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Il Covile - N.o 369 (2.2.2007) Leonardo Tirabassi presenta il Circolo dei liberi

Questo numero


Verso gli amici che non c’erano o che non ci potevano essere ero rimasto in debito dell’informazione sulla giornata del 27 gennaio, annunciata nel n° 365. È andata benissimo, ecco qua il primo intervento.
 

La relazione introduttiva di Leonardo Tirabassi


Firenze, Hotel Adriatico, 27 gennaio 2007: Giornata di presentazione Circolo dei liberi - Magna Carta

Cari amici, questa mattina ho un compito arduo: introdurre alle 9.30 di un sabato un convegno dal titolo impegnativo “L’etica della tassazione: imposta individuo comunità”.
Innanzitutto un grazie particolare al senatore Gaetano Quagliarello, al professore Francesco Forte, e a tutti voi, per essere qui. Non ho la pretesa di dire chi siano. Ma cercherò di spiegare il motivo oggi della loro presenza tra di noi.
Permettetemi di iniziare comunicandovi uno stato d’animo di soddisfazione. Oggi nasce ufficialmente il Circolo dei liberi federato con la Fondazione Magna Carta (ecco il perché della presenza del suo presidente Gaetano Quagliarello). Per le nostre capacità e forze fiorentine, ci presentiamo per la prima volta in modo ufficiale e in una maniera quasi imponente, con ben tre iniziative. La lezione di un valente economista, come si diceva; la presentazione stasera del libro di un nostro socio fondatore, Roberto Corsi, dove è prevista anche la partecipazione di Rocco Buttiglione e, terza iniziativa, addirittura due pagine del Giornale della Toscana (e qui non posso far altro che ringraziare Riccardo Mazzoni) dedicate interamente al Circolo. Beh per essere un primo inizio non si può altro che essere soddisfatti! Questi risultati sono già un grande premio per i nostri sforzi.
A giugno del 2006, quando abbiamo iniziato a vederci, a scambiarci le opinioni sul da farsi tra un gruppo di amici, questi erano sogni che si intravedevano all’orizzonte, ma da qui a tradurli in pratica… Se così è stato, il risultato è dovuto all’opera di una squadra che è riuscita a lavorare benissimo, perché dotata di qualità rare come la passione per la politica, l’amore per la verità e che, pur provenendo da strade diverse, è riuscita a costruire un linguaggio comune volto a guardare verso il futuro e, quindi, subito ci siamo intesi sugli scopi dell’associazione.
La prima motivazione nasce dalla voglia di discutere a fondo temi difficili, perché segnano una frattura che ricorda, per lo meno nel dolore morale e psicologico, un clima da guerra civile anche se non combattuta con le armi; specialmente a Firenze dove il confronto è ormai un ricordo di anni lontani, roba di 15-20 anni fa. Oggi purtroppo è data per scontata l’adesione di ognuno a un opinione generica di luoghi comuni, tra loro magari anche incoerenti, dove però non è previsto il dissenso. E questo è ancora più triste in una città che si fregia di una tradizione culturale ormai ridotta o a mito nostalgico, oppure a retorica vuota. Così la prima iniziativa che abbiamo intrapreso agli inizi di ottobre, in una regione dove c’è un assessore alla pace, è stata dedicata ad un tema scottante: al tema della politicizzazione dell’Islam, al tema della guerra, della lotta al terrorismo islamico fascista che ha visto come relatore Carlo Panella.
Il secondo motivo scaturisce dalla convinzione che in questa sinistra, da cui una buona parte di noi proviene, è impossibile un riformismo, come dire?, all’altezza dei tempi e non solo per i soliti motivi rappresentati dalla sua debolezza numerica davanti al massimalismo di estrema sinistra o alla nota mancanza di coraggio e passione dei suoi esponenti, ma proprio per elementi strutturali.
Noi crediamo che sia possibile un riformismo solo se si rimette al centro la persona, cioè se esso si basa su un antropologia che vede l’uomo come finito, limitato e imperfetto. Da qui discende il rifiuto non solo di ogni costruttivismo sociale, ma anche antropologico. Se voi leggete i commenti sul Giornale di oggi, si può dire che questo sia il tema più ricorrente, dall’ intervento appunto del senatore Quagliarello, a quello della professoressa Ginevra Cerrina Feroni, all’amico Pietro De Marco, a Giannozzo Pucci e così via; persone assolutamente diverse per esperienza e formazione. Non ci può essere nessun riformismo possibile se non si accetta l’idea del limite e della responsabilità individuale. E’ la grande lezione sia del cristianesimo, compreso il nostro Rosmini, che dei pensatori liberali, da Burke a Tocqueville fino alla scuola degli illuministi scozzesi. Il riformismo di sinistra è morto, aveva ragione Del Noce, quando è passato dalla questione sociale all’estensione dei diritti individuali visti come molla del cambiamento. E la cosa più buffa, vero ossimoro, è rappresentata dal fatto che la crescita dell’individualismo va di pari passo con l’aumento del ruolo del diritto, e dello stato, nella società a scapito della libertà dell’individuo anche secondo il liberalismo classico. Macchine desideranti e omologate garantite per legge! E questo passaggio conduce ad un altro: alla pochezza della riproposizione della divisione tra laici e cattolici, frutto di un’epoca scomparsa in modo definitivo.
Le minacce attuali oggi si chiamano perdita dell’identità, aumento dell’anomia, distruzione delle comunità e della libertà della persona davanti ad una globalizzazione, definita da Tremonti, mercatista e al ruolo dello stato sempre più pervasivo. Per non parlare del tema della guerra, ampiamente rimosso dalla cultura di sinistra, fatte salve le furbizie di qualche ministro. Il nodo, da più di cento anni, è sempre il solito: quello tra modernizzazione e tradizione, tra civilizzazione tecnocratica e cultura umanistica. La differenza è che oggi questo confronto avviene sulle spoglie di due totalitarismi e sugli evidenti limiti di uno sviluppo globale senza freni, entro però la condivisa sicurezza della democrazia e dell’importanza della libertà di impresa individuale come fattore creativo e non solo economico.
Bene, è su questi temi che vogliamo riflettere, 1) sia attraverso convegni importanti, annuali, come quello che faremo su una parte del cattolicesimo fiorentino e la sua rilevanza per la nascita di una ideologia che tutt’ora a sinistra sopravvive, 2) sia attraverso giornate come questa, anche un po’ più semplici da un punto di vista organizzativo come quella con Carlo Panella, 3) sia con seminari interni dove la discussione possa essere più rilassata e il confronto più serrato, esperienza già avvenuta con l’incontro, agli inizi di novembre, con la professoressa Cinzia Caporale, Vicepresidente del Comitato Nazionale per la Bioetica.
Questo perché noi abbiamo anche un altro obiettivo ambizioso: contribuire a educare una classe dirigente locale.
Il secondo motivo da spiegare è perché l’adesione del Circolo dei liberi a Magna Carta. Dato che nel sistema politico attuale la discussione non avviene più nei luoghi storici, essa deve pur avvenire da qualche parte; un’ opinione pubblica deve pur formarsi in spazi pubblici altri dai talk show. E questo è infatti l’insegnamento che viene dagli Stati Uniti, con l’invenzione dei think thank: ecco il primo punto fermo per il passaggio dalla passione all’iniziativa pratica.
Ora pensiamo che, tutte le volte che si decide di agire, non si debba però necessariamente ricominciare da zero, come se intorno a noi ci fosse il deserto. E’ per questo che si è deciso di aderire a qualcosa di esistente a livello nazionale: ecco perché la Fondazione Magna Carta promossa da Gaetano Quagliarello e per tre motivi fondamentali:
  1. il Manifesto per l’occidente è un testo che riassume in modo efficace molti punti della discussione attuale e infatti in esso molti di noi, senza sforzo, si riconoscono;
  2. Magna Carta è una fondazione culturale e non immediatamente di azione politica, fatto che permette di liberarsi dalla costrizione dell’appartenenza, dalla logica delle scadenze, e invece consente di approfondire in modo continuativo proprio quei temi di cultura politica, troppo spesso trattati in occasione di scelte estemporanee;
  3. la Fondazione ha carattere nazionale con ottimi relazioni internazionali e questo le ha permesso di promuovere con costanza notevoli e prestigiosi convegni, incontri e dibattiti compreso l’ultimo di pochi giorni fa a Firenze sulla forma partito.

Lo scopo del Circolo dei Liberi è quindi di agire sul piano della riflessione della cultura politica e allo stesso tempo superare un certo provincialismo fiorentino, presuntuoso e settario.
Il terzo motivo da spiegare è perché si sia scelto il tema della tassazione. Noi oggi ci troviamo davanti a un sistema di imposte non trasparente perché i cittadini non sanno dove finiscono i soldi prelevati; irrazionale perché serve anche a nutrire una rendita parassitaria che non fa altro che sminuire il ruolo del vecchio e bistrattato lavoro produttivo; distruttivo perché toglie risorse agli investimenti. In ultimo, l’attuale tassazione è anche responsabile delle demolizioni di forme spontanee e naturali di solidarietà anche nei casi in cui esse funzionavano in modo egregio. La tassazione, come oggi è concepita, è quindi la negazione del principio di sussidiarietà e del federalismo, e come ogni manovra di ingegneria sociale centralizzata impedisce qualsiasi forma di sperimentazione locale. La conclusione è che tutto ciò deve diventare patrimonio comune dell’opinione pubblica con lo scopo politico principale, e rivoluzionario, di ridurre drasticamente il ruolo dello stato.
Grazie di nuovo di essere intervenuti, agli amici del direttivo, ai soci fondatori, a tutto il pubblico. Dedico un ricordo particolare all’amico Graziano Grazzini che mi manca e a cui devo la forza di essere qui oggi. Spero solo che il Circolo dei Liberi sia capace di essere all’altezza dei compiti che anche grazie a lui si è prefissato.
 
Leonardo Tirabassi