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Il Covile - N.o 429 (15.2.2008) Firenze, referendum sulla tramvia

Firenze, referendum sulla tramvia


Domenica a Firenze si terrà un referendum sulla costruenda tramvia. L’esito cambierà un po’ il volto di una città sentita come propria da cittadini di tutto il mondo, perciò sono certo interesserà a molti il vivace dibattito che si è tenuto in questi giorni nella mail del Circolo dei liberi.
 

Pietro De Marco


In treno al Battistero


Una cieca ottusità paesana governa da anni la Città. Cieca e ostile, come solo un odio “provinciale” potrebbe essere, verso Firenze, verso il suo significato e la sua bellezza che da quel significato è inseparabile; ostilità che va persino oltre la costitutiva estraneità a Firenze della casta dei suoi governanti, denunciata da Franco Camarlinghi.
 
Non bastavano ad esprimerla l’incuria diffusa, la sporcizia in cui ci si imbatte ad ogni angolo, la sciatteria che contrassegna quasi ogni iniziativa pubblica, la mancanza di stile, travestita (nel migliore dei casi) di populismo, che ci umiliano. Non bastava l’infezione prodotta nel sacro spazio della Città da uno sregolato turismo, che indica tuttavia alla nostra indifferenza i valori persistenti di bellezza che, evidentemente, i nostri occhi non sanno più leggere; quel turismo che potrebbe trovare la sua regola se fosse oggetto, ad un tempo, del nostro riconoscimento.
 
Non bastava perché, certo, le omissioni sono frutto di passività, di inazione; sono dei vizi sotto gli occhi di tutti. Per mostrare di essere capace di azione, capace di virtù, il governo di Firenze impone ora alla città, al suo nucleo sacro (per fortuna, i caratteri della rete viaria del centro antico hanno frustrato il progetto del suo totale e ramificato attraversamento), finalmente un “bene”, perpetrato da anni.
 
Come si fossero detti: “Spezziamo in due la Città con un taglio largo e netto, con una massa meccanica in movimento costante”; un eversivo atto “futuristico” su grande scala, dunque, però inconsapevole, seriosamente inteso come ordinario, buono e sensato. Quindi incontrollabile nelle sue conseguenze pratiche e spirituali. Se infatti qualcuno avesse deliberato l’attraversamento del centro, da parte del treno urbano, in termini di Modernità eversiva, potremmo porre la discussione in termini dignitosi. In un celebre manifesto del 1946 un gruppo di artisti scriveva, neo-futuristicamente: “Le antiche immagini immobili non soddisfano più le esigenze dell’uomo nuovo, formato nella necessità dell’azione, nella convivenza con la meccanica, che gli impone un dinamismo costante. L’estetica del movimento organico rimpiazza l’estetica vuota delle forme fisse”. Ragioni e utopie invalidate dalla storia, anche da quella dell’arte; comunque qualcosa di pensato. In questa visione si potrebbe anche, anzi si dovrebbe, trasformare “genialmente” Santa Maria del Fiore nella Stazione Centro; il tenditoio di Isozaki potrebbe esserne la “porta moderna”.
 
Niente di trasgressivo, ovviamente, o forse qualche residuo modernistico inconsapevole, alimenta invece la pervicacia di una decisione che porta “lo schiaffo, il pugno” tra santa Maria Novella, il Battistero, e San Marco. Solo la proposta di un “bene”, che incanta qualcuno. Ma i contemporanei sono agguerriti; il recente Novecento ha conosciuto troppe, e drammatiche, “falsificazioni del bene” perché un’ennesima, minima (?), falsificazione ci inganni. Per questo anche non possiamo tacere della piccola (ma non troppo) trahison che ha indotto cólti responsabili della difesa del nostro patrimonio artistico e studiosi di autorità a chinare il capo di fronte ai padroni della città.
 
Ben oltre un secolo fa John Ruskin scriveva, col “crepacuore” per una città già in declino di senso:
“Il Battistero di Firenze è l’ultimo edificio eretto sulla terra dai discendenti degli artefici ai quali Dedalo fu maestro; e la Torre di Giotto è il più bello di quelli eretti sulla terra sotto l’ispirazione degli uomini che innalzarono il tabernacolo nelle solitudini del deserto. Di opere greche viventi esiste solo il Battistero di Firenze; mentre, delle opere cristiane viventi, nessuna è perfetta come la Torre di Giotto”.
L’altezza interpretativa, non importa quanto condivisibile oggi nei suoi particolari, permetteva a Ruskin di affermare la santità del luogo, di “quell’oasi unica sulla terra”, per la storia del mondo. Quest’oasi simbolicamente potente, che già la mutazione borghese postunitaria non poteva intendere, va riacquisita, assolutamente; certo, non con “gesti” di cui non si coglie la portata, con sfregi, “tagli”, di irrazionale modernità.
 
L’attraversamento del Centro non regge ad una analisi costi-benefici che sappia cos’è costo e cos’è beneficio per Firenze. Fino a quando tollereremo nel corpo della Città l’estraneità proterva delle nostre amministrazioni, e la nostra stessa indolenza e quasi assuefazione al peggio?
 

Vincenzo Bugliani


Caro Pietro,
ho letto il documento sulla tramvia. Mi dispiace che tu usi toni apocalittici e molto ideologici, mentre ti conosco pensatore logico e razionale. Te la prendi anche col futurismo e poi anche tu utilizzi un armamentario espressivo di tipo futuristico. Ti manderò a parte a te e agli amici un documento a sostegno della tramvia che ho scritto come presidente di un’associazione “Ecologia e Lavoro”, che abbiamo fondata pochi anni fa tra vecchi ambientalisti e il sindacato CISL.
 
Lasciamo perdere le mitologie e il classicismo greco (sono ideologie) di Ruskin: tutto stesso dici che non sai quanto siano condivisibili.
 
Attualmente passano dal Battistero e dal Duomo 17 linee di bus (per lo più a diesel) con 2303 passaggi al giorno, più tassì, autoambulanze (c’è un antichissimo ospedale in centro), polizie varie, Esercito, carriattrezzi e forse qualcos’altro ancora. Il centro storico è davvero tagliato in due. Con la tramvia la situazione migliorerà, perché l’area tra Santa Maria Novella e il Duomo verrà pedonalizzato. Oltre tutto il tram sarà silenzioso, produrrà assai meno vibrazioni, non sarà inquinante, con beneficio delle persone e dei monumenti. Purtroppo non ho visto mai manifestazioni e nemmeno proteste contro i bus e per la pedonalizzazione se non di ambientalisti, certo imbecilli e demagogici. Anche una parte dell’estrema sinistra è contro la tramvia.
 
A meno che tu non voglia che nessun mezzo pubblico e di massa arrivi in centro. Sarebbe la morte della città (già poco vitale): diventerebbe una città-museo. Il rischio c’è tutto.
 
Tu parli anche di “una cieca ottusità paesana” che “governa da anni la Città”. Non credo di condividere l’espressione che usi (“cieca ottusità paesana”, “estraneità proterva”), però anch’io sono preoccupato per la classe dirigente fiorentina, ma anche per quella nazionale. A quanto pare, per quella fiorentina, non ci sono alternative, nemmeno dall’altra parte. Prima, venne proposto dal centrodestra come sindaco Giorgio Morales, di cui sono amico da molti anni e che stimo molto. Mi ricordo però che sotto il suo governo precedente (ero in Consiglio comunale) era cominciata la vicenda della tramvia. Noi, Pucci e io, eravamo un po’ contrari (tanto i numeri c’erano lo stesso) perché non passava da San Giovanni di Dio nuovo (Torregalli) e non attraversava zone più popolose. Però, Morales se ne andò. Poi ci fu il caso del prof. Scaramuzzi. Lui dopo pochi mesi di dimise dal Consiglio comunale per dissensi politici col centrodestra. Poi ci fu il caso del sovrintendente, già di suo politicamente screditato (anni prima, promotore di una lista civica, non ebbe nemmeno l’1%); dopo pochissimi mesi passò addirittura ai Verdi. Ambientalista non era mai stato. Tutto questo perché il centrodestra vuole solo disturbare la maggioranza, raccattare la variegata di volta in volta opposizione, fare l’opposizione all’infinito e non costruire un’alternativa. Avrebbe potuto costruire un’alternativa, non certo facile (ma Firenze non è stata sempre rossa), invece di rincorrere personaggi importanti (però l’ultimo...), ma anche stanchi e puntare su proprie energie e farle crescere con una prospettiva. Potevano contare e puntare, per esempio, su Graziano Grazzini oppure sul Toccafondi. È vero che sono molto amico di Comunione e Liberazione, ma anche qualcun altro c’era. Perché non è mai successo? Si può essere contro la tramvia (è anche facile: tanto si farà lo stesso), ma bisogna prima porsi questa domanda. Per questo sono stato anche tra i fondatori del Circolo dei liberi: per questa strada spero di poter contribuire, anche se in piccola parte, a formare una nuova classe dirigente.
 

Andrea Borselli


Peccato che al tempo della scelta fra metropolitana e tranvia fummo così illuminati da schierarci tutti per la tramvia. Io continuo a credere che questa sia ancora la scelta giusta, non credo sia bene immaginare un attraversamento della città che escluda i mezzi pubblici da piazza del Duomo, l’alternativa sarebbe piazza San Marco.
Sono sempre convinto che vedere un attraversamento, di quelle strade, da un mezzo della tranvia per un periodo giornaliero che è, nei periodi di massimo affollamento, di circa il 5/6% del tempo totale. Tempo che è sicuramente meno invasivo di quello che avviene oggi con tutti i mezzi pubblici, sempre pieni di passeggeri. Per non parlare delle vibrazioni che si ripercuotono sui monumenti, poiché essendo il mezzo su rotaia si riducono notevolmente rispetto alle attuali.
Credo che per tutti sia sempre facile una volta condivisa una scelta fare finta che la responsabilità sia di altri.
 

Giovanna Balzanetti


Io dico che la tranvia nel centro storico non va fatta perché:
  1. è un sistema di trasporto troppo invasivo per un luogo urbano dalle dimensioni ancora medievali;
  2. se sarà efficiente passerà un convoglio ogni 4 minuti e provocherà mutamenti nelle caratteristiche commerciali e sociali delle vie con relative difficoltà di attraversamento;
  3. nella sezione ridotta delle strade che percorre sarà un ostacolo insormontabile e in caso di lavori ai sottoservizi o stradali il suo transito sarà sospeso;
  4. è giusto pensarla per la periferia ottocentesca e oltre, ma per il centro storico occorrono mezzi piccoli, agevoli e non inquinanti che possano mutare percorso in caso di necessità;
  5. non è giusto alterare il nostro bel centro ricorrendo alla tramvia (con spese assurde) solo per una cattiva gestione Ataf che si è protratta per anni. È questa ultima che va corretta o cambiata.
A coloro che credono nella modernità e nel progresso perché l’hanno vista in funzione in altre città europee, dico che sono molti più i danni dei vantaggi per Firenze. Il futuro non è la tramvia ma la conservazione e tutela della nostra città che non ha prezzo e che nel tempo acquisterà sempre più valore.
 

Stefano Borselli


Per la verità, in tutti questi anni, non mi ero soffermato sulla questione tramvia per una serie di motivi, tra i quali l’avversione per la pratica della dissoluzione sociale via comitati e comitatini, e la convinzione, che mantengo, che per trattare le cose ci vuole un minimo di competenza e in questa materia non ne ho. Perché allora, dopo l’assemblea della settimana scorsa in Regione, con Franco Camarlinghi l’Architetto Manetti ed altri, ho deciso di schierarmi apertamente per il no all’attraversamento del centro? Perché finalmente ho “visto”. Cosa? Non sono bravo a disegnare, perciò dovrete immaginare anche voi. Ma andiamo con ordine.
 
Ho in mente Rob Krier che illustrava come e perché la linea dei tetti di una strada deve essere discontinua. Ogni edificio deve avere un’altezza leggermente diversa dagli altri: se guardate le strade di Firenze, anche quelle ottocentesche, vi rendete conti che i costruttori, prima di dimenticarlo, questo l’hanno saputo per millenni. Viceversa, spiegava Krier, se fate gli edifici tutti della stessa altezza, viene fuori quella uniform skyline che dà un senso di antinaturale, di antiumano, di desolazione. È ciò che provo sempre alla fermata dell’autobus vicino piazza Dalmazia quando passano di fronte a me gli inutili torpedoni della linea 28.
 
Helmond (NL)
Helmond (NL) - Un nuovo villaggio progettato da Rob Krier

I treni tramviari che circoleranno in centro saranno lunghi 32 metri, siccome dovranno muoversi, lì, a non più di 5/10 Km orari, per scorrere davanti agli occhi ci impiegheranno dagli 11,5 ai 23 secondi (ma la permanenza nel campo visivo sarà ovviamente più lunga). Dopo tre quattro minuti ne arriverà un altro. Immaginatevi sull’angolo iniziale di via Martelli, di fronte al Duomo. Non è la stessa cosa della attuale disordinata carovana permanente fatta di autobus tre volte più piccoli, motorini, taxi, biciclette ecc che producono inquinamento e rumore, ma non una skyline nichilista.
 
Ho pensato anche alla separazione che ne verrà tra S. Lorenzo e S. Croce: per i pedoni e le biciclette i passaggi saranno come i ponti sull’Arno.
 
Il problema vero è che queste mie osservazioni ai tecnici, architetti ecc. che oggi si trovano ad intervenire su Firenze non direbbero niente. Tanti anni di “formazione” hanno trasformato le imposture intellettuali novecentesche in “sensibilità”. Come sarebbe altrimenti possibile l’apprezzamento per lo “stenditoio”, come lo chiama De Marco, di Isozaki?
 
Ci vuole una moratoria anche per la bellezza.
 
P.S. Chi avesse voglia dia un’occhiata al famoso dibattito del 1982 tra Christopher Alexander e Peter Eisenman.
 

Pietro De Marco

Ragionare su tramvie e città storiche


Bene. Ragioniamo. Con una Mappa delle linee ATAF aperta davanti. Sappiamo che la linea 2 dovrà percorrere a doppio binario il tratto S.Maria Novella-Duomo-San Marco, imboccare a binario unico via Lamarmora, e dopo aver tracciato un ampio cerchio in piazza della Libertà, rientrare per via Cavour ritrovando a San Marco il binario doppio. Sappiamo anche quanto sconvolgimento di traffico questo laccio comporterà fuori il perimetro dei Viali (nell’area tra viale don Minzoni e via dello Statuto). Ma concentriamoci sui fatti all’interno del perimentro, alll’interno del Centro.
 
Quel percorso, che chiamerò la tratta-Centro della linea 2, coprirà obiettivamente solo una quota della rete di attraversamenti ATAF che attualmente interessa il Centro storico. Non servirà gli utenti delle linee 14, 23 (71 B), ovvero la importante diramazione di Piazza Duomo, né quelli delle linee 6, 31, 32, ovvero la diramazione, non meno importante, in piazza San Marco. Non si inserirà in San Marco, inoltre, il fascio di bus che attualmente vi giungono da Piazza Indipendenza (proseguiranno, si suppone, lungo i Viali esterni).
 
Si suppone, consuntivamente, che tutte le linee ATAF che attualmente convergono in San Marco e, prevalentemente, prendono via Lamarmora per procedere poi ad Est (verso piazza Beccaria e San Niccolò e Oltrarno) o a Nord/Nordest (verso le Cure o Campo di Marte o Rovezzano-Settignano ecc.) dell’area urbana, faranno capolinea o fermate, nel “plesso” piazza della Libertà, Viali (Lavagnini-Matteotti) e strade finitime, Viale don Minzoni ecc. Consideriamo anche i percorsi inversi, da o attraverso l’ipotetico plesso Libertà-Viali, verso il Centro: dove situare percorsi e fermate dei servizi per le zone dell’area urbana ed estraurbana Ovest e Nord-ovest, non coperte dal tracciato delle linee 2 (e 3)? Sempre nel perimetro dei Viali.
 
Quanto al traffico automobilistico autorizzato che attualmente accede al Centro storico, è evidente che solo una parte ridotta dei bisogni che oggi lo giustificano risulterà soddisfatto da un tracciato quale quello della tratta-Centro della tramvia, tanto invasivo quanto relativamente fuori asse rispetto al Centro stesso. Che è l’argomento, spesso usato, della rigidità del progetto.
 
Insomma, risulta che quella che chiamo la tratta-Centro della tramvia, a) avrà la (stravagante) funzione di collegare l’area Santa Maria Novella con un’area (o plesso) di capolinea ATAF per Nord, Nord-est e sud-Est, b) non sarà idonea a surrogare (se non, si calcola, per un 10-15%, e a condizione d’essere efficiente e veloce) il traffico privato.
 
A questo scenario deludente la Giunta comunale contrappone, quanto al traffico privato, la soluzione di una pedonalizzazione integrale, salvo la tramvia e, naturalmente, i servizi di emergenza (ambulanze, forze dell’ordine); e suppongo i portatori di handicap e i rifornimenti agli esercizi commerciali, e numerosi altri fronti di bisogni. Non è, poi, chiaro se e come sia venuta progettando la nuova mappa delle linee ATAF.
 
Due livelli di obiezioni.
  1. sappiamo tutti che la tramvia, rigorosamente transennata (perché i convogli tramviari, necessariamente frequenti e veloci, o altrimenti del tutto inutili, saranno un costante pericolo per il pedone), ostacolerà il traffico pedonale e ancora più gravemente quello automobilistico d’emergenza o di servizio ordinario.
  2. La tratta-Centro porterà al Duomo (piuttosto che a Santa Maria Novella) o fino a Piazza della Libertà, persone dall’Ovest e Nord-ovest dell’area urbana, obbligando tutti coloro che non scendono in Centro ma intendono proseguire verso Nord e Nord-Est/Est, e oltre, a (raggiungere) delle coincidenze. In sostanza, la tratta-Centro soddisferà solo quella quota di utenti della linea 2 che intendono fermarsi al Duomo (e dintorni). Gli altri utenti dovranno attraversare il Centro solo per cercare altri servizi pubblici all’esterno dei Viali.

Da tale pacata osservazione o simulazione di uno scenario plausibile, per tanti aspetti obbligato, risalta a mio parere la dispendiosissima superfluità della tratta-Centro della tramvia.
Infatti, o saremo in regime misto (tramvia più bus più traffico privato), o saremo in regime di pedonalizzazione integrale. Nel primo caso la tramvia porterebbe sono ostacolo e disagio al movimento. Nel secondo, ovvero nel desiderabile quadro di una pedonalizzazione integrale:
  1. per quanti desiderano portarsi nel (piccolo, ricordiamoci) centro storico, non vi è differenza tra scendere a Santa Maria Novella o al Duomo; o meglio: non vi è differenza che valga i costi e i rischi della tramvia;
  2. per quanti desiderano proseguire verso Nord e Est, ovvero per il flusso più corposo, la soluzione razionale – dato il sistema tramvia – sembra essere quella di un tracciato che non entri in Centro ma prosegua dal nodo Santa Maria Novella per i viali di circonvallazione, fino e oltre Piazza della Libertà stessa. L’anello esterno, prolungato magari fino a Beccaria, anzi oltre l’Arno, avrebbe anche il vantaggio di favorire comodamente l’ingresso (pedonale) al Centro, inclusa la grande area di Santa Croce, da accessi numerosi e differenziati.

Una ragionevole conclusione è, dunque, a) che la promessa pedonalizzazione totale (con le inevitabili eccezioni) dovrà essere effettivamente realizzata, senza l’inutile, dispendioso e culturalmente improvvido, innesto della tratta-Centro, e b) che si dovrà provvedere a ridisegnare l’integrazione tra sistema-tramvia e servizi pubblici (su gomma) totalmente all’esterno del perimetro del centro storico.