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Il Covile - N.o 427 (30.1.2008) Architettura sacra contemporanea: religione o nichilismo? (di Nikos Salingaros)

Questo numero


È con orgoglio che pubblico in anteprima questo testo dell’amico Nikos Salingaros, che arricchisce la nostra raccolta sull’architettura. Nikos è particolarmente attivo in questo momento: sta conducendo presso la sua Università, in quel di S. Antonio, Texas, una interessantissima serie di dodici letture, Algorithmic Sustainable Design: The Future of Architectural Theory, che possono essere seguite anche dall’Italia via Internet (informazioni a www.math.utsa.edu/~salingar/algorithmic.html), il testo di riferimento, Harmony-seeking computations, di Christopher Alexander, è disponibile a www.livingneighborhoods.org/library/harmony-seeking-computations.pdf.
 

Architettura sacra contemporanea: religione o nichilismo? (di Nikos Salingaros)


Cura linguistica di Ciro Lomonte

Il relativismo filosofico pretende che le opinioni divergenti sulla natura dell’umanità e la sua rilevanza nell’universo siano tutte ugualmente valide. Un’applicazione specifica di questo modo di pensare è che i media promuovono stili architettonici diversi. Anche la Chiesa ha adottato stili “contemporanei”, investendo risorse in alcune chiese recenti per dimostrarne la bontà. Questo è successo nonostante un’opposizione accesa di quei fedeli con gusti e sensibilità più conservatrici. Accade, però, che certi stili architettonici molto in voga oggi siano, di fatto, contro-natura. La questione ha un effetto negativo sul relazionarsi religioso del popolo, che non può essere ignorata.
 
Questa è un’osservazione scientifica, che si basa su proprietà essenziali geometriche di forme e superfici architettoniche. Tutte le religioni del mondo hanno sviluppato dei metodi di rapporto spirituale attraverso la forma costruita. Questi metodi sono stati utilizzati per edificare meravigliose chiese, cattedrali, templi e moschee nella storia. I grandi edifici religiosi del passato, eretti nell’ambito di convinzioni religiose molto diverse, condividono una base comune matematica. Tutti appartengono, in ogni caso, ad una classe di strutture molto distinta dalle forme architettoniche contemporanee. Dunque, non è buona norma utilizzare queste tipologie contemporanee per costruire edifici religiosi. Oggi, la sapienza su come costruire edifici che si relazionano è soppressa e ridicolizzata dall’accademia e da un’élite dominante (molto potente) che controlla l’architettura contemporanea.
 
Per capire questo fenomeno, si deve scavare a fondo per mettere in luce la relazione dell’architettura con la società contemporanea. La verità può essere veramente preoccupante. Esiste molta gente indottrinata ad un’idea specifica della contemporaneità. Il loro credo non è positivo per il patrimonio dell’umanità, perché è fondato sull’insistenza nel negare il passato, identificandolo con tutti i mali della storia. Come se si potesse superare la cattiveria intrinseca nella natura umana attraverso la costruzione d’edifici e città che non rassomiglino a quelli del passato. È un malinteso fondamentale, ma molta gente idealista non vuole credere che questa soluzione semplicistica e radicale è sbagliata. Era una speranza così allettante che quasi tutti se l’erano bevuta. Queste indagini aprono gli occhi su di un mondo industriale, fondato sulle idee utopiche con una forte dose di fanatismo. Quando una persona si sente sicura perché ha l’appoggio dei media, tutto il suo operato sembra essere giusto, anche se è terribilmente sbagliato.
 
Cominciamo con una divertente storia personale. Recentemente, ho letto in un blog italiano una mia descrizione, fatta da una persona che non ho mai conosciuto. Qualcuno ha scritto una critica sul mio lavoro non molto simpatica. Si riferisce alla pagina 37 del mio libro Antiarchitettura e Demolizione. Alla fine egli termina:
“Avevo così tanta voglia di sparlargli addosso che sono perfino riuscito ad immaginarne le fattezze fisiognomiche, gli abiti eleganti, la pipa in ufficio (rigorosamente spenta), e la più costosa versione dei trattati vitruviani alle spalle. Fine del conato di coscienza mosso dall’esplorazione dei links proposti sull’universo culturale degli amici del sito in questione.”
Mi dispiace, ma questa descrizione è completamente erronea. Non fumo, non ho mai fumato, e di sicuro non ho una pipa. Forse Andrea pensava allo scomparso Bruno Zevi, ma egli non è mai stato un amico dell’architettura tradizionale. Sì, ho un completo, ma di solito non lo metto quando faccio lezioni all’università; piuttosto lo indosso quando intervengo a qualche conferenza internazionale. Non ho una copia di Vitruvio nella mia biblioteca — ne avevo una anni fa, però era una versione a buon mercato, in edizione economica. I libri nel mio ufficio sono di scienza e matematica. Quelli sull’architettura sono scritti dai miei amici Christopher Alexander e Léon Krier. Ebbene, Léon è un classicista, ma Christopher non lo è. Il mio interesse architettonico non è affatto ristretto al classicismo; alcuni lettori mi considerano un promotore dell’architettura islamica e di quelle vernacolari di altri paesi. Il peggio di questo malinteso è che il mio ruolo nello sviluppo di un’architettura innovativa è oscurato e dunque ignorato.
 
Vale la pena cercare i motivi di questa sicurezza assoluta (ma non di meno falsa) del bravo Andrea. Egli non ha verificato le sue ipotesi sul tipo di persona che sono — possiede una mia immagine rivelata. Io posso fare l’ipotesi seguente: nella sua formazione, un suo professore ha parlato dei “nemici” dell’architettura innovativa. Forse un professore gli ha detto che questa gente è pronta a fare di tutto per impedire lo sviluppo, e quindi deve stare attento! Il “nemico fittizio” è identificato come un classicista in un completo di lusso molto caro, con una pipa spenta. L’architettura contemporanea ha poco da mostrare come innovazione artistica e perde il suo tempo in autodifesa contro nemici immaginari. Come i piccoli paesi completamente corrotti, che fanno una guerra contro i vicini per sviare l’attenzione dalle sofferenze del popolo.
 
Ho spiegato questo fenomeno allarmante nel mio libro ( Anti-Architettura e Demolizione, pagina 175):
“Quando viene a mancare tutto il resto, il culto deve raccogliere i fedeli intorno all’idea astratta di un nemico. È una reazione prevedibile, ma generalmente mal compresa dal pubblico, che la interpreta come disputa stilistica. Non si tratta affatto di questo. Si tratta invece di un proclama di guerra essenziale per la conservazione dell’integrità del culto… Un nemico fittizio serve da chiamata a raccolta: qualcuno su cui concentrare l’odio del culto. Si tratta qui di qualcosa di più di una battaglia per il territorio. In questo momento gli edifici tradizionali di Lèon Krier sembrano concentrare su di loro la collera dell’istituzione architettonica, benché molti dei suoi esponenti di spicco guadagnino abbondantemente dalla costruzione di commesse tradizionali (comunque furtivamente). Ma i giovani adepti sono stati resi fanatici. Sono la carne da cannone della professione.”
Triste, ma vero. I giovani architetti sono addestrati ad attaccare il nemico fittizio — in altre parole, tutti noi, che critichiamo un’architettura assurda e mostruosa. Sono eccitati perché queste critiche possono rovinare i loro blocchi giocattolo. I giovani architetti hanno avuto come promessa (dai loro professori) carta bianca. Loro possono utilizzare la città e gli esseri umani come loro campo da gioco. Naturalmente sono delusi se qualcuno dice che non si può giocare con le vite e la sensibilità degli esseri umani. Ma non la vedono così. Sinceramente credono d’avere la missione sacra dell’innovazione attraverso le forme strane ed aliene (non basta l’innovazione di forme più adatte all’uso e alla sensibilità umana).
 
Non è un gioco innocente. L’architettura contemporanea ha delle radici oscure, perfino nichiliste. Benché nessun architetto voglia ammettere questo segreto, un osservatore intelligente lo scopre se segue la storia del pensiero architettonico. Il programma di ingegneria sociale comprende una grande visione di società ristrutturata in un nuovo mondo utopico industriale. Un’applicazione della scienza per riformare l’imperfezione degli esseri umani è stata il sogno di ogni governo totalitario, sia di estrema destra sia di estrema sinistra. Solo un sistema statale paternalistico poteva riuscire nella ristrutturazione, nel momento in cui altri legami, più vecchi, sono stati tolti. Dai legami umani all’architettura tradizionale, alla società tradizionale, all’individuo, alla religione, al buon senso del “bello” estetico — tutta quest’eredità del passato è stata annientata. Prima di tutto, si deve negare la connessione sensoriale con l’ambiente, convincendo la gente che quello che fa schifo è “bello”, mentre quello che relaziona (cioè, il vecchio “bello”) è contro lo sviluppo e il progresso. Così si invertono le nostre reazioni sensoriali.
 
Come è stato possibile che la società abbia voltato faccia? Si può indottrinare tutta la gente (applicando le tecniche sviluppate dai governi totalitari dello stato di polizia), ma non si può cambiare il nostro sistema sensoriale. Quindi, molta gente d’oggi sostiene un’estetica nichilista, ma lo sforzo per riuscirvi li rende malati, perché agiscono contro i propri segnali sensoriali — contro la propria fisiologia. Non è sorprendente avere oggi una società di nevrotici. Più ci si addentra nel campo delle arti e l’architettura contemporanea, più si trova gente davvero nevrotica.
Devo non di meno difendere molti architetti con i quali non sono d’accordo ma nutro amicizia. Non fanno parte del culto. Sono gente gentile, progressisti, e fanno buona compagnia anche se uno parla dell’architettura. Seguono la loro intuizione per idealismo, innovazione, progettazione originale e libero pensiero. Esclusi dal meccanismo del potere, non riescono ad ottenere riconoscimenti, posti all’università e premi. Sono vittimizzati. Peccato che il dogmatismo non aiuti una feconda conciliazione con le nostre idee. INSIEME POSSIAMO DEFINIRE UNA NUOVA ARCHITETTURA ESILARANTE E UMANISTICA. In collaborazione amichevole, possiamo costruire un mondo nuovo inconcepibilmente piacevole.
 
Molti architetti contemporanei continuano, per motivi ideologici, ad appoggiare l’establishment, credendo che questo, invece, sia sincero nelle sue dichiarazioni di “liberazione” del passato classico. Niente affatto, non esiste una simmetria tra campi filosofici; abbiamo soltanto un movimento verso il potere, capace di tradire qualsiasi aderente all’ideologia. Abbiamo registrato il fenomeno dapprima nella politica (i comunisti sinceri che non sono membri del partito molte volte sono spediti in esilio o fucilati).
In tutta sincerità debbo dire che la maggior parte del lettori potrebbe restare confusa. Rimane non spiegato il concetto di relazione tra uomo e architettura, che io spiego bene nei miei libri. Altrimenti, sembra un argomento un po’ difficile da far accettare ad un pubblico ignaro della questione. Inoltre c’è il rischio che io venga considerato un mitomane che dà credito alla teoria dei complotti universali. Dobbiamo spiegare bene il bieco intendimento dell’architettura contemporanea. Per questa ragione torniamo alle due filosofie opposte.
 
In primo luogo, ci sono quelli che volevano togliere i nostri legami con la natura, superare la biologia dell’uomo, riformando così la società verso un futuro anti-tradizionale. Friedrich Nietzsche ha definito una filosofia di potere, anti-cristiana, seguita da Adolf Hitler, Martin Heidegger e Philip Johnson. Allo stesso tempo, Karl Marx si oppone ad ogni religione, seguito dalla scuola di Francoforte, con la sua “teoria critica”. Più vicini a noi, i filosofi francesi Jacques Derrida, Michel Foucault ed altri hanno spinto la “teoria critica” verso il nichilismo decostruttivista. Benché si annullino a vicenda, queste scuole filosofiche hanno un filo comune nella ristrutturazione dell’essere umano al di fuori della sua natura tradizionale, al di fuori della sua natura biologica.
 
In secondo luogo compare negli ultimi anni una filosofia dell’universo connessa alla biologia e alla struttura matematica. I campioni sono due scienziati: Edward O. Wilson e Christopher Alexander. Alexander è anche architetto. Promuovono una visione dell’universo come un’organizzazione dell’ordine fisico-matematico e quindi il contrario del disordine frammentato dei decostruttivisti. Tutti e due propongono l’essere umano come prodotto di una lunga evoluzione naturale e dunque una parte inseparabile delle forme biologiche. La società tradizionale, secondo loro, è un’estensione della biologia e non si può cambiare così artificialmente senza distruggere la maggior parte della natura. Rischiamo di uccidere il pianeta con l’applicazione arrogante de un’industrializzazione senza scrupoli. La gran sorpresa è stata che due scienziati hanno sviluppato una filosofia che appoggia la tradizione, incluso il ruolo delle religioni per salvare la vita sul pianeta.
 
Partendo da un esempio concreto, vedo adesso un catalogo dei corsi post-laurea della scuola ARCHITETTONICA di un’università molto celebre. La bibliografia è basata sui libri di Gilles Deleuze, Jacques Derrida, Michel Foucault, Félix Guattari, Martin Heidegger, “The Essential Frankfurt Reader”, ecc. Niente di Alexander né di Wilson, quasi niente sull’architettura!
 
Perché alcuni promuovono il nichilismo? Semplicemente, è una strategia per destabilizzare la società fondata sull’intelligenza razionale dell’individuo, prima di poter controllare la gente. È tutto un gioco di potere — la trasformazione della società in una massa omogenea di consumatori di immagini televisive e prodotti industriali. Una massa di gente che segue la moda definita per mezzo dei media. Non si possono vendere le stupidaggini alla gente che pensa individualmente, in pratica si deve indottrinarla per formare il mercato. Non si tratta qui di alcune figure estremiste che agiscono con scopo politico; le radici della politica nichilista degli anni ‘20 sono adesso adottate dalla classe dirigente pubblicitaria/industriale. Sono loro che vestono i completi più cari.
 
Uno può cercare nelle radici del modello di nichilismo architettonico un metodo per fare fuori la cultura ereditata. In questo senso, non è né teoria (non si spiega nessun fenomeno architettonico), né critica alle forme in modo analitico e costruttivo — diventa soltanto una tattica per prendere il potere. Prima si distrugge la base intuitiva della bellezza e il ruolo dell’uomo nella natura, poi si prende il controllo delle istituzioni come le università, poi si prova a controllare i mezzi di comunicazione di massa, poi si controlla l’industria dello spettacolo, poi si controlla la Chiesa, e finalmente, dopo aver catturato tutti gli elementi della società, si avrà il controllo dello stato politico. Qui abbiamo il metodo totalitario “sottile”, che evita una grande e sanguinaria rivoluzione; la presa di potere è più soave, ma non di meno efficace. Un colpo di stato per mezzo dei media e utilizzando il processo elettorale, completamente democratico!
 
La lotta per il potere non deve essere necessariamente legata con il nichilismo. Accade, però, che alcune figure di spicco nell’architettura sono pronte a distruggere ogni ordine esistente per arrivare all’apice della fama e ricchezza. Da solito, uno può assumere il potere, come fanno i politici non-rivoluzionari, trattando di preservare le qualità positive di quello che esiste già. Un uomo ambizioso con psicologia normale vuole avere successo nella società esistente per godere i beni e i piaceri che offre la società; sicuro che non vuole distruggerla. Soltanto qualcuno con ideali completamente astratti ignora l’ordine esistente. Agisce con un’arroganza pericolosa e distruttiva. Si tratta di una fisionomia psicopatica come ne abbiamo viste tristemente nella storia.
 
Questa spiegazione (benché un po’ scioccante ad alcuni lettori) spiega l’odio che i giovani addestrati hanno per gli architetti tradizionali oggi e per tutta l’architettura umanistica. Abbiamo visto questo fanatismo nei giovani estremisti formati in brigate paramilitari in ogni stato totalitario. Non è colpa loro — sono istruiti dai loro professori ad attaccare i legami della società tradizionale, con un fanatismo assoluto. Niente è sacro, soltanto l’idea del nichilismo visuale. È il loro idealismo; non potranno mai accettare che sia un ideale sbagliato, perché danno la loro vita per quest’idea. Per loro, il futuro della società utopica rimane in pericolo se esiste anche un solo pensatore che parla dell’architettura umanistica. Sterminare fa ancora parte del movimento della contemporaneità. Lo stato democratico stesso sta promuovendo il fanatismo perché commissiona edifici nuovi in stile nichilista. Anche la Chiesa sta commissionando edifici in questo stile, favorendo così la propria scomparsa eventuale. La Chiesa non vuole che la gente pensi che non sia “contemporanea” e così volta le spalle al patrimonio di cui è protettrice.
 
Il movimento nichilista ha molti membri intelligenti. Sono furbi ed esercitati nella propaganda. Loro parlano un po’ come noi, utilizzando le stesse parole. Si dicono di un’architettura “trascendentale”, un’espressione tettonica di bellezza rivelatrice attraverso l’“onestà” dei materiali, e così via. Mi dispiace, ma tutte queste parole sono delle bugie. I loro prodotti, questi spazi, queste superfici sono un’espressione di puro nichilismo. Tante belle parole offerte per confondere l’osservatore che si sente male con nausea in una Chiesa senza immagini, priva dell’arte figurativa e ornamentale, con pareti nude. Non parlo di una semplicità tettonica onesta, piuttosto si tratta qui di una negazione sensoriale usata con testardaggine. L’estetica del crematorio — dov’è Dio? Dove era Dio ad Auschwitz, il complesso modello urbanistico-architettonico, progettato da quel Fritz Ertl laureato del Bauhaus? L’abbiamo cacciato via. Dio non esiste nella geometria morta.
 
Qui facciamo domande proibite che non ci si permette di fare all’interno dell’università. I cittadini pagano molte tasse per sostenere le facoltà universitarie che stanno formando giovani fanatici. Ai congressi d’architettura si parla di nuovi edifici che esprimono la morte come se fossero miracoli. I loro organizzatori non lasciano voci dissidenti, hanno imparato bene dalle loro radici totalitarie. Gli organizzatori di questi congressi fanno attenzione a non invitare uno di noi, neanche un architetto innovatore fuori del sistema, soltanto seguaci del loro culto. Diventa una burla patetica perché oggi, è molto di moda parlare di temi scientifici nei congressi d’architettura, ma i membri del culto sanno poco di queste cose. Io e i miei amici abbiamo sviluppato le basi scientifiche dell’architettura, invece il culto ignora il nostro lavoro per appoggiare strettamente lo spettacolo di auto-compiacimento. (Al contrario, comunico in modo creativo con architetti veramente innovatori al di FUORI delle università in tutto il mondo e di tutti i gusti stilistici). Una conferenza d’architettura è oggi uno spettacolo per i media — attori selezionati per presentare il dogma approvato, con massimo impatto teatrale. Un nuovo tipo di adunata politica per celebrare la fede nichilista e rendere omaggio ai capi (“grandi architetti” stranieri, persone quasi mitiche).
 
La Chiesa paga per nuovi edifici con aspetto di crematori e i giornali scrivono della contemporaneità attraente di queste nuove Chiese. Forse l’architetto vince un premio (sempre con l’appoggio del culto). I giovani lo registrano come riprova della loro fede architettonica — dissipazione di qualsiasi dubbio intellettuale, il segno terrestre del “miracolo”. Così, assicurati del diritto assoluto, possono mettere in ridicolo, senza scrupoli, un autore che osa criticare l’architettura nichilista.
 
Nikos Salingaros, San Antonio, marzo 2007.

Bibliografia
Christopher Alexander, The Nature of Order, Books 1-4, Center for Environmental Structure, Berkeley, California, 2002-2005.
Nikos A. Salingaros, Principles of Urban Structure, Techne Press, Amsterdam, Holland, 2005.
Nikos A. Salingaros, A Theory of Architecture, Umbau-Verlag, Solingen, Germany, 2006.
Nikos A. Salingaros, Antiarchitettura e Demolizione, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze, 2007.
Edward O. Wilson, Biophilia, Harvard University Press, Cambridge, Massachusetts, 1984. Biofilia, Mondadori, Milano, 1985.
Edward O. Wilson, Consilience: The Unity of Knowledge, Alfred A. Knopf, New York, 1998. L’armonia meravigliosa: Dalla biologia alla religione, la nuova unità della conoscenza, Mondadori, Milano, 1999.
Edward O. Wilson, The Creation, W. W. Norton, New York, 2006.