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Il Covile - N.o 364 (19.1.2007) Siti freschi (9) – il piccolo zaccheo

Siti freschi (9) – il piccolo zaccheo


Prima di presentarvi un altro sito meritevole, la mail di Claudio Marcello Rossi a commento dei ricordi di Enrico Delfini. Fa piacere questo comune sentire che emerge tra gli amici del Covile…
“Il mio commento: Splendido!
Era così, Stefano; e anche tu lo sai bene attraverso i ricordi dell’infanzia. Io ricordo mia madre che partecipava alla funzione del rosario, la sera, certe volte in chiesa e diceva delle litanie incomprensibili. Quando cominciavo, per via del ginnasio, a familiarizzare con il latino, le dicevo piano, fra incensi e candele, che non erano quelle le parole; lei mi stringeva con amore la mia mano di giovinetto, un bambino ancora per lei, e proseguiva all’interno del mio silenzioso biasimo.
Ora ricordo e comprendo il suo immenso, autentico atto di fede che suoni di misteriose parole sorreggevano e guidavano, non importa come e se non correttamente pronunciate; figuriamoci se quel Dio censiva la sintassi; si compiaceva del trasporto, della confidenza riposta in lui dal bisbiglio di un cuore.
Papa Ratzingher, chissà, anzi certamente questo ha fatto bisbigliando compostamente l’invocazione altissima e inespressa nella moschea di Istanbul. Che è arrivata al Dio di tutti ed agli uomini che in buona fede l’hanno osservato e poi stimato.
“Etenosse inducatintentazione” udivo allora. Bene così. Il mistero non soffre per questo, certamente non la speranza. Paradossalmente ne straccia male il velo proprio la lingua che usiamo per ordinare da Mc Donald o per inveire ad un semaforo. Non essendo capaci di ben gestire quest’ultima, meglio lasciare ad altre, mal pronunciate parole il richiamo di un mondo che è evocazione, intuizione, trasporto, possibilità indimostrabile. Non otterremmo di più, da quel mondo, usando correttamente parole che lo descrivono e lo sollecitano attraverso la preghiera. Guardiamo il mondo con occhi puri e lo purificheremo, diceva Unamuno.
Forse è per questo che Benedetto XVI invita a tornare anche al latino. Forse perché lo si pronunci pure male, ma si risenta l’antica voce pura, non contaminata. Più confidente.
[…] Claudio Marcello”

Ed eccoci al sito. Si tratta ancora di un blog: il piccolo Zaccheo. Era da un pezzo che avevo intenzione di segnalarlo, ma questo il post che vi presento mi ha fatto rompere gli indugi. Visto poi che mi ha fatto ritornare alla mente il Manifesto di Wendell Berry, che misi in rete qualche anno fa, riporto anche quello.
 

Ne so una più del diavolo

Fonte: http://piccolozaccheo.splinder.com
Essere irresponsabili. Essere inattuali. Non leggere i giornali. Fuggire le terze pagine. Non cedere ai dibattiti. Esaltare la fedeltà. Non temere il disonore. Badare ai concetti più che alle parole. Evitare la Biblioteca di Repubblica. Evitare i Grandi romanzi del Corriere. Evitare le Garzantine. Evitare i Grandissimi del ‘900. Evitare i Nobel della letteratura. Evitare i Grandi libri della scienza (ateismo postulatorio: Odifreddi, Hack, Dulbecco, Dawkins, etc.). Evitare i Classici dell’arte. Evitare i Protagonisti della storia. Evitare la DVDteca storica. Evitare i Grandi fotografi. Evitare la Grande enciclopedia del gatto. Evitare le Grandi biografie. Evitare i Grandi capolavori della pittura. Evitare i Manuali del Benessere. Evitare i Bestseller italiani. Evitare la Biblioteca Adelphi. Evitare il Calendario Pirelli (il mito in esclusiva per te). Evitare La Bibbia di Gerusalemme (in 12 pratici volumi). Schifare il cinema, i test, gli oroscopi, le lettere al Direttore, gli editoriali, i convegni, le opinioni, i tiggì, i documentari, i contenitori, le pubblicità, le novità editoriali, l’intiera e ignobile programmazione di radiotre. Misconoscere i comici. Leggere solo quel che si copierebbe a mano se la sua sopravvivenza dipendesse da noi. Dare importanza a tutto ciò che ci circonda e ci abbraccia ed è vivo. Cercare i volti e le mani. Evitare i discorsi inutili. Non trascurare la preghiera. Amare il raccoglimento. Essere cordiali. Non guardare a chi parla ma a quello che dice. Coltivare il discernimento, la confidenza, l’abbandono. Giuocare tiri birboni. Esercitare la memoria. Difendere l’intreccio dei sensi, la realtà delle cose, la maestà della vita, dall’incombere funesto dell’irrealtà.
 
il piccolo zaccheo

Manifesto del contadino impazzito (di Wendell Berry)


Amate pure il guadagno facile,
l’aumento annuale di stipendio, le ferie pagate.
Chiedete più cose prefabbricate,
abbiate paura di conoscere i vostri prossimi e di morire.
Quando vi vorranno far comprare qualcosa
vi chiameranno.
Quando vi vorranno far morire per il profitto,
ve lo faranno sapere.

Ma tu, amico,
ogni giorno fa qualcosa che non possa essere misurato.
Ama la vita. Ama la terra.
Conta su quello che hai e resta povero.
Ama chi non se lo merita.
Non ti fidare del governo, di nessun governo.
E abbraccia gli esseri umani:
nel tuo rapporto con ciascuno di loro riponi la tua speranza politica.

Approva nella natura quello che non capisci,
perché ciò che l’uomo non ha compreso non ha distrutto.
Fai quelle domande che non hanno risposta.
Investi nel millennio... pianta sequoie.
Sostieni che il tuo raccolto principale è la foresta che non hai seminato,
e che non vivrai per raccogliere.
Poni la tua fiducia nei cinque centimetri di humus
Che crescono sotto gli alberi ogni mille anni.

Finché la donna non ha molto potere,
dai retta alla donna più che all’uomo.
Domandati se quello che fai
potrà soddisfare la donna che è contenta di avere un bambino.
Domandati se quello che fai
disturberà il sonno della donna vicina a partorire.
Vai con il tuo amore nei campi.
Risposati all’ombra.

Quando vedi che i generali e i politicanti
riescono a prevedere i movimenti del tuo pensiero,
abbandonalo.
Lascialo come un segnale della falsa pista,
quella che non hai preso.
Fai come la volpe, che lascia molte più tracce del necessario,
diverse nella direzione sbagliata.
Pratica la resurrezione.
 
Wendell Berry
traduzione di Giannozzo Pucci