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Il Covile - N.o 425 (21.1.2008) Una bella giornata romana

Questo numero


“State sicuri che ci saranno anche quei refrattari del Covile”. L’abbiamo detto, l’abbiamo fatto. In diversi. Di nostro ricordiamo la splendida giornata quasi primaverile, dei commenti questo ci è parso il migliore.
 

Il Professor Ratzinger e la lezione di vera laicità (di Gaetano Quagliariello)


Fonte: L’Occidentale, 21.1.2008,

Per primi, alle dieci, sono arrivati i laici, gli ex-mangiapreti, quelli che per la prima volta assistevano all’Angelus. Ignorando i ritmi domenicali della Roma petrina erano preoccupati. Temevano di non trovar posto.
 
Con il passar del tempo la loro preoccupazione ha mutato di segno ma non si è dissolta. Quell’immensa piazza sembrava ancora troppo vuota. Solo a un quarto passate le undici - quando gli spazi finalmente si sono rarefatti e il cancello che concede il passaggio al cerchio più interno è stato sbarrato per lasciare accumulare gli ultimi avventori fin alla metà di Via della Conciliazione – è stato chiaro a tutti che la mobilitazione era riuscita.
 
Piazza San Pietro, però, non è stata diversa per la presenza dei tanti politici, laici e cattolici, venuti a portare la loro solidarietà al “pontefice rifiutato”. E nemmeno per qualche telecamera in più, inevitabilmente giunta assieme a loro. In fondo queste presenze, assieme a tante altre in quei paraggi non meno inusuali, sono andate anch’esse a comporsi nel mosaico di preghiera, devozione, gioia di vivere, curiosità, tifo che miracolosamente prende forma ogni domenica alle dodici. Lo hanno solo reso ancora più laicamente grande e più laicamente ricco. Ciò che ha reso la giornata di ieri davvero speciale è stato, invece, il breve discorso che Papa Ratzinger ha pronunziato dopo la benedizione.
 
Ha parlato da vecchio professore, il Papa. Per questo si è rivolto prima agli studenti (che per ogni professore che si rispetti sono sacri) e solo dopo ai suoi colleghi. Ha poi ricordato, a quanti in questi giorni l’hanno infangato, il prestigio della Sapienza. Perché l’università è il sapere che si sedimenta e laddove si rinnega la propria tradizione si finisce col negare la funzione stessa dell’università. Ha spiegato, quindi, con parole semplici, come lo spirito di tolleranza, per non convertirsi in supponente pretesa di superiorità, debba essere alimentato dal rispetto per le idee altrui: dalla curiosità di conoscerle, dalla volontà di confrontarsi con esse. E non ha scordato neppure di chiarire la ragione per la quale ha rinunziato alla visita: la responsabilità, le circostanze che la sconsigliavano. Infine, al termine di ogni cosa, quando tutte le frasi scritte erano state pronunziate, ha fatto riecheggiare nella piazza la parola “libertà” chiarendo com’essa inizi dalla strada che ogni uomo sceglie per ricercarla.
 
Papa Ratzinger ha così risposto con una carezza allo schiaffo ricevuto. Da professore seduto dietro la cattedra che fu di Pietro, ha impartito ai professori di “laicità presunta” un’autentica lezione di laicità. Il Tevere non era né più largo né più stretto. Pareva, piuttosto, capovolto: con i laici e i diversi a Piazza San Pietro e gli intolleranti sull’altra sponda.
 
Mentre si abbandonava la piazza il pensiero è andato al Pasolini dell’ultimo discorso. Quello che ammoniva che in un contesto nel quale l’edonismo fosse stato eletto a ideologia, tolleranza e laicismo sarebbero suonati falsi come moneta fasulla. E gli stessi diritti civili, decifrati alla luce di un codice progressista, da eversiva richiesta di libertà si sarebbero tramutati in conformismo di sinistra, stampella di un nuovo potere.
 
Contro questa deriva, a quel tempo ancora lontanissima e pure intuita, Pasolini chiedeva ai liberali e ai libertari di continuare a essere sé stessi e, per questo, di continuare a essere “irriconoscibili”. Peccato che non abbia visto la Roma di questi giorni. Vi avrebbe trovato litanie anticlericali pronunziate da vecchi e da giovani, consunte e proprio per questo riconoscibilissime. Probabilmente, invece, si sarebbe davvero stupito al cospetto della Piazza San Pietro di Joseph Ratzinger: quella sì irriconoscibile come avrebbe voluto.
 
Gaetano Quagliariello