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Il Covile - N.o 394 (12.6.2007) Riccardo De Benedetti & Steve Jobs concludono il thread

Questo numero


Con la replica di Riccardo De Benedetti, che lo ha iniziato, si conclude il thread sulle esternazioni agli studenti della Luiss di Luca Cordero di Montezemolo. Per farci stare ancora più male Riccardo ci fa conoscere il discorso di Steve Jobs ai neolaureati dell’università di Stanford, sede nel cuore della Silicon Valley, di giusto due anni fa.
“È un discorso augurale. Non c’è alcun motivo di confrontare questo discorso con quello del nostro Montezemolo: due pianeti diversi; due mondi a distanze siderali. […]”

Una breve replica a Riccardo Zucconi


Gentile Riccardo, innanzitutto una precisazione: il mio riferimento al romanzo Confessioni del cavaliere d’industria Felix Krull di Thomas Mann (tedesco e protestante) avrebbe dovuto fugare ogni sospetto di cattocomunismo. L’impasto di cialtroneria, basse seduzioni, opportunità estorte fraudolentemente, di cui è cosparsa l’ascesa di Felix Krull non è moralismo cattolico, è il racconto di un funzionamento del sistema capitalistico preciso, di una precisione che nessuna nostra sociologia si è mai sognata e si sogna di fare.
 
A quella descrizione avevo spontaneamente accostato l’intervento di Montezemolo, sorprendentemente vicino, a mio modesto parere, alla gagliofferia di Krull. Continuo a credere che gloriarsi di essere il campione mondiale di copiature, appunto, sia un po’ una furfanteria, bassina bassina, ma tale.
Lo spazio e le ragioni per criticare l’esempio infelicissimo di Montezemolo ci stanno tutti. A distanza di qualche giorno credo addirittura che il fatto che sia stata passata sotto silenzio testimoni proprio dell’enormità della gaffe. Avevo, per sopramercato, sotto gli occhi, il confronto di 90 minuti tra Steve Jobs (Apple) e Bill Gates (Microsoft): non si parlavano da vent’anni e hanno battagliato rilanciando ognuno le capacità innovative dell’altro. Jobs non ha detto “Bill hai copiato spudoratamente le mie finestre che avevo messo sui miei computer già nel 1982”... Si sono detti “tu hai fatto più di me, ma ora sono pronto a fare meglio ancora”... e via di seguito. Credo che questo sia capitalismo... durissimo e con colpi bassi neppure lontanamente immaginabili ai nostri... ma non c’era quella fetida, sì fetida, mi dispiace per lei che tanto lo cita, indicazione di Agnelli ad andare guardare e copiare... e soprattutto la regale, nel senso di una parola che scende come un ordine dato a un suddito: non fatevi venire in mente vostre idee... (la frase, che cito a memoria, è riportata dal Corriere). Per la mia personale sensibilità è stato troppo.
 
Sono d’accordo sulla Fenech... effettivamente la performance migliore di Montezemolo.
 
Sono una persona che lavora da quando ha sedici anni, in un quotidiano. Mi sono laureato grazie al fatto che lavorando di notte frequentavo la mattina. Mi sono salvato dalla lotta armata perché tutte le volte che appendevo manifesti in tipografia gli operai, la cui naturale alleanza con gli studenti gridavo di giorno, mi lanciavano i vantaggini (sono i pesantissimi sostegni delle righe di piombo che uscivano dalla linotype). C’era evidentemente qualcosa che non funzionava... nei nostri slogan. E infatti ne sono uscito.
 
Ma il problema è un altro. Con la massima comprensione che posso avere delle sue ragioni, ho purtroppo materiale da venderle anche per quanto riguarda i piccoli imprenditori. Coinvolto mio malgrado nel fallimento dell’impresa, quotata in borsa e fatta fallire la settimana di ferragosto del 1998, da cui avevo acquistato casa, ho perso tutti i miei soldi e la possibilità di ricomprare casa. Ho messo in piedi un’associazione che è riuscita, nella scorsa legislatura, a far approvare, all’unanimità, il dlgs 122 che prevede l’istituto della fideiussione obbligatoria a tutela degli acquirenti di immobili in costruzione. Istituto europeissimo e capitalistissimo, e infatti, solo nel nostro paese vi sono vittime di fallimenti immobiliari, in tutto il mondo, dico in tutto il mondo, questo fenomeno non esiste e tutti i sistemi giuridici e le economie si sono attrezzati da decenni per evitare che l’acquirente, che nessuna responsabilità ha nell’insolvenza del costruttore, paghi colpe non sue. Ebbene a distanza di due anni dall’entrata in vigore del provvedimento la legge è applicata dai cosiddetti imprenditori edili solo nel 10% per cento delle nuove costruzioni. Il resto elude la legge, fottendosene allegramente non delle tasse ma di una legge che potrebbero tranquillamente applicare solo se fossero realmente quello che dicono di essere, vale a dire degli imprenditori e non dei cialtroni che con filo a piombo e cazzuola cercano di imbruttire a livelli credo mai raggiunti il nostro territorio. Ho avuto nella mia battaglia l’appoggio dell’allora presidente dell’ANCE (associazione costruttori), ma l’hanno subito fatto fuori e ora qualche difficoltà la sta vivendo anche lui. Da notare che l’Italia ha un numero di cosiddette imprese edili superiore alle 700mila... mostruoso. I politici hanno approvato all’unanimità una legge che ora la maggioranza dei costruttori cerca di far fallire non proponendo, con argomentazioni che non possono produrre perché altrimenti dovrebbero sostenere il contrario di ciò che fanno tutti gli altri imprenditori edili del mondo, una nuova legge, costretti poi come sono a non poter dire: sì il nostro fallimento è giusto che cada sulla pelle di chi ci dava i soldi cash, ma eludendo e infrangendo una legge approvata in nome del popolo sovrano... Questa è l’antipolitica che dovrebbe rigenerarci come nazione?
 
Cordiali saluti.
 
Riccardo De Benedetti
 

Il commencement address di Steve Jobs

Stanford, 12 giugno 2005. Testo originale: http://news-service.stanford.edu/news/2005/june15/jobs-061505.html

Sono onorato di essere qui con voi oggi alle vostre lauree in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. Anzi, per dire la verità, questa è la cosa più vicina a una laurea che mi sia mai capitata. Oggi voglio raccontarvi tre storie della mia vita. Tutto qui, niente di eccezionale: solo tre storie.
 

La prima storia è sull’unire i puntini


Ho lasciato il Reed College dopo il primo semestre, ma poi ho continuato a frequentare in maniera ufficiosa per altri 18 mesi circa prima di lasciare veramente. Allora, perché ho mollato?
È cominciato tutto prima che nascessi. Mia madre biologica era una giovane studentessa di college non sposata, e decise di lasciarmi in adozione. Riteneva con determinazione che avrei dovuto essere adottato da laureati, e fece in modo che tutto fosse organizzato per farmi adottare fin dalla nascita da un avvocato e sua moglie. Però quando arrivai io loro decisero all’ultimo minuto che avrebbero voluto adottare una bambina. Così quelli che poi sono diventati i miei genitori adottivi e che erano in lista d’attesa, ricevettero una chiamata nel bel mezzo della notte che gli diceva: “C’è un bambino, un maschietto, non previsto. Lo volete voi?” Loro risposero: “Certamente”. Più tardi mia madre biologica scoprì che mia madre non si era mai laureata al college e che mio padre non aveva neanche finito il liceo. Rifiutò di firmare le ultime carte per l’adozione. Poi accetto di farlo, mesi dopo, solo quando i miei genitori adottivi promisero formalmente che un giorno io sarei andato al college.
Diciassette anni dopo andai al college. Ma ingenuamente ne scelsi uno altrettanto costoso di Stanford, e tutti i risparmi dei miei genitori finirono per pagarmi l’ammissione e i corsi. Dopo sei mesi, non riuscivo a vederci nessuna vera opportunità. Non avevo idea di quello che avrei voluto fare della mia vita e non vedevo come il college potesse aiutarmi a capirlo. Eppure ero là, che spendevo tutti quei soldi che i miei genitori avevano messo da parte lavorando per tutta la loro vita. Così decisi di mollare e avere fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. Era molto difficile all’epoca, ma guardandomi indietro ritengo che sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell’attimo che mollai il college, potei anche smettere di seguire i corsi che non mi interessavano e cominciai invece a capitare nelle classi che trovavo più interessanti.
Non è stato tutto rose e fiori, però. Non avevo più una camera nel dormitorio, ed ero costretto a dormire sul pavimento delle camere dei miei amici. Guadagnavo soldi riportando al venditore le bottiglie di Coca cola vuote per avere i cinque centesimi di deposito e poter comprare da mangiare. Una volta la settimana, alla domenica sera, camminavo per sette miglia attraverso la città per avere finalmente un buon pasto al tempio Hare Krishna: l’unico della settimana. Ma tutto quel che ho trovato seguendo la mia curiosità e la mia intuizione è risultato essere senza prezzo, dopo. Vi faccio subito un esempio.
Il Reed College all’epoca offriva probabilmente la miglior formazione del Paese relativamente alla calligrafia. Attraverso tutto il campus ogni poster, ogni etichetta, ogni cartello era scritto a mano con calligrafie meravigliose. Dato che avevo mollato i corsi ufficiali, decisi che avrei seguito la classe di calligrafia per imparare a scrivere così. Fu lì che imparai dei caratteri serif e san serif, della differenza tra gli spazi che dividono le differenti combinazioni di lettere, di che cosa rende grande una stampa tipografica del testo. Fu meraviglioso, in un modo che la scienza non è in grado di offrire, perché era artistico, bello, storico e io ne fui assolutamente affascinato.
Nessuna di queste cose però aveva alcuna speranza di trovare una applicazione pratica nella mia vita. Ma poi, dieci anni dopo, quando ci trovammo a progettare il primo Macintosh, mi tornò tutto utile. E lo utilizzammo tutto per il Mac. È stato il primo computer dotato di una meravigliosa capacità tipografica. Se non avessi mai lasciato il college e non avessi poi partecipato a quel singolo corso, il Mac non avrebbe probabilmente mai avuto la possibilità di gestire caratteri differenti o font spaziati in maniera proporzionale. E dato che Windows ha copiato il Mac, è probabile che non ci sarebbe stato nessun personal computer con quelle capacità. Se non avessi mollato il college, non sarei mai riuscito a frequentare quel corso di calligrafia e i personal computer potrebbero non avere quelle stupende capacità di tipografia che invece hanno. Certamente all’epoca in cui ero al college era impossibile unire i puntini guardando il futuro. Ma è diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardare all’indietro.
Di nuovo, non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete solo unirli guardandovi all’indietro. Così, dovete aver fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire. Dovete credere in qualcosa — il vostro ombelico, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Questo tipo di approccio non mi ha mai lasciato a piedi e invece ha sempre fatto la differenza nella mia vita.
 

La mia seconda storia è a proposito dell’amore e della perdita


Sono stato fortunato: ho trovato molto presto che cosa amo fare nella mia vita. Woz e io abbiamo fondato Apple nel garage della casa dei miei genitori quando avevo appena 20 anni. Abbiamo lavorato duramente e in 10 anni Apple è cresciuta da un’azienda con noi due e un garage in una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. L’anno prima avevamo appena realizzato la nostra migliore creazione — il Macintosh — e io avevo appena compiuto 30 anni, e in quel momento sono stato licenziato. Come si fa a venir licenziati dall’azienda che hai creato? Beh, quando Apple era cresciuta avevamo assunto qualcuno che ritenevo avesse molto talento e capacità per guidare l’azienda insieme a me, e per il primo anno le cose sono andate molto bene. Ma poi le nostre visioni del futuro hanno cominciato a divergere e alla fine abbiamo avuto uno scontro. Quando questo successe, il Board dei direttori si schierò dalla sua parte. Quindi, a 30 anni io ero fuori. E in maniera plateale. Quello che era stato il principale scopo della mia vita adulta era andato e io ero devastato da questa cosa.
Non ho saputo davvero cosa fare per alcuni mesi. Mi sentivo come se avessi tradito la generazione di imprenditori prima di me — come se avessi lasciato cadere la fiaccola che mi era stata passata. Incontrai David Packard e Bob Noyce e tentai di scusarmi per aver rovinato tutto così malamente. Era stato un fallimento pubblico e io presi anche in considerazione l’ipotesi di scappare via dalla Silicon Valley. Ma qualcosa lentamente cominciò a crescere in me: ancora amavo quello che avevo fatto. L’evolvere degli eventi con Apple non avevano cambiato di un bit questa cosa. Ero stato respinto, ma ero sempre innamorato. E per questo decisi di ricominciare da capo.
Non me ne accorsi allora, ma il fatto di essere stato licenziato da Apple era stata la miglior cosa che mi potesse succedere. La pesantezza del successo era stata rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su niente. Mi liberò dagli impedimenti consentendomi di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita.
Durante i cinque anni successivi fondai un’azienda chiamata NeXT e poi un’altra azienda, chiamata Pixar, e mi innamorai di una donna meravigliosa che sarebbe diventata mia moglie. Pixar si è rivelata in grado di creare il primo film in animazione digitale, Toy Story, e adesso è lo studio di animazione più di successo al mondo. In un significativo susseguirsi degli eventi, Apple ha comprato NeXT, io sono ritornato ad Apple e la tecnologia sviluppata da NeXT è nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple. E Laurene ed io abbiamo una meravigliosa famiglia.
Sono sicuro che niente di tutto questo sarebbe successo se non fossi stato licenziato da Apple. È stata una medicina molto amara, ma ritengo che fosse necessaria per il paziente. Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in testa. Non perdete la fede, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l’amore per quello che ho fatto. Dovete trovare quel che amate. E questo vale sia per il vostro lavoro che per i vostri affetti. Il vostro lavoro riempirà una buona parte della vostra vita, e l’unico modo per essere realmente soddisfatti è fare quello che riterrete un buon lavoro. E l’unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fate. Se ancora non l’avete trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Perciò, continuate a cercare sino a che non lo avrete trovato. Non vi accontentate.
 

La mia terza storia è a proposito della morte


Quando avevo 17 anni lessi una citazione che suonava più o meno così: “Se vivrai ogni giorno come se fosse l’ultimo, sicuramente una volta avrai ragione”. Mi colpì molto e da allora, per gli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni qualvolta la risposta è “no” per troppi giorni di fila, capisco che c’è qualcosa che deve essere cambiato.
Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose — tutte le aspettative di eternità, tutto l’orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire — semplicemente svaniscono di fronte all’idea della morte, lasciando solo quello che c’è di realmente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione per non seguire il vostro cuore.
Più o meno un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto la scansione alle sette e mezzo del mattino e questa ha mostrato chiaramente un tumore nel mio pancreas. Non sapevo neanche che cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che si trattava di un cancro che era quasi sicuramente di tipo incurabile e che sarebbe stato meglio se avessi messo ordine nei miei affari (che è il codice dei dottori per dirti di prepararti a morire). Questo significa prepararsi a dire ai tuoi figli in pochi mesi tutto quello che pensavi avresti avuto ancora dieci anni di tempo per dirglielo. Questo significa essere sicuri che tutto sia stato organizzato in modo tale che per la tua famiglia sia il più semplice possibile. Questo significa prepararsi a dire i tuoi “addio”.
Ho vissuto con il responso di quella diagnosi tutto il giorno. La sera tardi è arrivata la biopsia, cioè il risultato dell’analisi effettuata infilando un endoscopio giù per la mia gola, attraverso lo stomaco sino agli intestini per inserire un ago nel mio pancreas e catturare poche cellule del mio tumore. Ero sotto anestesia ma mia moglie — che era là — mi ha detto che quando i medici hanno visto le cellule sotto il microscopio hanno cominciato a gridare, perché è saltato fuori che si trattava di un cancro al pancreas molto raro e curabile con un intervento chirurgico. Ho fatto l’intervento chirurgico e adesso sto bene.
Questa è stata la volta in cui sono andato più vicino alla morte e spero che sia anche la più vicina per qualche decennio. Essendoci passato attraverso posso parlarvi adesso con un po’ più di cognizione di causa di quando la morte era per me solo un concetto astratto e dirvi: Nessuno vuole morire. Anche le persone che vogliono andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E anche che la morte è la destinazione ultima che tutti abbiamo in comune. Nessuno gli è mai sfuggito. Ed è così come deve essere, perché la Morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della Vita. È l’agente di cambiamento della Vita. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo. Adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano diventerete gradualmente il vecchio e sarete spazzati via. Mi dispiace essere così drammatico ma è la pura verità.
Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario.
Quando ero un ragazzo c’era una incredibile rivista che si chiamava The Whole Earth Catalog, praticamente una delle bibbie della mia generazione. È stata creata da Stewart Brand non molto lontano da qui, a Menlo Park, e Stewart ci ha messo dentro tutto il suo tocco poetico. È stato alla fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer e del desktop publishing, quando tutto era fatto con macchine da scrivere, forbici e foto polaroid. È stata una specie di Google in formato cartaceo tascabile, 35 anni prima che ci fosse Google: era idealistica e sconvolgente, traboccante di concetti chiari e fantastiche nozioni.
Stewart e il suo gruppo pubblicarono vari numeri di The Whole Earth Catalog e quando arrivarono alla fine del loro percorso, pubblicarono il numero finale. Era più o meno la metà degli anni Settanta e io avevo la vostra età. Nell’ultima pagina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna di prima mattina, il tipo di strada dove potreste trovarvi a fare l’autostop se siete dei tipi abbastanza avventurosi. Sotto la foto c’erano le parole: “Stay Hungry. Stay Foolish.”, siate affamati, siate folli. Era il loro messaggio di addio. Stay Hungry. Stay Foolish. Io me lo sono sempre augurato per me stesso. E adesso che vi laureate per cominciare una nuova vita, lo auguro a voi.
 
Stay Hungry. Stay Foolish.
 
Grazie a tutti.
 
Steve Jobs