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Il Covile - N.o 375 (16.2.2007) Laici non conformisti approvano

Laici non conformisti approvano


Da laico che per rispetto al Sacro non osa definirsi credente ma guarda con sempre maggiore attenzione alla Chiesa, debbo ringraziare Pietro per la lucidissima analisi. Quando scrive che “resta ben poco di autonomamente pratico-politico nelle discipline della materia bioetica e coniugale perseguite da legislatori e supreme Corti nel mondo”, coglie la nuova, epocale, faglia di frattura e di discrimine fra due concezioni del mondo irriducibilmente opposte. Non possono esistere mediazioni su un principio simbolico, perché l’incrinatura può sembrare lieve o quasi impercettibile sul momento, ma è destinata fatalmente ad allargarsi, non a richiudersi. I più intelligenti (e pazienti) fra i “progressisti” di casa nostra l’hanno capito benissimo e sono stati ben lieti della “mediazione” raggiunta sui DICO. Nessuno di loro, infatti, si è mai espresso con chiarezza sui limiti che considerano invalicabili. Non li hanno ma non possono dirlo, e non casualmente nessun giornalista ha posto loro la domanda con chiarezza. Avrebbe messo a rischio sia il governo che il PD.

Ormai non si tratta più della divisione fra cattolicesimo liberale e cattolicesimo sociale, che pur fra contrasti potevano convivere all’interno di un unico modello antropologico (anche se, forse a causa degli antichi retaggi culturali che Pietro ha bene evidenziato, quella divisione tende a riprodursi anche su questi temi). Si tratta invece di due modelli antropologici opposti, di fronte ai quali siamo chiamati tutti a pronunciarci. Tutti, e non è scritto che la linea di divisione veda i laici schierati da una sola parte, quella sbagliata. È un punto che mi preme molto sottolineare. Ai tempi delle discussioni intorno alla legge 194, Norberto Bobbio si rammaricò del fatto che si fosse lasciato il “monopolio” della difesa della vita ai cattolici, come se la questione non dovesse interrogare o lacerare i non credenti in quanto uomini, indipendentemente dalla fede. Questa volta tutto lascia sperare che non sia così. Certo è, però, che senza la Chiesa e la sua millenaria autorevolezza la cultura laica non conformista, da sola, sarebbe destinata a sicura sconfitta. I referendum sulla legge 40 l’hanno dimostrato oltre ogni dubbio. Ben vengano, allora, i pronunciamenti della CEI, indipendentemente dal disaccordo che si possa avere su altre questioni.
 
Armando Ermini