandone puntualmente i luoghi nel mio intervento. Resta la gratitudine di essere stato, interpretativamente, preceduto e surclassato.
E, dopo avere letto queste pagine, si impone una conclusione. Benedette le bancarelle!
 
Luigi Puddu