Il Covile | Indice Newsletter (2001-2009)

Il Covile - N.o 435 (26.2.2008) Il sessantotto di Giannozzo Pucci

Questo numero


Su maschile-femminile oggi trovate una riflessione di Marcello Galeotti, dopodiché ritorniamo, come accennato nel n° 432, sul tema del quarantennale: l’intervento controcorrente di Giannozzo Pucci ne fa emergere un lato forse minoritario e perdente, ma non per questo meno storicamente reale.
 

Femminile plurale (di Marcello Galeotti)


Gli articoli così interessanti di Ermini e Bertacchini mi suggeriscono un commento (per quanto io non possa vantare nessuna competenza filosofica o antropologica).
 
Dunque a me pare che il mito e la letteratura, ben più della sociologia, ci rappresentino il maschile ed il femminile come dei “plurali”, molto più che dei “singolari” (le norme sociali, infatti, derivano da decisioni, cioè opzioni: ciò che ne resta fuori continua ad alimentare l’immaginazione, pertanto il mito e la letteratura). Forse, anziché cercare un nucleo identificativo sottostante, potrebbe essere più fecondo assumere la pluralità stessa come identità.
 
Nel mito greco, ad esempio, tre dee — Era, Afrodite ed Atena — si sottopongono al giudizio di Paride. Ecco che un giovane uomo, come ciascuno di noi è (ahimè) stato, si trova a scegliere tra tre configurazioni del femminile: la dea della riproduzione e della famiglia, quella della seduzione e della passione amorosa (che, mi si concederà, è un’altra cosa), ed infine la dea dell’intelligenza e della guerra (anch’essa, tuttavia, femminile!). Per non parlare di una quarta, Artemide, che (autentica proto-femminista?) rifiuta ogni rapporto con il maschile, che non sia “fraterno”.
 
E naturalmente altre figure (o archetipi) femminili fanno parte della nostra eredità culturale. Penso alla Sapienza della Bibbia, che il cristianesimo ha congiunto con l’immagine, già presente in Oriente (Iside), della vergine madre. Ed a come questa duplicità, o triplicità, si sia ripresentata nelle grandi mistiche del Medio Evo. Ricordo, in particolare, un passo straordinario di Santa Brigida, in cui racconta come lei abbia aiutato il figlio a morire, così come lo aveva aiutato a nascere: a passare attraverso una “porta stretta”. Sofia, madre e psicopompa. Attraverso un simbolismo ardito ed un’esperienza concreta…
 
E che dire, infine, del Paradiso, o della sua attesa, in cui non ci sarà più “né maschio né femmina”?
 
Marcello Galeotti

Il movimento ecologista è il ‘68 che continua (di Giannozzo Pucci)


Fonte: Liberal, 14 febbraio 2008

Ho seguito su Liberal il dibattito sul ‘68, ma non vi ho trovato la tensione principale di quel periodo, solo la critica ai suoi caratteri più apparenti e deformanti.
 
Il ‘68 è cominciato nel ‘64 a Berkeley (USA), come ribellione contro il burocratismo scientifico della società moderna. La lettura de La rivolta di Berkeley di Hal Draper mi spinse a studiare Il Mondo Nuovo di Huxley come il libro dell’ideologia finale della modernità. Non è obbligatoria l’esperienza del male per imparare le virtù, ma il Mondo Nuovo ha avuto in me un effetto simile, infatti mi fece decidere di evitare la droga sempre. Nel libro è lo stato a distribuire la droga e la polizia, invece dei manganelli usa irroratori di droga per sedare le rivolte. Inoltre la nascita naturale è sostituita con quella industriale in provetta.
 
In realtà al fondo cercavamo una risposta alla domanda “che senso dare alla propria vita?” visto che l’esistenza proposta dalla società del benessere era senza cielo, solo numeri e oggetti.
Non ne eravamo consapevoli, ma la nostra ribellione non riguardava la civiltà occidentale bensì le ideologie ottocentesche che l’avevano fatta a pezzi demonizzando il passato e costruendo una società industriale sul mito del progresso, che considerava tutti gli altri, compresi i nostri trisnonni, dei trogloditi. Che il ‘68 sia stato principalmente una ricerca di significati lo conferma Glucksmann quando nota che il movimento non ha preso d’assalto i ministeri o i parlamenti. Cercava un fine al di là del potere. Ecco perché, dopo la breve stagione nelle università, sono cominciati i grandi viaggi: l’India, lo yoga, le comuni, il ritorno alla terra, l’agricoltura biologica, l’agopuntura, la medicina naturale, il parto in casa, la meditazione, la religiosità ecc.
 
Una buona definizione del ‘68 è stata raccolta da Christian Signol nel libro Maria delle pecore.
“Quella gioventù voleva altro dalla corsa al denaro, al possesso, alla ricchezza. Voleva vivere una vita vera, diversa da quella che fa passare il superfluo per essenziale e contraddice la nostra profonda natura. Non era questa povera gioventù a parlare, era il sangue che scorre nelle sue vene, quello dei suoi avi, abituati al ritmo del sole, in sintonia col vivente… Con il suo istinto sicuro e gli eccessi della sua bella energia, la nostra gioventù aveva compreso che le dighe di un certo modo di vivere erano sul punto di cedere. Infatti i flutti del modernismo hanno spazzato via tutto in pochi anni”.
Come dice Alberoni, il marxismo cominciò subito a divorare politicamente “la voglia di libertà di quei ragazzi, ideologizzandone le pulsioni” e spengendole nei galatei della sinistra. Diventò obbligatorio confrontarsi col marxismo. Mi chiesi come faceva ad essere rivoluzionaria una classe che usava la stessa agricoltura, la stessa medicina, lo stesso progresso del mondo borghese. Nel 1969 all’università proposi di inserire l’agricoltura biologica nei piani territoriali. Il rappresentante del PCI liquidò l’idea dicendo che nel 2000 l’agricoltura sarebbe stata idroponica con grandi fabbriche/serre dove gli operai avrebbero prodotto il cibo per tutti... il sogno del Mondo Nuovo.
 
Ma la rappresentazione di sinistra del ‘68 non fu la sola divoratrice di libertà. Ve ne furono altre come:
1) la televisione, che avvicinava i lontani, allontanava i vicini, promuoveva la soddisfazione del maggior numero di desideri individuali, diffondendo comportamenti sessuali trasgressivi come nuove libertà;
2) il consumo di massa della musica, bella quanto si vuole, ma vissuta come scorciatoia verso il cambiamento di vita a cui aspiravamo ci ha insegnato il consumo di evasione;
3) la vecchia politica che ci faceva sentire i liquidatori del mondo passato ripetendo i riti delle rivoluzioni sette e ottocentesche, compresa “la nerboruta retorica della violenza” e la presunzione che nella contestazione c’era solo bene.
 
Il vero anticipatore delle tensioni migliori del ‘68 è stato il Mahatma Gandhi, l’unico ad avviare una rivoluzione sul recupero delle radici vitali del passato, della spiritualità, dell’esercizio delle virtù, della parsimonia e contenimento dei desideri, come fondamenti dell’autonomia economica e politica di un popolo. Gandhi vedeva nei piccoli contadini e artigiani i garanti della libertà di tutti. A differenza della postmodernità, secondo cui non esiste nulla di vero, Gandhi aveva fondato l’alternativa sulla forza della verità o satyagraha, cioè lo stare senza violenza dalla parte della verità disposti a farsi ammazzare per testimoniarla.
 
Dopo il ‘68 è cominciata la sostituzione della natura con la tecnologia che trasforma in oggetto perfino l’intimità seminale delle piante, degli animali e delle persone. Mentre il movimento è passato si è nascosto: scompare e riappare ogni volta con dei no che contengono dei sì. No al nucleare per dire sì allo sviluppo locale di energie rinnovabili. No alle manipolazioni genetiche per dire sì a far ripartire l’evoluzione delle piante coltivate arrestata dalle agroindustrie. No all’agricoltura chimica per dire sì all’agricoltura naturale. No allo sviluppo per dire sì alla decrescita felice verso un’economia stabile, non inquinante.
 
Certo moltissimi si sono persi nella droga, che è l’oggetto finale del consumo suicida e la società occidentale, tutta orientata al denaro, è caduta nel mito del re Mida. Viviamo tutti di denaro, ma sempre meno riusciamo a mangiare cibi naturali della nostra terra.
Ma la ricerca di radici iniziata nel sessantotto continua e l’avvicinarsi dei limiti naturali, con la fine del petrolio, contribuisce a renderla anche socialmente sempre più importante.
 
Giannozzo Pucci