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Il Covile - N.o 426 (25.1.2008) Preferenze

Quadri di un’esposizione


“Non rifiutare, ma preferire”, consigliava Nicolàs Gomez Dàvila nel n° 422. Cominciamo subito.
 
I più se la saranno persa, ma è stata davvero straordinaria la mostra “Nel segno di Ingres – Luigi Mussini e l’Accademia in Europa nell’Ottocento” (Siena, Santa Maria della Scala, 6 ottobre 2007 - 6 gennaio 2008). Per fortuna che c’è un catalogo davvero benfatto, ve ne dovrete contentare.
 

Odalisca


Luigi Mussini, Odalisca
Luigi Mussini, Odalisca, 1862, Milano, Accademia di Brera

“Nel 1864 il marchese Filippo Ala Ponzone […] acquistò il dipinto per il suo appartamento di Parigi, ma prima di collocarvelo lo espose in un atelier […] dove ebbe l’opportunità di vederlo – assecondando un’esplicita richiesta del pittore – anche Henri Delaborde, lo scrittore d’arte moderna per la Gazette des Beaux Arts, da anni in relazione con Mussini […]. Prevenendo il giudizio di Delaborde, cui chiedeva se fosse o meno il caso di esporre l’opera al Salon, il pittore lo informava di come alcuni critici parigini avessero commentato le assonanze della sua Odalisca, soprattutto negli accessori, con quella ben più famosa di Ingres presentata al Salon parigino nel 1819; ma egli, che di quel dipinto conosceva soltanto una piccola incisione al tratto, piuttosto che risentirsene, si diceva lusingato da quel parere che testimoniava la sua grande ammirazione per il maestro francese […].” Silvestra Bietoletti – Dal catalogo della mostra, SilvanaEditoriale.

 
Jean-Auguste-Dominique Ingres, Grande odalisca
Jean-Auguste-Dominique Ingres, Grande odalisca, 1814, Parigi, Louvre

Una lezione per l’egocentrismo moderno: oggi gli artisti, gli architetti ecc. vengono allevati nel soggettivismo più esasperato, nella ricerca estrema della differenziazione sul niente, e divengono incapaci di attingere al patrimonio di conoscenza professionale comune, con risultati desolanti. Pochi ancora riprendono le orme di una tradizione che fu gloriosa, speriamo che il loro numero cresca. Per fortuna non così nel mondo dell’informatica, dove è concesso di sbagliare poco: lì i Pattern di Christopher Alexander si sono ormai imposti dopo il mitico Design Patterns – Elements of Reusable Object-Oriented Software, della Gang of Four (*) del 1995, lì la mentalità che generava l’umiltà del grande Mussini è ancora viva, anzi direi necessaria. È proprio l’umiltà, ad esempio, che permette spesso di discriminare a colpo d’occhio il giovane promettente dal mediocre velleitario.
 
* La banda dei quattro: Erich Gamma, Richard Helm, Ralph Johnson, John Vlissides

Eudoro e Cimodoce


Luigi Mussini, Eudoro e Cimodoce
Luigi Mussini, Eudoro e Cimodoce, 1855, Firenze, Galleria d'Arte moderna di Palazzo Pitti
“Il soggetto è tratto dal Livre des Martyrs [di François-René de Chateaubriand] del 1809, nel quale si raffigura la sacerdotessa greca Cimodoce che, smarritasi nel bosco e soccorsa dal cristiano Eudoro, assiste alla scena in cui egli, incontrando uno schiavo prostrato al suolo, si toglie il mantello chiamandolo fratello. E alle parole di lei «Straniero tu certamente credesti che colui fosse un nume celato sotto le sembianze di un nemico» egli risponde «No, io l’ho creduto un uomo» […]” Laura Lombardi, ibidem.

Poteva servire da promemoria per il dibattito sulla Costituzione europea e venire utile anche a qualche professore della Sapienza.