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Il Covile - N.o 442 (29.3.2008) Novità su Epimeteo: Bernard Stiegler ci apre una nuova pista

Novità su Epimeteo: Bernard Stiegler ci apre una nuova pista


Di recente ho scoperto che anche Bernard Stiegler si è interessato alla figura di Epimeteo. Il filosofo francese, classe 1952, direttore del dipartimento per lo sviluppo culturale al Centre Pompidou, ha infatti pubblicato nel 1994 La faute d’Epiméthée, il primo di una serie di tre volumi intitolata La technique et le temps. Messo al corrente della nostra inchiesta, Stiegler ci ha suggerito di controllare anche l’opera dell’artista tedesco Joseph Beuys. Infatti Beuys (1921-1986), antroposofo, uno dei maggiori esponenti della cosiddetta arte contemporanea, nonché, causa la sua sensibilità ecologista, tra i padri del movimento dei Grünen tedeschi, così scriveva:
“Wir haben heute die Kultur des Epimetheus, des Bewahrers, der die Hirten und die Natur bewahrt, der die Sinnzusammenhänge der Kultur aufrecht erhält. / Abbiamo oggi la civiltà di Epimeteo, di colui che custodisce i pastori e la natura, e che rettamente conserva le connessioni di senso della civiltà.”
Si è dunque aperta un’altra pista. Cercando in rete abbiamo trovato che Rudolf Steiner, il fondatore dell’antroposofia, si occupò dei nostri fratelli titani almeno in una conferenza su la Pandora di Goethe (si tratta del primo atto di un dramma concepito nel 1807 e rimasto incompiuto), tenuta a Berlino intorno al 1910. Quindi abbiamo cercato su Goethe e la sua Pandora, e lì è stato trovato abbastanza. Tra l’altro, si parva lecit, ho forse scoperto le ragioni del mio stesso interesse per la figura di Epimeteo.
Più sotto vedete: a) come nella cultura tedesca sia stato Goethe ad introdurre l'esperienza del ravvedimento del prometide, esperienza ripresa, sulla sua pelle, più di un secolo dopo da Schmitt; b) come l’opera di Goethe contenga una lettura del mito di Pandora/Prometeo/Epimeteo già molto vicina a quella di Illich di La convivialità. I grassetti sono miei.
Dimenticavo, c’è anche una piccola questione teologica che qualcuno dovrà prima o poi approfondire: sembra che alcuni Padri della Chiesa vedessero in Prometeo una figura del Cristo (il “martirio” di Prometeo…), ma a quanto pare Weiss, Schmitt e Illich la pensavano diversamente.
 
S.B.
 

Conversioni di prometidi


Johann Wolfgang von Goethe


Da: La “Pandora” di Goethe, di Dora Burich Valenti, Edizioni di Storia e letteratura, Roma, 1951, p. 87

Dalla natura stessa della poesia della Pandora si possono trarre alcune conclusioni sulla concezione generale dell’opera.
Protagonista del frammento della Pandora è evidentemente Epimeteo. Pandora non compare mai sulla scena, ma vi è presente soltanto in quanto continua a vivere nello spirito di Epimeteo e a formarne la felicità e insieme l’infelicità. Da una scena all’altra, anzi da un canto all’altro, Epimeteo non fa che illuminare la figura di Pandora e, indirettamente, se stesso. Egli è ormai soltanto di nome il «tardi accorto» del mito greco, spesso dimentica di essere l’idealista assetato di bellezza, per rimanere soltanto l’uomo cui è stata imposta una rinunzia. Ma non si è chiuso in un mondo di tristezza, anzi il culto per Pandora lo ha elevato e raffinato. Questo culto è diventato la sua ragione di essere, pur tra nostalgie e rievocazioni tormentose. Epimeteo si fa così il poeta di Pandora. Il suo tono è fondamentalmente elegiaco. Ora, Epimeteo è la figura attraverso alla quale si esprime il Goethe quasi sessantenne, dopo un periodo di lunga crisi risoltosi coll’accettazione di limiti precisi e di rinunzie eroiche. Come si era sentito titano in gioventù volgendosi a Prometeo, così si sente titano alle soglie della vecchiaia volgendosi a Epimeteo. Ad un Epimeteo creato da lui, per suoi fini, modificando il mito.
 
Dora Burich Valenti
 

Carl Schmitt


Da: Ex Captivitate salus, Adelphi, 1987, p.51-55

In uno scritto dei miei ancor verdi anni (1916) [si tratta di Aurora boreale. Tre studi sugli elementi, lo spirito e l’attualità dell’opera di Theodor Däubler, in realtà del 1912, scritta da un ventiquattrenne Schmitt infatuato di Daübler] ne avevo dato un’interpretazione cristiana, e Daübler, nella sua sconfinata generosità, l’aveva accolta senza contraddirla. Oggi so che l’aurora boreale riluce nel pallido chiarore di una gnosi dell’umanità. È il segnale meteorologico di un’umanità che salva se stessa, un irradiamento autoctono che i prometidi della terra inviano nel cosmo. [...] Ma se mia figlia volesse sapere alcunché dell’arcanum nel fato di suo padre e mi domandasse parole che tocchino il nucleo più segreto della mia vita, non le potrei citare alcun verso di Daübler. Non le posso [più] rispondere al modo di un prometide, ma solo come un Epimeteo cristiano.
 
Carl Schmitt
 

L’opposizione Prometeo-Epimeto nella Pandora di Goethe (di Dora Burich Valenti)


Da: La “Pandora” di Goethe, Edizioni di Storia e letteratura, Roma, 1951, pp.35-37

Prometeo e Epimeteo costituiscono quello che si usa chiamare una «Doppelfigur», cioè due personaggi in contrasto e in opposizione che però finiscono per completarsi: Tasso e Antonio o Goetz e Weislingen, per non citare altre coppie goethiane del genere. Prometeo è concepito generalmente come rappresentante della vita attiva, l’homo faber, il realista o addirittura l’utilitario. Da un etimo che risale a Esiodo (ma che i grecisti oggi non accettano più) è l’uomo provvido, prudente, che pensa prima. Nella Pandora il Titano ha conservato pochi tratti prometeici, è insensibile alla bellezza, è teso soltanto verso il progresso materiale, non sfida gli dei, lusinga chi è disposto a seguirlo, come se presentisse di non poter più resistere di fronte agli dei. Non si darà per vinto neanche dopo il ritorno di Pandora, per quanto si senta ormai mancare il terreno sotto i piedi. Ha un senso di giustizia e (almeno di fronte al figlio) condanna ogni violenza. Un’ombra di rassegnazione è caduta anche su di lui. Epimeteo rappresenta la vita contemplativa, è l’homo amans, l’idealista, teso verso l’armonia. Nelle costruzioni del suo regno predomina un senso di simmetria, dovuto all’intervento di Pandora, da lui accettata con entusiasmo. Egli ha, appunto così, assunto la parte di promotore dell’incivilimento umano, togliendola a Prometeo. È quasi un titano alla rovescia, ha cioè affrontato il suo dolore con rassegnazione, rinunziando a tutto, meno che a sperare (nel ritorno di Pandora), in una continua ascesi spirituale. Egli vive nel culto di Pandora e attende la dea perché sa che da solo non potrebbe compiere la sua opera. Nulla è per lui nettamente separato, neanche il giorno e la notte. Appunto per questo egli non potrebbe mai tenere un di scorso così energico come quello che tiene Prometeo ai fabbri, quasi un generale ai suoi soldati. […]
Ma i due titani possono benissimo essere anche i simboli di due momenti della storia universale. C’è un passo della Farbenlehre di Goethe (Ausgabe letzter Hand 53, 76) che lo Scherer [W.Scherer, Aufsätze über Goethe (2ªed., Berlin 1886), p. 269] cita molto a proposito, perché non si può fare a meno di vedere, in uno dei due momenti, la natura di Epimeteo e, nell’altro, quella di Prometeo.
«Ci sono due momenti della storia universale che ora si succedono e ora si presentano nello stesso tempo negli individui e nei popoli, in parte singolarmente distinti e in parte intersecati. Nel primo i singoli individui si sviluppano liberamente l’uno accanto all’altro; è l’epoca del divenire, della pace, dell’aumentarsi, delle arti, delle scienze, della serenità, dell’intelletto. Ogni cosa agisce verso l’interno e tende nei tempi migliori verso un’edificazione felice, familiare; però questo periodo finisce per dissolversi nella faziosità e nell’anarchia. La seconda è l’epoca del trarre profitto, del fare la guerra, del distruggere, della tecnica, del sapere, della ragione. Gli effetti vanno verso l’esterno; nel suo significato più bello e più alto tale periodo a certe condizioni assicura durata e godimento. È facile però che tale stato degeneri in egoismo e tirannia; ma non si creda affatto che il tiranno debba essere una sola persona; c’è una tirannia di intere masse che è assai violenta e travolgente».
Non si può dire che Goethe in questo passo non faccia pensare alla sua Pandora. Ad un certo punto Prometeo esalta la faziosità della sua gente e non nasconde le sue velleità di tiranno: sta appunto degenerando.
 
Dora Burich Valenti