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Il Covile - N.o 379 (24.3.2007) Riccardo Zucconi ricorda l’amico Giorgio Del Plato

Riccardo Zucconi ricorda l’amico Giorgio Del Plato


Giorgio Del Plato se ne è andato la settimana scorsa. La Nazione ha pubblicato la notizia ad esequie avvenute. Questo è molto nello stile di Giorgio, e di Renata, lontani da ogni commemorazione, da ogni retorica.
Molti di noi lo hanno conosciuto, molti ci hanno lavorato insieme, quasi tutti ci hanno litigato. Tutti hanno imparato qualcosa. Giorgio era così, acuminato. A cominciare da quella sua testa aguzza, da un carattere spigoloso e diretto, da una intelligenza acuta, provocatoria, intuitiva, mai banale. Non faceva sconti e non se ne faceva. Aveva chiara la visione di un mondo sempre più cialtronesco e questo lo irritava e lo induceva a giudizi amari. Ma non diminuiva il suo slancio per cambiarlo in meglio.
Romano, si era riconosciuto in Firenze. Amava il suo rigore architettonico, così razionale. Penso non potesse riconoscersi nel barocco enfatico del Bernini e del Borromini. Ammirava Bruno Munari, il suo segno così essenziale. Così bella la sua casa in via degli Artisti, con i passerotti che vi svolazzavano, dividendosi fra salotto e giardino, liberi di volare via, se volevano, ma di solito restavano. Andando d’accordo con i tanti amatissimi gatti.
Amico di Marco Pannella lo aveva presto abbandonato. Credere obbedire e raccogliere firme non era certo lo stile di Giorgio. Sempre all’opposizione nei minuscoli partiti di opposizione. Alla fine ne inventò uno: Gli Amici della Bicicletta, quello era nostro. Una associazione che arrivò ad avere tremila soci, se ne parlò anche in Cina, ma dove potevano votare solo i soci fondatori: io, Giorgio, Renata e Lucia. Uno statuto superblindato! Il simbolo disegnato da Giorgio, una bicicletta stilizzata, era bellissimo! Per cinque anni, dall’80 all’85 ho iniziato la giornata con l’immancabile telefonata, “Riccardo-Giorgio”. E via a fare piani di battaglia.
Magnifici aneddoti. A Bologna fummo invitati al convegno dell’ANCCMA, Associazione Nazionale Costruttori Cicli E Motocicli,c’erano centinaia di persone. Ci sorbimmo molti interventi pallosissimi. Poi il presidente ci presentò: “Ecco a voi i nostri cari Amici della Bicicletta”. Giorgio salì sul palco e chiese “A chi di voi piace quella canzone Io sono un italiano, un italiano vero?”, alcuni alzarono timidamente la mano, poi via via quasi tutti. Giorgio li guardò con disprezzo e disse: “Bene questi si possono accomodare fuori perché tanto non capirebbero niente di quello che devo dire”.
Un altra volta andammo ad un incontro con alcuni notabili della politica. Molti arrivarono con le auto blu. Noi eravamo in due sul vecchio Ciao di Giorgio. Sul viale davanti alla Fortezza la ruota cedette e cademmo a terra. Non ci si fece quasi niente ma ci venne così da ridere! No caro Giorgio non eravamo proprio fatti per il potere! Addio amico mio, che la terra ti sia lieve.
 
Riccardo Zucconi
 
PS
Alcuni amici hanno pensato di ricordare Giorgio facendo stampare in un libro alcuni suoi scritti e interventi. Vi prego di raccogliere il materiale che eventualmente avete. Ci vediamo dopo Pasqua per parlare di questo progetto.