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Il Covile - N.o 372 (7.2.2007) Dove Stefano e Armando convergono su Baudrillard ed altra carne viene messa sul fuoco

Questo numero


Giusto oggi mi sono arrivate due mail, la prima, con parole di approvazione, è di Iacopo Cricelli e dimostra che anche questi ultimi astrusi ragionamenti vedono qualche giovane interessato, la seconda, perfetta, è di Armando Ermini e mi permette di concludere la prima sessione del confronto passando, come promesso, alle mie cose del ‘92.
Caro Stefano, permettimi una risposta alle tue osservazioni:
 
1) Carlo Giuliani. Hai ragione al 100%. E, diciamocelo, quello che succedeva ai nostri tempi fra compagni e fascisti, o addirittura e incredibilmente fra l’uno e l’altro dei raggruppamenti di estrema sinistra, era la stessa cosa. Mutavano la forma e le coperture ideologiche, ma la sostanza era identica a quella dei “guerrieri” da stadio. In questo senso il vecchio PCI di tradizione togliattiana era nel giusto, così come aveva colto nel segno Pier Paolo Pasolini. A distanza di tanti anni il Re è nudo, e l’atteggiamento moralistico è di chi del nudo ha paura e volta la faccia.
 
2) Credo di aver capito il tuo punto di vista. Per “consumazione” intendevo genericamente l’uso di beni e risorse senza contropartita misurabile in termini d’utilità economica. Un uso dei beni cioè che fuoriesce dal circuito produzione/consumo/produzione o, ormai, consumo/produzione/consumo come “riproduzione allargata” del rapporto sociale. Il resto, compreso l’esempio che fa Baudrillard delle sette suicide, mi sembrano i sintomi di chi vive la mancanza di senso in modo inconsapevole e la indirizza verso la distruzione/autodistruzione fine a se stessa. È eversione apparente, in realtà classificabile come follia o delinquenza e il cui esito è la conferma della “normalità”. In quelle azioni non esiste nessuna An-denken, nessuna rimemorazione ma semmai il contrario, l’idea che i guasti della modernità possano essere sanati spingendosi sempre oltre. In questo senso prefigurano il futuro e diventano funzionali al di là delle intenzioni (come non scorgere una inquietante, sottile, assonanza fra i suicidi collettivi e le discussioni sull’eutanasia?), come è accaduto a noi quarant’anni fa. Dici bene tu. La controrivoluzione non è fare le stesse cose della rivoluzione in nome d’altro, ma fare altro.
 
3) La religione. Le frasi che hai riportato sono illuminanti e concordo con te. Ma non ci parlano del Cristianesimo in sé, a cui mi sembrava alludesse Baudrillard, bensì della sua evoluzione storica in cui rientra il farsi Istituzione del dono e quindi anche il divenire astrazione del “prossimo” beneficiato.
 
Ciò che, fra l’altro, spinge il donatario a autoeleggersi prossimo del donante/istituzione e rivendicare il dono come diritto con quel che ne consegue. […]
Armando
Il testo del ‘92, intitolato L’illusione della modernità, è disponibile nella mia Raccolta.