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Il Covile - N.o 378 (19.3.2007) In morte di Jean Baudrillard, uno dei nostri

In morte di Jean Baudrillard, uno dei nostri


Ho ricevuto stamani il contributo di Armando che trovate sotto. Non sapevo che Jean Baudrillard fosse morto quasi due settimane fa (“Le sociologue Jean Baudrillard est mort hier, mardi 6 octobre, à l’âge de 77 ans, des suites d’une longue maladie” recitano le agenzie); ormai leggo poco i giornali, segno buono. Il Covile ha presentato suoi testi più di una volta: nel n° 176 posi ad alcuni miei aspri rilievi al suo celebre articolo sull’11 Settembre, Lo spirito del terrorismo, il titolo di Dimenticare Baudrillard: era un detournement del suo Dimenticare Foucault, che con profitto lessi nella tarda gioventù; poi, coincidenza, circa un mese fa avevo ripubblicato parti del suo, per me fatale, saggio Per una critica dell’economia politica del segno, sappiamo ora che in quei giorni questo grande intellettuale scomodo stava lottando con la morte. Era uno dei nostri, varrà la pena di tornarci.
“Inclassificabile politicamente ed eclettico nei suoi campi d’intervento, scriverà molto anche sulla fotografia e sull’arte, soprattutto contemporanea, che qualificherà come «nul», Jean Baudrillard è, da un certo punto di vista, un moralista disgustato, com’è testimoniato dalla prosa talvolta melanconica di Cool-mémories, libro di memorie e di riflessioni i cui cinque volumi sono stati pubblicati tra il 1987 e il 2005.” Paul François Paoli, Jean Baudrillard l’inclassable, da Le Figaro del 6 marzo 2007.

La modernità secondo Baudrillard e Bauman. Uno spunto per una riflessione sul dibattito politico attuale (di Armando Ermini)


Un bell’articolo di Edoardo Camurri su Il Foglio del 17 Marzo riporta un brano tratto da La trasparenza del male di Jean Baudrillard, in cui il filosofo francese morto di recente descrive il collasso nichilistico della modernità.
“È altrettanto impossibile calcolare in termini di bello e brutto, di vero e di falso, di bene o di male, che calcolare nello stesso tempo la velocità e la posizione di una particella. Il bene non si colloca più sulla verticale del male, nulla si dispone più in ascisse e ordinate. Ogni particella segue il proprio movimento, ogni valore, o frammento di valore, brilla un istante nel cielo della simulazione, poi scompare nel vuoto seguendo una linea spezzata, che solo eccezionalmente incontra quella degli altri. È lo stesso schema frattale, ed è lo schema attuale della nostra cultura.”
A sua volta il teorico della società liquida, Zygmut Bauman, su Liberazione del 21 febbraio scrive un articolo in cui condensa i temi contenuti nel suo ultimo libro Homo consumans. Lo sciame inquieto dei consumatori e la miseria degli esclusi, di cui ho già scritto in http://maschiselvatici.blogsome.com. Scrive Bauman che
“Nella società dei consumi della modernità liquida, lo sciame tende a sostituire il gruppo con i suoi leader, le gerarchie e l’ordine di beccata [...] essi si radunano e si disperdono a seconda dell’occasione, spinti da cause effimere e attratte da obbiettivi mutevoli. [...]. In verità, gli sciami non hanno un alto ma solo una direzione di fuga che in se stessa determina la posizione dei leader e dei seguaci per la durata di quella traiettoria, o almeno per una sua parte. Le società di consumatori tendono verso la disgregazione dei gruppi a vantaggio della formazione di sciami perché il consumo è un’attività solitaria (è perfino l’archetipo della solitudine) anche quando avviene in compagnia. Essa non stimola la formazione di legami durevoli, ma solo di legami che durano il tempo dell’atto di consumo. [...] Questi legami [...] non hanno alcuna influenza sui movimenti futuri dello sciame e non proiettano alcuna luce sul passato dei suoi componenti. [...] Quel che in passato ha tenuto uniti i membri di un nucleo familiare attorno a un focolare e ha reso il focolare lo strumento di integrazione e affermazione della famiglia, è stato in larga parte l’aspetto produttivo del consumo”
ossia il fatto che ciò che univa la famiglia era la collaborazione in un unico processo produttivo di cui la riunione serale per la cena condivisa era l’ultimo atto. L’invenzione del fast food e pratiche connesse, non solo segna la fine del momento del consumo condiviso, ma “indica anche l’irrilevanza dei legami umani nella società dei consumi della modernità liquida.” Senza pretesa alcuna di approfondimento sul piano teorico, per il quale non ho certo competenza, mi pare tuttavia che fra le frasi che ho trascritto ci sia affinità nella descrizione di una società che vive un eterno ed effimero presente senza passato e quindi senza direzione di marcia verso il futuro. Una società frammentata e incapace di darsi coordinate di giudizio e di senso. Quello che mi sorprende di più è l’incapacità di riflettere e trarre qualche conseguenza da parte di chi pensa se stesso come l’antagonista per eccellenza di questa società. L’articolo di Bauman è stato pubblicato da Liberazione senza alcuna chiosa critica, eppure contraddice in modo che non potrebbe essere più chiaro tutto l’impianto culturale, ed anche organizzativo, delle così detta sinistra antagonista.
 
Non si accorge che lo sciame è proprio il modello organizzativo dei “movimenti” che rifiutano forma e gerarchie, non vede che il rifiuto di ogni criterio di verità, di bene e di male, è funzionale alla modernità, non tiene in conto alcuno che la dissoluzione della struttura familiare tradizionale, perseguita con tenacia come elemento di libertà, è alla base della frammentazione individualistica delle particelle che seguono ciascuna il proprio movimento e dell’irrilevanza dei legami umani. Eppure Bauman avverte anche, nel medesimo articolo, che caratteristica specifica della moderna società dei consumi è proprio quella di inglobare, metabolizzare e rendere funzionali ai propri scopi i comportamenti trasgressivi.
 
È come se, per paura di un ripensamento profondo della propria storia e delle proprie coordinate culturali, ci si illudesse di sfuggire a se stessi con una continua fuga in avanti che però ha l’effetto di aprire la strada proprio a ciò che si dice di voler combattere. Poco male se la cosa riguardasse solo i dirigenti e i quadri di partito. Molto, invece, pensando che il tutto si traduce in un inganno verso quei giovani che credono di trovare lì la soluzione al crescente disagio e all’insoddisfazione per un mondo in cui non trovano senso.
 
Armando Ermini